Una responsabilità condivisa per il bene comune: a Como la serata per i vent’anni di “Amici di Cometa”
Un’occasione per guardare da vicino le vite che chiedono di essere accompagnate: bambini accolti nelle case, studenti in difficoltà, minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia in cerca di un’occasione, ragazzi a rischio di dispersione scolastica, persone con fragilità e disabilità che trovano nel lavoro un luogo di crescita professionale e umana
Como
Al Teatro Sociale di Como, ieri la serata per i vent’anni di “Amici di Cometa” ente filantropico è stata soprattutto un’occasione per guardare da vicino le vite che chiedono di essere accompagnate: bambini e bambine accolti nelle case, studenti in difficoltà, minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia in cerca di un’occasione, ragazzi a rischio di dispersione scolastica, persone con fragilità e disabilità che trovano nel lavoro un luogo di crescita professionale e umana.
Ad aprire la cena è stato un video con i volti di chi vive ogni giorno questi percorsi. Dopo i saluti di Michele Tomaselli e Giuliano Sollima, responsabili dell’Ente, di Erasmo Figini, tra i fondatori di Cometa, e di Giovanni Figini, preside della Scuola Oliver Twist, l’apertura del sipario ha svelato i tavoli predisposti sul palco. I bambini di “Una Casa per Crescere” di Cometa hanno invitato gli ospiti a salire: un gesto semplice, ma capace di dire che i protagonisti della serata erano proprio loro, insieme alle tante storie di fatica e ripartenza che attraversano il territorio.
La cena di raccolta fondi è stata preparata dagli chef insieme agli studenti dei corsi di ristorazione e sala-bar di Cometa, in un intreccio concreto tra educazione, lavoro reale e apprendimento. Durante la serata, il caporedattore de La Provincia, Edoardo Ceriani, ha dialogato con il professor Andrea Panzeri, chirurgo ortopedico che ha seguito Federica Brignone, e con Sabri Bedzeti di Briantea84. Panzeri, parlando della campionessa azzurra, ha ricordato: «Lei è stata bravissima: non ha mai chiesto quanto mancasse, ha affrontato un giorno dopo l’altro». Bedzeti ha raccontato invece la propria rinascita dopo l’incidente avuto a 15 anni, che lo ha costretto sulla sedia a rotelle: «Il basket mi ha aperto gli occhi… mi ha ridato sicurezza».
A rendere ancora più intensa la serata sono stati anche il Coro dei 200, nato per il bicentenario del Teatro Sociale, che ha intonato il “Va’, pensiero, sull’ali dorate”, e la voce di Fatoumata Diawara, cantante e musicista cresciuta in Mali e da tempo legata anche a Como. Colpita dalla realtà di Cometa, ha rivolto un invito semplice: «Bring your support… it’s a good example for many people».
Grazie anche alla disponibilità di Barbara Minghetti, direttrice artistica del Teatro Sociale, imprenditori, professionisti e amici del territorio hanno condiviso non solo una cena, ma una responsabilità comune: far crescere, nel tempo, un bene che riguarda tutti. Un modo per aiutare bambini, ragazzi e famiglie che chiedono di poter essere accolti e abbracciati, e di vivere un’esperienza in cui scoprire se stessi e la propria unicità.
Il senso della serata è stato tutto qui: sostenere persone concrete, che vivono a pochi passi da noi, e rendere possibile per ciascuno una nuova partenza. Non un gesto straordinario, ma una responsabilità condivisa che nel tempo può diventare bene comune.
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