Trecentomila euro per gli eventi estivi. «Sono troppi, livello inadatto»

La polemica. Nel cartellone del Comune le serate clou con Garbo e Cassano (Matia Bazar). Gaddi (FI): «Serate da sagra paesana». Rossi (Pd): «Prendiamo esempio dal Nameless»

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Un investimento che sfiora i 300mila euro, un cartellone fitto di appuntamenti che spazia dal karaoke ai burattini, eppure l’estate comasca targata 2026 fatica a scaldare i cuori. Anzi, accende il dibattito politico. La presentazione di “Como... che spettacolo”, la rassegna ad opera dell’assessore agli Eventi Chiara Bodero Maccabeo e dal sindaco Alessandro Rapinese, ha sollevato alcune perplessità. Il fulcro del malcontento? La sproporzione percepita tra la cifra investita dalle casse comunali e il reale peso specifico dei grandi nomi in cartellone.

Se le punte di diamante sono il concerto di Garbo e la presenza di Piero Cassano dei Matia Bazar per il “Tenco ascolta”, per molti il resto del programma assomiglia più a una costellazione di piccoli “spot” che a un palinsesto degno di un capoluogo.

A spiegare la situazione è l’ex assessore alla cultura Sergio Gaddi (coordinatore provinciale di Forza Italia): «Mi sembra che i budget a disposizione dell’assessore Bodero siano completamente fuori controllo. Mi chiedo cosa avrebbe detto il Rapinese dei tempi dell’opposizione di fronte a 300mila euro per un cartellone di eventi da sagra paesana di un piccolo comune. Un programma del genere per una città capoluogo è a dir poco inadatto. Con tutto il rispetto per chi si esibirà, per cui provo la massima stima, ma la questione è un’altra».

Il confronto con il passato, secondo Gaddi, è impietoso: «Senza andare troppo lontano negli anni, ricordo che la rassegna estiva Es.Co. aveva i palchi fissi da giugno a settembre con un terzo del budget. Abbiamo portato in piazza, gratis, Edoardo Bennato, Checco Zalone, Enrico Ruggeri, la Pfm. Per non parlare dei grandi nomi internazionali allo stadio e a Villa Erba, dai Deep Purple a B.B. King, da Anastacia a Jovanotti. Rassegne che io ho seguito dal 2003 al 2012».

La critica si sposta poi sulle competenze: «La verità è che cultura e spettacolo esigono competenze specifiche, oltre alla sensibilità per il ruolo e il prestigio di una città capoluogo che oggi mancano totalmente, sostituite da superficialità e improvvisazione».

Sulla stessa lunghezza d’onda si posizionano i Giovani Democratici, per voce di Alessandro Rossi, che analizza la mancanza di visione: «Ci sono grandi numeri di piccoli spot, però manca un grande evento che faccia sentire la città partecipe di qualcosa di culturalmente rilevante. In quattro anni di amministrazione questa è la seconda edizione e già la dice lunga. Abbiamo un avanzo libero inimmaginabile, ed è un peccato che non si pensi a qualcosa di veramente in grande».

Rossi propone un parallelismo con il territorio vicino: «Il Nameless è un paragone che faccio volentieri. Dà una credibilità e un’attenzione alle politiche culturali della città di Lecco che non è da nulla, anzi. Se si facesse un evento di quel livello si potrebbe anche sostenere per la maggior parte tramite gli sponsor, vuol dire che il Comune ci metterebbe meno, coinvolgendo tutti quei settori della città che potrebbero collaborazioni tra di loro».

Infine, Rossi solleva il problema dell’esclusione delle periferie e dei giovani: «È tutto concentrato in convalle. Non farebbe male un cinema all’aperto o un concerto fuori dalla città. E poi manca il coinvolgimento dei ragazzi: il fatto di fare l’evento in collaborazione con il Teatro Sociale è positivo, ma avviene sempre con la mediazione dell’istituzione. Non ci si interfaccia mai con le associazioni giovanili direttamente».

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