Tavolini e dehors, è già caos. Bollettini di pagamento ai bar: anche più di 10mila euro in una sola rata (ed entro 10 giorni)

In città Ica, la concessionaria per la riscossione, invia i bollettini di pagamento per l’occupazione di suolo pubblico. In molti protestano: «Potete pagare anche a febbraio senza penali»

Como

Inizia tra scontento, proteste e richieste urgenti di incontro la nuova era per i tavolini e i dehors nelle strade e nelle piazze di Como. Ica in questi giorni sta infatti inviando agli esercenti comaschi il bollettino di pagamento, con un paio di sorprese inattese. La prima: i bollettini sono arrivati dopo il 20 gennaio con scadenza del pagamento entro il 31 dello stesso mese. La seconda: non è più possibile rateizzare i costi, si paga tutto in un’unica soluzione. Tradotto: nel giro di meno di due settimane molti titolari di bar e ristoranti si sono ritrovati con conti anche superiori ai 10mila euro da pagare. Il tutto a fronte di un nuovo regolamento che parla chiaro sui rischi di eventuali ritardi: decadenza della concessione (scatta anche per un singolo pagamento “ritardato, irregolare o omesso” accertato), maggiorazioni e sanzioni sul canone (fino a 1% al giorno entro 14 giorni; 15% tra 15 e 60 giorni; 20% se contestato d’ufficio) senza contare che se decadi non puoi ottenere nuova concessione per 48 mesi.

«In effetti - dichiara Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio Como - molti esercenti ci hanno contattati per chiedere il nostro intervento. Abbiamo già formalizzato un’istanza per incontrare il sindaco Alessandro Rapinese, penso che settimana prossima ci vedremo». Confcommercio intende chiedere a Palazzo Cernezzi «di tornare a consentire lo scaglionamento dei pagamenti» per la tassa di occupazione del suolo pubblico, come avveniva in passato (quando era possibile pagare in tre diverse rate il canone annuale), «di precisare con delle norme attuative chiare i passaggi più controversi del regolamento» e, infine, «di procedere con calma, viste le tante novità introdotte». Ovvero: in caso di “errori” non si usi fin da subito la clava.

Alcuni esercenti della città, ricevuti i bollettini, hanno contattato Ica, ovvero la concessionaria per la riscossione dei tributi per conto del Comune di Como. La richiesta dei più è chiara: ci avete notificato i bollettini ora per un pagamento entro una decina di giorni. E chi non ce la fa, vista l’entità della somma? Diversi baristi e ristoratori hanno ottenuto la garanzia scritta, da parte di Ica, che il termine del pagamento per quest’anno può essere prorogato fino al 28 febbraio «senza oneri o sanzioni». Una precisazione quantomai doverosa, visti i toni del regolamento sul tema relativo ai mancati pagamenti o a quelli fatti in ritardo. Sulla possibilità di rateizzazione, invece, nessuna chance.

Tra i punti chiavi all’ordine del giorno del summit tra Confcommercio e Comune sul regolamento, anche quello della decadenza automatica dell’autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico da parte di tutti quei locali che magari hanno pagato regolarmente, ma si sono dimenticati di presentare formale domanda di proroga dell’autorizzazione: «Vero - ammette ancora Ciceri - l’errore c’è, ma si tratta di un errore in buona fede. E vedersi cancellare la possibilità di mettere tavolini e dehors per un errore sembra eccessivamente severo».

Sul punto il regolamento approvato dal Comune è chiarissimo: «Le occupazioni di qualsiasi natura dello spazio pubblico sono subordinate (…) al preventivo ottenimento di concessione espressa». E cioè: il pagamento del canone non equivale alla concessione, senza la quale l’occupazione è abusiva. Di conseguenza: decadenza, sanzioni, indennità e divieto di riproporre domanda per ben due 4 anni.

Come raccontato nei mesi scorsi, durante il dibattito che ha portato al nuovo regolamento, vi sono diversi punti che preoccupano gli esercenti, della nuova normativa. Innanzitutto che la concessione appare “fragile”: può cambiare in corsa e può saltare facilmente. Infatti la concessione è subordinata a una valutazione ampia di interesse pubblico, sicurezza, decoro, tutela paesaggistica e può essere revocata se quelle condizioni “vengono meno” o cambiano.

In più, salvo chioschi e strutture stabili, bisogna poter rimuovere tutto entro 24 ore se il Comune lo chiede per pubblico interesse.

Sul fronte dei tempi e della burocrazia la domanda va presentata almeno 45 giorni prima, ai quali aggiungere un’istruttoria che può arrivare a 60/90 giorni a seconda dei casi. Inoltre: lo scadere dei termini non vale come assenso.

Sugli arredi è passata una standardizzazione molto rigida. Sono consentiti “solo”: tavoli e sedie con schienale, 4 gambe, metallo verniciato antracite; vietati panche/sgabelli/divani/pouf. Ombrelloni con una sola gamba, telo in colori specifici chiari, altezza minima 250 cm, e non devono eccedere il perimetro. Vietate pergole autoportanti e tendostrutture. Un solo porta-menù con misure e colore prescritti; vietate immagini delle vivande; menù almeno in italiano e inglese e deve dichiarare chiaramente se “bar” o “ristorante con cucina”. Vietati banchi/carrelli/attrezzature (anche carretti gelato, spillatrici, banchi per somministrazione). Vietati paraventi e simili, chiusure perimetrali con teli, pedane.

C’è anche una previsione molto pratica e severa su ciò che è “fuori sagoma”: tutto deve stare sempre dentro l’area concessa «anche in presenza di avventori», a pena di sanzione. Se i clienti spostano sedie oltre il limite, a pagare è l’esercente.

Se sbagli (o “sconfini”) non c’è solo la multa. Le occupazioni “abusive/irregolari” - che includono anche quelle che eccedono la superficie concessa o non rispettano prescrizioni - prevedono una indennità pari al canone + 30%, più sanzioni. Il pagamento non sana: bisogna rimuovere o regolarizzare. Inoltre il Comune può procedere alla rimozione (anche per mancato pagamento del canone) e addebitare i costi agli esercenti.

Insomma, la nuova era della ristorazione all’aperto è cominciata. Non senza qualche muso lungo.

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Eco di Bergamo Il nuovo regolamento