Torna all’asta l’ex orfanotrofio di via Grossi: è la volta buona?

Como Dopo 50 anni e tre tentativi di vendita l’Amministrazione ci riprova. Il costo: 7,2 milioni di euro

Como

Esattamente cinquant’anni fa il Comune di Como formalizzava l’acquisto del complesso dell’ex orfanotrofio di via Tommaso Grossi e ora spera mezzo secolo dopo, di cui buona parte trascorsa nell’abbandono, che il quarto tentativo per venderlo sia quello buono.

L’atto di compravendita tra l’Opera Pia Orfanotrofio maschile di Como e Comune di Como è datato 17 novembre 1976 con rogito firmato dal notaio Bellini e riporta che l’immobile era costituito da un complesso di fabbricati ed aree libere, già adibiti ad orfanotrofio, abitazioni, negozi, laboratori. Nel 2013 la prima decisione di mettere in vendita il complesso in pieno centro inserito nel piano delle alienazioni del 2016, poi slittato a quello successivo e poi al 2018. Nel 2019 ancora senza aste formali sul tavolo c’erano due opzioni: la cessione (ma non si era ravvisato interesse) oppure il recupero. Quest’ultima strada, nonostante qualche ipotesi, si è rivelata impraticabile.

Il quarto tentativo

La prima vera asta per trovare un nuovo (e definitivo) acquirente è dell’inizio del 2024 con offerta minima di 9,7 milioni di euro, ma era andata deserta. Ne era seguita una seconda con il medesimo esito nonostante si partisse da 8,2 milioni. Il terzo tentativo con importo ribassato a 7 milioni 276mila e 965 euro era stato pubblicato alla fine del 2024 e ad aprile, nel giorno fissato per l’apertura delle buste, non ne era arrivata nemmeno una. Adesso l’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Rapinese ci riprova per la quarta volta negli ultimi due anni di mandato e sembra che, rispetto al passato, ci sia più ottimismo di riuscire a fare centro. Il quarto tentativo riparte dallo stesso prezzo già ribassato del 25% (7 milioni 276mila e 965 euro al netto delle imposte) e il conto alla rovescia per scoprire se questa volta ci sarà almeno una busta (cartacea o in forma digitale) depositata dal notaio Mario Mele di Cermenate è iniziato e si fermerà alle 17 del prossimo 15 aprile. «L’immobile – è descritto nel bando di vendita - è situato in zona centrale, all’angolo tra via Tommaso Grossi e via Dante Alighieri, immediatamente all’esterno del centro storico pedonalizzato, in posizione centrale e ben servita». Viene indicata una superficie catastale di 6.310 metri quadrati e viene precisato che è inserito, a livello urbanistico nella “città murata e borghi storici” e che ha come destinazione quella residenziale e terziario commerciale (come certificato dal ministero della Cultura che ha dato l’ok alla vendita nel 2023). Si parla nel dettaglio di «ambiti strategici di riqualificazione urbana, prevalentemente residenziali, disciplinati dal Documento di piano, da sottoporre a Pii (Piano integrato di intervento, ndr) e a permesso di costruire convenzionato».

Secondo gli addetti ai lavori a scoraggiare finora i potenziali acquirenti sono stati i vincoli e la destinazione d’uso oltre che alla necessità di investire risorse importanti non solo per l’acquisto, ma soprattutto per la ristrutturazione successiva. Il taglio del prezzo e la speranza di poter poi concordare un piano di recupero con la Soprintendenza potrebbero, stavolta, incentivare gli interessati virtuali che, in ogni caso, dovranno fare un sopralluogo obbligatorio in via Grossi.

I sopralluoghi

Chi risiede nella zona giura di aver visto persone varcare la soglia del complesso, ma al momento non è possibile dire se fosse per effettivi sopralluoghi oppure se si trattasse di verifiche o altro da parte di funzionari comunali. In ogni caso quello che conterà davvero sarà la formalizzazione delle offerte entro metà aprile: se ci saranno il notaio valuterà quella più alta oppure, in caso di parità, procederà a un’asta effettiva. Altrimenti se nessuno – anche questa volta – si rivelerà interessato al complesso si archivierà come fallito anche il tentativo numero quattro. Si sta parlando di un bene di interesse storico e artistico che «conserva ancora la piena leggibilità degli originari caratteri architettonici e costruttivi, rappresentando un’importante testimonianza di architettura assistenziale realizzata tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento». Nel gennaio del 2024, quando il Comune aveva avviato il primo (poi andato a vuoto) esperimento di vendita era stato l’ex ingegnere capo di Palazzo Cernezzi Clemente Tajana a spiegare che, secondo lui, la soluzione migliore per un recupero sarebbe stato «un mix tra residenziale, alberghiero e parte commerciale raffinata e di pregio, all’interno della corte. Piccoli negozi di qualità interni con un percorso pedonale chiuso la sera, ma di forte passaggio». E aveva precisato che «intervenire sull’ex orfanotrofio, che prima ancora era un convento, vorrebbe dire risolvere urbanisticamente un pezzo di città complicato». Il nodo più complicato, vincoli a parte, è da sempre secondo l’esperto quello legato alla creazione di un parcheggio sotterraneo da via Dante.

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