Sub annegata a Villa Geno. Arriva la condanna, 10 anni dopo

In Cassazione Il compagno di immersioni colpevole di non averla aiutata. Dovrà risarcire la famiglia

Era il 29 settembre 2013 quando una domenica di divertimento con una immersione nel lago, alla punta di Villa Geno, si trasformò in tragedia. Paola Nardini, sub di 35 anni, morì annegata davanti agli occhi dei due compagni Daniele Gandola e Walter Sordelli. Da quella tragedia, seguirono anni di battaglie, udienze, sentenze, ricorsi e carte passate da un tribunale all’altro più volte. La parola finale è avvenuta la scorsa settimana a 10 anni esatti dalla tragedia.

La Corte di Cassazione ha infatti definitivamente respinto il ricorso dei legali di Daniele Gandola. Quest’ultimo era stato condannato in Appello (dopo che il fascicolo era stato rimandato indietro una prima volta dalla Cassazione) al pagamento dei danni in quanto ritenuto responsabile civilmente per quanto avvenuto. Il ricorso degli avvocati Pietro Mario Vimercati e Stefano Fagetti è stato rigettato, chiudendo per sempre la vicenda giudiziaria.

Nelle motivazioni dell’Appello si parlava espressamente «di responsabilità omissiva e commissiva» da parte di Gandola, che non passò alla compagna in difficoltà «il proprio erogatore», che «andò a chiamare Walter Sordelli (compagno di immersione assolto da tutte le accuse, ndr)» al posto di intervenire subito dopo aver appreso le difficoltà della donna e che dunque per questo motivo ritardò le manovre per tentare di riportare a galla la vittima, seppur in un quadro di pericolo estremo e di alta drammaticità.

Nell’udienza di Roma non è mancato un ultimo colpo di scena, poi ininfluente, con la pubblica accusa che ha chiesto l’accoglimento del ricorso della difesa. I giudici hanno però deciso in altro modo. «Le sentenze della Cassazione si rispettano, anche se non si condividono – hanno commentato gli avvocati Fagetti e Vimercati – Così come del resto non l’ha condivisa addirittura il Sostituto Procuratore Generale che aveva chiesto l’accoglimento del nostro ricorso».

«Dopo dieci anni, questa tragica vicenda giunge definitivamente a conclusione con un dato certo: la morte di Paola Nardini è stata determinata dalla condotta colposa di Daniele Gandola – ha invece replicato l’avvocato Edoardo Pacia, che ha assistito i parenti della vittima – L’accertamento è stato complesso, passato attraverso cinque processi, ma la caratteristica del nostro sistema processuale permette di affermare che questa conclusione è certa e tale da superare ogni ragionevole dubbio». «Indubbiamente i tempi per giungere a questo accertamento sono stati lunghi e tali da determinare la prescrizione del reato – conclude Pacia – Tuttavia ai genitori e alle sorelle di Paola ciò che importava, più che l’attribuzione di una sanzione penale, era la corretta ricostruzione della verità. Questa sentenza non restituirà loro Paola, ma renderà serenità sull’esatta individuazione delle colpe».

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