Telemedicina, a Como non decolla: meglio le vecchie visite in presenza

Sanità Mancano tariffe nazionali e infrastrutture, mentre i medici si mostrano scettici: «L’intelligenza artificiale può aiutare, ma faccia a faccia ed empatia non sono sostituibili»

Como

Annunciata come strumento capace di snellire le attese e aiutare pochi medici a far fronte a tanti pazienti, la visita a distanza, da remoto, non ha ancora raggiunto la nostra quotidianità. Ancora oggi la Regione e l’Ats rilanciano una piattaforma per collegarsi tramite Spid con specialisti e medici condotti, la funzione è stata caricata sul fascicolo elettronico e vale, in teoria, per i pazienti inseriti in questi percorsi. Nella quotidianità però controlli e consulti si fanno soltanto in presenza, salvo rare eccezioni.

«Come eredità del Covid ci eravamo dotati di una piattaforma per le televisite – spiega Gianni Martino Clerici, dottore presidente della Cooperativa Medici Insubria, realtà che conta circa 240 medici tra Como e Varese – attrezzate per i controlli, con tutele a proposito di privacy. Poi è vero, la novità non è mai partita nei fatti. Ci sono delle eccezioni, ma io penso che la presenza del medico non sia sostituibile. Non dobbiamo avere timore delle novità, dell’intelligenza artificiale che è capace di valutare in pochi secondi migliaia di dati, studi scientifici, suggerendo sintomi e terapie. Ma il faccia a faccia resta indispensabile».

In un tempo in cui mancano medici l’informatica, senza il fai da te, potrebbe essere d’aiuto. «Ma ci arriveremo lo stesso alla sanità a distanza – dice invece Claudio Zanon, direttore scientifico di Motore Sanità con un passato al Valduce –, ci cadrà in testa anche se non ci prepariamo per tempo. La televisita si può già fare e sarebbe utile. Ci sono diversi sistemi pronti, con tanto di controllo dei parametri vitali e successivi telemonitoraggi, l’invio di esami e cartelle. Ma non sono mai stati messi a terra, non sono mai state determinate le tariffe da riconoscere agli specialisti, a livello nazionale ogni Regione va per proprio conto con tanti tentativi spot». In città Zanon aveva proposto per le teleconsulenze l’ospedale virtuale, ma il progetto non è mai andato in porto. A Como l’Asst Lariana ha creato collegamenti online tra specialisti e medici di base per fornire consulenza, ci sono esempi sul lago. La Pediatra del Sant’Anna fa poi da anni visite a distanza con le famiglie più lontane dei bambini con patologie molto complesse e gravi, per stringere i tempi ed evitare corse in ospedale. «Ma sono esempi, nel 99% della pratica quotidiana la televisita non esiste – dice Doris Mascheroni, medico e oncologo nel consiglio dell’Ordine per tanti anni impegnata in Villa Aprica – già i pazienti anziani fanno fatica a usare lo Spid, figurarsi capire tramite app e pc il dottore. Io per principio diagnosi e terapie da remoto non ne faccio, posso accettare di leggere referti, i valori del sangue, rispondere a mail e messaggi. Ma anche fosse per un controllo di routine palpazione e empatia sono importanti, solo così un medico può accorgersi se c’è qualcosa che non va».

Spesso i pazienti cronici attendono mezze giornate visite che durano pochi minuti ricevendo un sostanziale arrivederci. «Fascicolo, ricette online, consulti via mail e Whatsapp, i medici usano la tecnologia – dice la dottoressa Raffaella Petruni – ma per una corretta diagnosi la visita medica in presenza è imprescindibile».

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