Tempio Voltiano, altri tuffi e polemiche. Ma su Google è indicata come la “spiaggia di Como”

L’allarme Dalla Pallanuoto alla Uil: «Controlli e boe». Lite in Fratelli d’Italia. Nelle mappe online l’area definita “beach”. Falanga: «Bisogna dragare»

Su Google dietro al Tempio Voltiano c’è “Como beach”. Sulla mappa satellitare del motore di ricerca più utilizzato al mondo la lingua di sabbia accanto al monumento, dove lunedì è affogato un giovane d’origine egiziana, è segnalata come spiaggia (“Como beach”, appunto). Solo che in questa zona vige il divieto di balneazione. Per la scarsa qualità dell’acqua, senza dimenticare il pericolo di annegare. Anche nella versione francese di Maps la lingua di sabbia è indicata come “plage”. Qualcuno degli utenti, giustamente, avverte online del pericolo e del divieto di balneazione.

Dibattito acceso

Intanto, all’indomani dell’ultima tragedia (a perdere la vita Yassa Agaiby Kamel, 19 anni) si rincorrono le proposte per istituire un presidio fisso con dei bagnini. Detto che a causa dell’inquinamento dell’acqua per ora fare il bagno è comunque vietato. Lo suggerisce la Pallanuoto Como sui social, così come tra gli altri la Uil del Lario. «Bisognerebbe organizzare un “lago sicuro” – dice Massimo Coppia, segretario della funzione pubblica del sindacato comasco - strutturando le spiagge con il servizio di salvataggio per i bagnanti. Mettendo le boe di segnalazione sulla profondità delle acque. Insomma serve più controllo». Il Comune e la Prefettura però dicono di aver già fatto tutto il possibile. C’è comunque chi ha soluzioni più drastiche.

«Prima dell’ultima avevo presentato un’interrogazione in consiglio comunale – dice Alessandro Falanga, capogruppo della minoranza Noi con L’Italia – per dragare la sabbia che ha formato la spiaggetta dietro al Tempio. I detriti portati dal Cosia evidenziati dalla siccità sono un invito per i turisti a fare il bagno. E’ pericoloso e inoltre l’acqua è inquinata. Occorre tutelare la popolazione soprattutto straniera, meno informata e meno avvezza a stare in acqua. La giunta in aula non mi ha dato una risposta del tutto negativa. Servono però tempo e soldi per portare via una mole importante di materiale».

Botta e risposta

Nel frattempo sui social è andato in scena uno scontro tra il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Stefano Molinari e l’ex consigliere regionale Francesco Dotti. Quest’ultimo ha stroncato la proposta di mettere un bagnino, ma tra i due sono anche volate parole non tenere.

Ieri il sindaco Alessandro Rapinese, dopo i due ragazzi morti in pochi giorni, ha dichiarato di essere «in stretto contatto con la prefettura». E ha aggiunto: « Stiamo lavorando come un sol uomo».

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