Viale Geno, per il Comune i lavori non sono urgenti. E anche il Tar si ferma

Il caso I giudici amministrativi respingono la richiesta di sospensiva avanzata dai commercianti avendo il Comune annunciato che «la consegna del cantiere è posticipata ad una data indicativa suscettibile di variazione» e che «non è imminente l’inizio dei lavori»

I giudici del Tar non hanno sospeso i lavori tra Sant’Agostino e la piazza della Funicolare poiché, di fatto, li aveva già bloccati lo stesso Comune. È questo, in estrema sintesi, quanto emerge dalle due ordinanze del tribunale amministrativo regionale che lunedì ha analizzato i due ricorsi (con richiesta di sospensiva) presentati da due esercizi commerciali all’inizio della via che avevano ricevuto da Palazzo Cernezzi l’ordine di rimuovere tutti i tavolini esterni entro il 9 marzo scorso per la partenza dei lavori.

I due ricorsi al Tar erano stati depositati dall’avvocato Elisabetta Di Matteo il 26 febbraio, subito dopo il ricevimento delle Pec comunali (il 20 febbraio) da parte degli esercenti. A quel punto Palazzo Cernezzi attraverso una lettera del dirigente del settore Giovanni Fazio, il 7 marzo, aveva comunicato ai privati che «il settore Opere pubbliche ha notiziato il settore Patrimonio della modifica delle tempistiche per i lavori di riqualificazione di Lungolario Trieste» e ancora che «la consegna del cantiere è posticipata ad una data indicativa suscettibile di variazione» e che «non è imminente l’inizio dei lavori» e di aver chiuso il procedimento con il quale sospendeva i dehor e intimava lo sgombero delle aree. Proprio questa lettera é stata decisiva per il Tar che nel motivare la decisione di respingere le sospensive scrive: «Il Comune di Como ha reso noto che è venuta meno la necessità di consegnare le aree all’impresa aggiudicatrice, essendo stata posticipata la consegna del cantiere “ad una data indicativa suscettibile di variazione”». I giudici ritengono che «non vi siano i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare, per assenza del periculum», in quanto la stessa amministrazione sospendendo lo sgombero dell’area ha fatto «venire meno “il motivo dell’avvio della procedura diretta a liberare l’area interessata dai lavori di riqualificazione”».

E ora? Un riavvio del cantiere in tempi rapidi sembra poco probabile anche perché sono già state presentate altre quattro richieste di sospensiva e, se dovessero arrivare nuovi avvisi di rimozione dei tavolini per il cantiere, riprenderebbe la battaglia legale. L’avvocato Di Matteo parla di «vittoria dei ricorrenti poiché i lavori non sono iniziati e non inizieranno. Ci eravamo rivolti al Tar per chiedere una sospensiva, che di fatto però non è necessaria perché il Comune stesso, dopo aver indicato i lavori come necessari e urgenti, nel giro di qualche giorno ha cambiato idea e ha dichiarato che non c’era alcuna urgenza di avviare il cantiere, che è stato dunque rinviato a data da destinarsi». Nel corso dell’udienza di lunedì i legali hanno documentato il fatturato dei due esercenti dal 9 marzo al 13 aprile (pari a oltre 200mila euro), che sarebbe stato indicato come richiesta di risarcimento danni al Comune se fossero andati avanti i lavori e il Tar avesse dato loro ragione. Sull’intero viale Geno gli avvocati stimano il fatturato complessivo annuo dei 20 locali (che hanno 300 dipendenti) in circa 30 milioni di euro. Sotto la lente dei giudici è stata portata (e contestata) anche la procedura di affidamento dei lavori: non con una gara d’appalto, ma attraverso l’accordo quadro.

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