Tumori, nel Comasco in 45mila hanno una diagnosi ma cala la mortalità

L’analisi Tra il 2022 e il 2024 i casi sono saliti del 12%. Neoplasie di pancreas e cute tra le più frequenti. In arrivo un nuovo screening oncologico al polmone

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Sono 45mila i comaschi che convivono con un tumore, la prevalenza delle persone con una neoplasia aumenta, cala invece la mortalità.

Gli ultimi report dell’Ats Insubria

Gli ultimi report pubblicati dall’Ats Insubria non sono così aggiornati, ma i dati annuali riportati nei documenti ufficiali raccontano un aumento significativo dei comaschi che convivono con una diagnosi oncologica cronica. Tra il 2022 e il 2024 da 39.900 cittadini (di cui 21mila over 70) siamo passati ai 44.700 censiti nel 2023 (24mila over 70). Significa, il dato è riferito alla nostra provincia, circa il 7,5% della popolazione complessiva. In attesa dei nuovi dati del registro tumori di Varese e Como, si può stimare che la mortalità invece sia diminuita, per circa il 2,1% su tutto il territorio coperto dall’Ats Insubria nell’ultimo lustro. Nel solo Comasco la mortalità da tumore nel 2019 contava 1.727 decessi e nel 2023 è scesa a 1.662, con un calo più marcato tra gli uomini, -1,7%, minore invece tra le donne, -0,8%. Detto che sul totale dei decessi, dietro alle malattie cardiovascolari, il peso delle malattie oncologiche oscilla ancora tra il 25% e il 30%. C’è poi da calcolare la grande oscillazione dettata tra il 2020 e il 2022 dal Covid che ha per una parentesi di tempo stravolto tutti i conti.

Sempre di più le cronicizzazioni della malattia

Comunque, le nuove diagnosi nell’arco di un decennio oscillano in provincia tra massimo 4.500 e minimo 3.800, non c’è una variazione marcata sul totale dell’incidenza, ci sono più differenze tra le singole neoplasie. Per esempio, per sensibilità, capacità diagnostica, forse scarsa prevenzione dai raggi del sole negli anni ottanta e novanta, stanno salendo molto i melanomi. Tra gli uomini invece diminuiscono i tumori ai polmoni, contrariamente alle donne in tanti stanno dicendo addio alle sigarette.

Quel che colpisce è che grazie alle cure e al lavoro dei medici e della ricerca, un numero sempre maggiore di pazienti riesce a cronicizzare, fermare il cancro. «Il 24% dei pazienti oncologici ha ricevuto la prima diagnosi più di 15 anni fa – spiega Monica Giordano, primaria dell’Oncologia dell’Asst Lariana – oggi la mortalità diminuisce, quel che aumenta è la prevalenza, il numero di persone che nelle nostre sale d’attesa viene a fare la visita di controllo. La buona notizia è il miglioramento delle cure, mammella, colon, abbiamo più armi di difesa. La cattiva è la crescita dei melanomi e delle patologie al pancreas, casi difficilmente trattabili che hanno alla base motivazioni forse anche ambientali, non solo comportamentali. Altro dato su cui riflettere è la diminuzione netta dei tumori ai polmoni tra gli uomini e l’aumento pur lieve tra le donne, segno che dobbiamo combattere con più forza la dipendenza da fumo». Sta partendo un nuovo screening oncologico al polmone, oltre a colon, cervice e mammografia, una misura che al momento guarda proprio alle persone fumatrici, così da fermare ad uno stadio iniziale patologie altrimenti rischiose. «Oggi siamo in grado di cronicizzare il cancro – conclude Giordano – abbiamo gli strumenti per contrastare questa malattia. Il rischio, superati i 15 anni, torna alla normalità. Certo dipende dal tumore, dagli organi aggrediti, dal grado di malignità, ma possiamo in larga parte dei casi, anche se non è facile, contrastare l’azione delle neoplasie».

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