Taxi boat saliti a 800. E la città si spacca
sul “caso” manette
La polemica Sempre più barche per noleggi e locazioni. Ormai più di una su dieci è a servizio dei tanti turisti. Fa discutere l’uso della forza verso un operatore nautico
I taxi sul lago intesi come tali, ovvero barche autorizzate a svolgere attività di servizio pubblico non di linea, sono sempre pochini sul lago di Como. Complessivamente parliamo di una sessantina di licenze. Per contro le imbarcazioni per tour turistici, quindi che fanno attività di locazione o noleggio con conducente, continuano ad aumentare a ritmo vertiginoso. Tanto che all’inizio della nuova stagione turistiche si stimava la presenza di poco meno di ottocento imbarcazioni a disposizione di chi vuole vedere (a pagamento) il lago... dal lago.
I numeri, costantemente in crescita, danno l’idea del motivo per cui da oltre un anno il tema “taxi boat” è diventato così caldo. Sia sul fronte sicurezza, la maggior parte delle imbarcazioni da noleggio o locazione sono infatti in servizio nel primo bacino del lago, sia su quello della presenza di operatori turistici in città, tra piazza Cavour e Sant’Agostino. Su quest’ultimo fenomeno, quello dei cosiddetti “buttadentro” ovvero procacciatori di clienti per le società che offrono tour turistici a pagamento in motoscafo, il sindaco Rapinese ha dichiarato guerra con una ordinanza che prevede multe fino a cinquecento euro contro chi viene sorpreso ad accalappiare possibili clienti.
La situazione
Una situazione sulla quale gli animi si sono fatti particolarmente sensibili, se non propriamente caldi. Fino ad arrivare a scene più simili a blitz contro criminali che a controlli amministrativi.
Inevitabilmente fa discutere l’episodio del primo maggio in centro città, dove due agenti in borghese della polizia locale sono arrivati ad ammanettare un operatore nautico (dipendente di una società di noleggio) colpevole di aver strappato loro il documento che gli aveva poco prima consegnato. Sull’episodio c’è un video - accanto all’articolo vedete il frame di uno dei momenti conclusivi - nel quale si vede l’operatore in ginocchio sull’asfalto in via Albertolli con i due agenti che lo tengono per la nuca e gli contestano di aver strappato via il documento e di non volerglielo più consegnare. Arrivando a dire: «Guarda che ti arrestiamo per resistenza».
Tra gli addetti dei taxi boat comaschi quanto avvenuto ha fatto molto discutere e arrabbiare. Ma sul tema i lettori, nei loro commenti a margine della notizia, dimostrano una spaccatura tra chi condanna l’uso delle manette e chi, invece, sta dalla parte degli agenti. Scrive ad esempio Salvo Russo: «Se ti rifiuti di fornire le generali e ti rifiuti pure di andare in un ufficio e farti identificare, poi è normale che vieni arrestato e condotto negli uffici con la forza». Per Andrea Zordan invece «siamo alla frutta!! Con tutte le problematiche che ci sono su Como arrestano la gente che lavora». Giovanni Sertola sottolinea come da un lato si fa «notare il caos che crea questa gente con questi taxi» e si esige l’intervento delle «forze dell’ordine» mentre dall’altro «qui arrivano le forze» e si pretende «il contrario». Per Mauro Magni è «incredibile ammanettare chi lavora» mentre Antonio Romano commenta: «Io ho sempre dato i documenti e ho aspettato che mi fossero restituiti. Sarò stato fortunato dato che non mi hanno mai ammanettato?». Per Luca Bosisio «lo Stato è prepotente e arrogante con chi ha una attività» invece per Francesco Pisacane la «norma» è stata «applicata correttamente al rifiuto di dare le generalità».
Insomma, il tema è caldo e divide. Mentre sul lago i taxi boat continuano aumentare. E sono sempre carichi di turisti.
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