Valduce, nuove cure hi-tech. L’ematologia raddoppia

Sanità I pazienti trattati passano da 7.500 (pre pandemia) a 13.500. Un accordo con Asst Lariana consente una migliore gestione dei servizi

L’Ematologia del Valduce ha raddoppiato i suoi numeri e adesso con nuovi farmaci e trattamenti sta sostituendo la vecchia chemioterapia.

I pazienti trattati dal piccolo reparto onco-ematologico del Valduce sono passati da circa 7.500 all’anno, prima della pandemia, a 13.500, tra visite ambulatoriali, 7.500, consulenze e prestazioni terapeutiche in day hospital, 5100. È soprattutto l’utenza che fa i trattamenti ad essere aumentata, prima del Covid non arrivava a 2mila unità ogni dodici mesi. Questa offerta, utile non tanto alle trasfusioni, quanto alle cure per leucemie e patologie del sangue, è stata formalmente potenziata dal 2023, l’intento, d’accordo con l’Ats, era evitare la diaspora dei pazienti da Como ai grandi centri di Milano, anche una volta al giorno. Quest’anno l’organico in forze al reparto è stato ampliato, in tempi in cui c’è grave carenza di specialisti di ematologia. Al Sant’Anna dal servizio trasfusionale di via Napoleona è uscita anche l’ultima responsabile, un fatto che preoccupa anche i donatori, dunque l’Asst Lariana ha stretto un accordo proprio con il Valduce per meglio gestire i servizi sul nostro territorio.

Il reparto ematologico dell’ospedale di via Dante è del resto l’unico che offre nel nostro ambito questi servizi. Si aggiunga che rafforzare medici e infermieri formati sul tema dell’onco ematologia consente anche al Valduce di affrontare l’ormai prossima apertura del centro alle nuove terapie target, con anticorpi specifici che stanno sostituendo la tradizionale chemioterapia.

Cambiamento di paradigma

«Il prossimo decennio vedrà un cambiamento di paradigma nelle terapie ematologiche – spiega il primario Mauro Turrini - l’immunoterapia, le terapie molecolari mirate e gli anticorpi bispecifici stanno progressivamente affiancando e in molti casi sostituendo la chemioterapia classica. L’Ematologia del Valduce intende essere protagonista di questa evoluzione, trasformando la crescente complessità terapeutica in prossimità assistenziale. In un contesto in cui i grandi centri di terzo livello sono spesso saturi a causa delle terapie cellulari, come il trapianto allogenico o le Car-T, il centro del Valduce di Como mira a rafforzare il proprio ruolo di riferimento territoriale per i trattamenti “pronti all’uso”, protocolli innovativi ad alta efficacia e pronta disponibilità. Questo approccio consentirà ai pazienti di accedere a cure di ultima generazione rimanendo il più possibile vicino al proprio domicilio, con evidenti benefici per la qualità della vita e per il supporto familiare durante il percorso terapeutico».

Le cellule Car-T sono dei linfociti ingegnerizzati in laboratorio e costruiti per riconoscere e distruggere le cellule tumorali che in maniera naturale e automatica non vengono intercettate. Negli ultimi tre anni, accreditato il reparto come unità complessa, è aumentata la capacità della degenza, circa deucento accessi per anno. Leucemie acute, trapianti di midollo, staminali, cure oncologiche, fare avanti e indietro fino a Milano tutti i giorni per i pazienti comaschi è un dispendio importante non solo chilometrico, ma soprattutto in termini di energie e forze.

«L’unità di Ematologia ha pertanto individuato in questi ambiti il proprio ambito di sviluppo per i prossimi anni – dice ancora Turrini - consolidando un modello di medicina di precisione che risponde a una precisa logica di posizionamento territoriale e di rete. Tale visione cerca di inserirsi in una più ampia strategia di sinergia con l’area comasca e lombarda, promuovendo un modello assistenziale che non si limiti alla gestione della patologia, ma che ottimizzi l’impiego delle risorse locali e offra un sostegno concreto al nucleo familiare durante l’intero percorso di cura. Come ematologi abbiamo infatti cercato di far i primi passi per intraprendere questa strada, abbiamo organizzato ad esempio un gruppo di lavoro tra diverse aziende ospedaliere sul tema degli anticorpi bispecifici, con alcuni centri di primo e secondo a livello insieme ai coordinatori regionali per la definizione dei nuovi percorsi di continuità ospedalieri».

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