Viaggio al San Martino, il gigante ferito
sempre in cerca futuro
La denuncia Ampio cinque volte la vecchia Ticosa, il parco galleggia da anni in un “limbo” ministeriale. Servirebbe un piano che unisca sanità, scuola, cultura
L’orologio in cima al vecchio ospedale psichiatrico è sempre fermo, i cartelli scoloriti appesi a porte e finestre rimandano ancora alla vecchia Asl di Como, ente che ha cessato di esistere da parecchio tempo. Dentro alle finestre si intravedono sedie, scope, ventilatori, arredi dimenticati da decenni, la porta laterale è sempre aperta, per terra sui pavimenti resta uno stuolo di foglie secche e bottiglie abbandonate.
Girato l’angolo tutti gli stabili dell’ex farmacia seguono lo stesso destino, i muri scrostati, i vetri rotti, l’accesso alle ale interne è bloccato da pannelli. Ciò che ancora resta di competenza dell’Ats ha mantenuto alcune funzioni, per esempio l’area della prevenzione nella palazzina Ponte, dove pure qualche sistemazione è stata fatta, come nello stabile dei veterinari. Ma i grandi spazi di via Castelnuovo sono abitati per lo più dagli utenti del centro diurno, dell’hospice, della comunità ortodossa o dai semplici cittadini che vanno a fare quattro passi, del resto ai cancelli, sempre aperti, non c’è alcun controllo. Dalla primavera la comunità Arca aprirà il bosco didattico alle scuole in gita, ad aprile farà tappa nel verde anche Parolario.
Al netto delle iniziative ancora vive, per esempio per il mondo della salute mentale, all’interno del San Martino restano tante macerie. Ci sono dimore antiche ormai ruderi transennati, come villa Silvia e villa Chiara, l’edificio sotto al pratone che sembra sul punto di crollare e che è circondato da rifiuti e plastica, segnali di transiti notturni più in basso, verso il parcheggio. Per la verità tutto il polmone verde rispetto agli ultimi anni sembra poco più pulito e curato, non si vedono più i camion dell’immondizia la sera, ci sono meno cattive frequentazioni, tutto il parco ciò nonostante resta nel limbo.
Progetti caduti nel vuoto
Caduti nel vuoto diversi progetti, il nuovo Setificio, un polo universitario, questi terreni sono passati di mano in parte dall’Ats Insubria all’Asst Lariana, due enti sanitari che comunque fanno sempre capo alla Regione. E dalla Regione bisogna passare per immaginare un nuovo futuro. Più esponenti della società civile comasca hanno auspicato un ritorno al tavolo degli enti interessati al San Martino. Così del resto occorre fare per tutta la collina sopra a via Napoleona, nelle more però dell’accordo di programma siglato all’epoca della costruzione del nuovo ospedale Sant’Anna. Attorno al San Martino restano in parte incompiute diverse realtà che avrebbero bisogno di soluzioni nuove. Il Setificio ogni anno spende milioni in ristrutturazioni, l’università dell’Insubria continua a non avere un’aula magna chiusa ormai da dieci anni, il museo della Seta ha una posizione da sempre considerata poco felice. «Sono nato sotto al San Martino, in San Giuseppe andavo a prendere il latte - commenta Graziano Brenna, imprenditore tessile già presidente della Fondazione Setificio – vedere questo grande polmone verde alle porte della città abbandonato da decenni fa male. È una delle grandi ferite rimaste aperte a Como. Ed io continuo a sperare che tutti gli enti coinvolti possano ancora dialogare per dare un futuro a questo magnifico parco. Non siamo più così ricchi da permetterci di dimenticare un pezzo importante della città».
In totale il San Martino conta circa 286mila metri quadrati di terreni, è grande cinque volte la Ticosa.
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