Vannacci e la politica comasca: «Tanti pensano di aderire a Fn»

Il messaggio Il leader di Futuro Nazionale sfida il Carroccio sui valori e sulla gestione del turismo di massa

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Il radicamento sul territorio e la sfida aperta alla Lega, partendo dai valori fino alla politica estera. Roberto Vannacci, membro del Parlamento Europeo, lancia la volata di Futuro Nazionale in vista delle prossime comunali nel Comasco, storicamente roccaforte del Carroccio, confermando l’interesse di molti amministratori locali: «Ci sono tantissimi sindaci e consiglieri che stanno pensando di aderire a Futuro Nazionale. Non mi sento con tutti perché non mi basterebbero giornate da 76 ore l’una, ma questo corrobora il nostro percorso». Vannacci marca subito le distanze ideologiche con il partito: «La Lega nasce come partito separatista, per poi evolvere nell’autonomia. Noi sosteniamo l’identità italiana, l’Italia come unica patria. Per noi autonomia significa maggiore responsabilità degli amministratori locali, capaci di declinare un principio unico nella loro specifica realtà. Non si può applicare un principio indifferentemente a Como o ad Agrigento».

«Non esistono partiti non ideologici»

L’affondo si fa più duro sul piano dell’identità: «La Lega si definisce un partito post-ideologico e questa cosa mi fa quasi paura. Non esistono partiti non ideologici. Un partito deve fondarsi su principi e ideali nei quali crede e nei confronti dei quali, quasi in modo solenne, giuriamo la nostra coerenza. Uno dei motivi che mi ha fatto uscire dalla Lega è stata proprio la scarsa coerenza tra le posizioni in Europa e quelle in Italia». Il riferimento è al supporto all’Ucraina e alla geopolitica: «In Europa avevamo sempre votato contro il Rearm Europe, mentre in Italia la Lega firma i decreti per le armi. Non si può avere una posizione a Bruxelles e una diversa a Roma. E mi lasciò perplesso il plauso all’attacco contro l’Iran voluto da Trump e Israele, un evento bellico che ha portato la benzina a due euro e innescato una crisi economica per gli italiani». Infine, un passaggio sul tema caldo dell’overtourism sul territorio lariano: «È un problema di gestione, non possiamo dare la colpa ai turisti. Portano ricchezza, ma esiste una densità biologica che non si può superare, oltre la quale decadono la vita dei residenti e i servizi».

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