Via Napoleona, l’ospedale dimenticato

La situazione Secondo gli accordi, una ventina di edifici dell’ex Sant’Anna avrebbero dovuto essere abbattuti. Dopo dieci anni nulla si è mosso

Attorno all’ex Sant’Anna ci sono una ventina di edifici da demolire. Di recente l’Asst Lariana ha dato disponibilità alla protezione civile per vedere se in via Napoleona ci sia uno stabile utile a ricoverare i tanti mezzi degli alpini, ma per le penne nere sarebbe stato necessario fare investimenti troppo ingenti per riuscire a riqualificare uno degli edifici vuoti vicino all’ex ospedale. In maniera simile si è così concluso l’anno scorso il dialogo con la Croce Azzurra che aveva bisogno di spostarsi dall’attuale postazione di via Colonna.

Troppe spese, per dei lavori che restano poi nelle disponibilità dell’ex azienda ospedaliera. Prima l’Ats Insubria ha ritirato il progetto per costruire una nuova sede ricostruendo del tutto un immobile dietro alla guardiania, l’agenzia per la tutela della salute è rimasta in via Pessina. Pur restando nel campo delle proposte sulla collina di Camerlata doveva anche sorgere un collegio per infermieri, con stanze e mini appartamenti destinati ai nuovi dipendenti in arrivo da fuori, ma i finanziamenti per riqualificare una palazzina abbandonata non sono mai arrivati.

La situazione

E così a distanza di più di 15 anni, costruito il nuovo Sant’Anna, buona parte dell’area attorno al vecchio ospedale resta incompiuta. Da accordo di programma, firmato da tutti gli enti interessati all’inizio del nuovo millennio, occorreva abbattere una ventina di edifici e ristrutturarne altrettanti, senza contare cinque nuove costruzioni anche aperte al pubblico. Risale a ormai dieci anni fa l’ultimo tentativo, senza esito, di vendere una parte dei terreni, anche a scopo residenziale e commerciale. Da allora poco si è mosso.

L’Asst Lariana, è vero, è riuscita a organizzare tramite Pnrr la casa di Comunità dentro al monoblocco, dove restano in funzione ambulatori e servizi sanitari, sebbene i medici di famiglia non abbiano mai voluto entrare nei nuovi studi per loro allestiti. Inoltre a fine anno in cima a via Rimoldi ha aperto i battenti l’ospedale di Comunità, venti posti letto per anziani e malati fragili. Tutto il comparto però è inutilizzato per circa tre quarti dei volumi. Si aggiunga che per gli spazi utilizzati l’Asst spende milioni di euro in manutenzioni, ne servono nove ad esempio per aggiornare la prevenzione incendi, avendone ottenuti ad ora due e mezzo per iniziare dal monoblocco.

L’edificio

In tutto sono 83mila metri quadrati di terreni con complessivi edifici esistenti pari a 240mila metri cubi. Si tratta insomma quasi di un intero quartiere. Sopra ci sono interi stabili abbandonati, con ancora strumenti e arredi dimenticati all’interno. Sotto al monoblocco, nel vecchio Pronto soccorso, si intravedono fogli e volantini dell’epoca. Quanto all’ex neonatologia, dentro resta una parte dei letti acquistati non a norma durante i primi mesi dell’emergenza Covid (solo un primo lotto è stato donato all’Ucraina). Verso la chiesetta ci sono parcheggiate una sessantina di vecchie auto da dismettere, sostituite da motori più attenti all’ambiente. A valle il padiglione GB Grassi, 19mila metri quadrati d’area ceduti da anni a Cassa depositi e prestiti, resta da alienare. Secondo i patti siglati nel 2003 verso San Carpoforo dovevano sorgere nuovi abitati residenziali, vicino a dove la vecchia Ca’ Merlata oggi cade a pezzi. A lato dei servizi e dei negozi. Mentre davanti all’ingresso sarebbe stata disegnata una nuova piazza pubblica. Non lontano dentro al parco del San Martino restano le rovine dell’ex ospedale psichiatrico, un’altra grande area in parte dimenticata.

I pareri della politica

Su questa tematica si sono espressi a turno enti, Comuni, partiti, la Provincia ha votato una apposita mozione, gruppi di minoranza come il Pd hanno promosso raccolte firme. Bisognerebbe però sedersi attorno a un tavolo e ridiscutere l’accordo siglato quasi un quarto di secolo fa, con l’ospedale e soprattutto con la Regione, senza dimenticare l’amministrazione di San Fermo della Battaglia che come noto è forte della gestione dei parcheggi del nuovo Sant’Anna e dei relativi generoso incassi.

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