Vanini, avviati i frantoi: «Anno eccezionale per l’olio del nostro lago»

Tremezzina All’azienda lennese via vai di fornitori. Il raccolto è stato ricchissimo e di grande qualità. «E dobbiamo ringraziare anche le ondate di caldo»

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Tremezzina

Anno di grazia per l’olio amato già nei tempi antichi dalla Regina Teodolinda. All’Oleificio Vanini di Lenno - guidato dai fratelli Luciano e Piero Vanini (con il supporto di Osvaldo, figlio di Piero) - si registra ormai da metà mese un intenso viavai di piccoli produttori, a conferma dell’eccezionale raccolta e del fatto che la torrida estate, contraddistinta da sei marcate ondate di canicola, non ha scalfito questa pianta dalla storia plurimillenaria.

«La produzione è abbondante, pur variando da zona a zona. Riassumendo si tratta di una buona annata sia come qualità che come quantità - fa notare Luciano Vanini - Le olive sono sane. Non c’è stata presenza di mosca olearia. L’olio è buono. Alla fine arriveremo a lavorare un migliaio di quintali di olive, anche se i conti andranno fatti alla fine. I produttori arrivano da tutto il lago, qualcuno anche dalla provincia di Varese e dalla Valtellina, pur avendo installato un frantoio a Sondrio. Mi preme rimarcare che le piante di ulivo non hanno patito il gran caldo, anzi hanno “caricato” molto. Sono piante che non necessitano di grandi quantità d’acqua. L’ulivo è una pianta simbolo per il nostro territorio. Ormai se ne contano a migliaia. E il prodotto finale è uno degli alimenti più salutistici che esistono in natura». Il conferimento all’oleificio “Vanini” e la lavorazione proseguiranno sino a fine novembre. Qui i ritmi, grazie anche al valido supporto dei collaboratori, sono incalzanti. L’Oleificio Vanini è presente a Lenno dal 1850 e negli anni i mercati di riferimento sono andati ampliandosi, annoverando anche un gradito primo piano in una puntata di qualche anno fa dell’edizione australiana di “Masterchef”. Germania e Stati Uniti rappresentano altri due Paesi sensibili al fascino dell’olio che nel lontano 1905 ha conquistato la medaglia d’oro all’Expo di Parigi.

L’ex consigliere regionale altolariano Dario Bianchi è stato tra i primi a conferire le olive all’Oleificio dei fratelli Vanini, secondo una prassi che si ripete ormai da anni. «Con l’aiuto di mio figlio ho raccolto circa 5 quintali di olive, quest’anno davvero molto belle. Paradossalmente la siccità prolungata, che tanti problemi ha causato sul territorio, almeno un merito l’ha avuto, quello di tenere lontana la mosca olearia - le sue parole -.Considero per l’Alto lago, ma anche per altre zone del territorio una sfida vinta quella di strappare terreni all’abbandono piantumando ulivi. Io stesso negli anni ’90 da presidente della Comunità montana ha cercato di incentivare in ogni modo l’olivicoltura. Ricordo quando ci recavamo a Pescia - in Toscana - per acquistare direttamente le piante da destinare poi all’Alto lago. Il consiglio che posso dare è quello di puntare sull’ulivo in presenza di terreni che altrimenti verrebbero invasi dai rovi». La Tremezzina è celebre per le sue piante d’ulivo, tanto che la zona in cui è incastonata l’isola Comacina è nota come “Zoca de l’Oli”.

Ormai sul territorio lariano si ragiona su numeri e standard molto elevati per quel che concerne le presenza di ulivi e la produzione di olio.

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