Trent’anni fa Papa Giovanni Paolo II a Como: «Vivete in un territorio di peculiare bellezza e dalle forti radici cristiane»

Anniversario L’incontro con i giovani allo stadio Sinigaglia, la messa conclusiva a Lazzago, la folla e le parole di ammirazione per i paesaggi della diocesi con la preghiera per i suoi abitanti

Como

«Voi vivete in un territorio di peculiare bellezza, entro il quale è incastonato il lago ridente su cui si affaccia la vostra Città. Qui Alessandro Manzoni ha voluto ambientare la vicenda del suo romanzo, che appartiene alla letteratura universale, iniziandolo proprio con il nome della vostra Città: “Quel ramo del lago di Como . . . “». Era il 4 maggio 1996 e così Papa Giovanni Paolo II salutava la città di Como, la diocesi e tutte le autorità e i fedeli pronti ad accoglierlo in una visita lunga due giorni che ha lasciato nelle parole e nelle immagini un ricordo indelebile. Era la seconda volta nella storia della città in cui un Papa arrivava sulle rive del lago per salutare i propri fedeli, la prima fu nel lontano 3 giugno 1095. Novecento anni di attesa, insomma..

Il saluto ai fedeli e l’ammirazione per le montagne e la natura

Nel salutare la vasta diocesi di Como dalle rive del lago, Giovanni Paolo II aveva abbracciato tutta la sua bellezza e varietà paesaggistica: «Ci sono poi i monti verdeggianti e le cime innevate, che fanno lo splendore della Valchiavenna, presidiata dal Pizzo Tambò e dal Pizzo Stella, dove nascono gli affluenti di tre grandi fiumi d’Europa: il Reno, il Danubio e il Po. E come non ricordare lo splendore della Valmalenco, dove si ammira il Bernina e il Disgrazia; la meraviglia della Val di Dentro, al di là della quale è situata, a oltre 2000 metri, la parrocchia più alta d’Europa; e la Valfurva, che termina con l’Ortles, il Gran Zebrù e il Cevedale? Si tratta di località incantevoli che invitano chi le visita ad elevare il pensiero a Dio, alla sua grandezza ed alla sua bontà».

Ma con il suo sguardo attento il Papa era riuscito anche a osservare e sintetizzare l’essenza concreta di questi territori, parlando, durante la messa conclusiva della due giorni che si era tenuta il 5 maggio sulla piana di Lazzago, di «una diocesi dalle profonde radici cristiane, che vanno ben al di là delle tradizioni religiose esteriori». Trent’anni fa Giovanni Paolo II aveva anche messo in guardia i molti presenti dall’avanzare della scristianizzazione anche nei territori comaschi. E poi guardando alla Valtellina aveva dichiarato «viva commozione» per le zone colpite dall’alluvione del 1987 e dalla drammatica frana di Sant’Antonio Morignone e Tartano, dicendo di aver pregato per le vittime e per gli abitanti della Valtellina, augurandosi che sapessero guardare al futuro: «Furono momenti terribili, che restano impressi nella nostra memoria. In poche ore la Valtellina fu coinvolta in una tragedia che seminò paura e sconforto, rovina e morte [...] Ed ho pregato per gli abitanti della Valtellina perché sappiano guardare fiduciosi verso il futuro, sostenuti dalla grazia di Dio, il Quale - come scrive il Manzoni - “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne una più certa e più grande” (A. Manzoni, “I Promessi Sposi”, cap. VIII). Anche a voi, Valtellinesi, si volge il mio cordiale saluto».

I lunghi preparativi

L’arrivo del Papa venne preparato per mesi in città, dopo l’annuncio della sua visita che fu fatto un anno prima, il 2 maggio 1995, dal vescovo Alessandro Maggiolini a Sondrio. I preparativi durati dodici mesi furono affidati a un comitato operativo coordinato da don Ambrogio Discacciati con l’invito a vivere quel momento come incontro di fede e non fatto di folklore.

Il Papa fu accolto sabato a Como da quattromila bambini all’interno dello stadio Sinigaglia, in un’atmosfera di grande festa poco dopo le 18 del 4 maggio 1996. Poi il passaggio in piazza Cavour con le autorità (allora era sindaco di Como Alberto Botta, ma c’erano anche il sindaco di Sondrio Alcide Molteni e, come rappresentante del governo, il ministro Vincenzo Caianiello, poi sul palco erano saliti duecento sindaci di altrettanti comuni comaschi) e la cittadinanza e quelle osservazioni sulla bellezza della città, del lago e di tutto ciò che lo circondava e che lo aveva stupito all’arrivo, dall’alto, in elicottero, su Como: «La ricchezza della natura, la ricchezza della storia, la ricchezza del cuore». E quindi, domenica mattina, dopo che già sabato sera il Papa era entrato in cattedrale diventando così il primo pontefice a varcarne la soglia, la messa in Duomo con gli operatori del mondo del lavoro con l’invito a «trasformare il mondo con lo sguardo rivolto alle cose di lassù». Quindi uno dei momenti più memorabili e forse, per il carisma di Papa Wojtyla anche il più emozionante per lui: l’incontro con i giovani comaschi. Di nuovo allo stadio Sinigaglia, dove ad attenderlo erano in cinquemila e dove il Papa viene immortalato con un grande sorriso e un indimenticabile ombrello colorato, con cui gioca davanti ai tanti volti che lo guardano, intenti ad ascoltare le parole con cui Wojtyla loda la gioventù che amava: «Cerco di essere giovane e questo mi aiuta. Mi aiutano i giovani a non invecchiare - e poi ancora - Avete mai visto un giovane di duemila anni? È la Chiesa! È sempre giovane, è sempre bella, sempre viva, sempre attraente, molte volte è disprezzata, ma è sempre se stessa questa Chiesa».

«Chiesa di Como sii te stessa»

Nella due giorni del Papa a Como, trent’anni fa, c’è stato anche il tempo per incontrare la sofferenza: è accaduto nel cortile della casa “Divina Provvidenza” dell’opera don Guanella, in via Tommaso Grossi, dove i malati e gli anziani parlano a tu per tu con il pontefice, sotto la pioggia: «Questa pioggia - disse loro il Papa - porta con sé il simbolo della pioggia che viene spiritualmente da Dio e che rende fertili le nostre anime. Così noi meritiamo di essere ricevuti nella casa del nostro Padre Celeste. Auguro a tutti, e a me stesso, questo dono ultimo e perfettissimo». E poi, per finire, la messa nell’affollatissima piana di Lazzago con il ricordo dei tanti comaschi missionari, in particolare in Camerun e in Argentina, un invito senza tempo: «Chiesa di Como, sii te stessa, edificio vivo e santo, come ricorda l’apostolo Pietro: “Stringendovi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo».

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