Villa Geno, dubbi sul bando: «La fontana resti aperta a tutti»

La polemica Si riapre il dibattito sull’accessibilità dell’area a lago. L’ex consigliera Patelli: «Mancano garanzie, la giunta faccia chiarezza»

Il bando è fuori, le cifre sono da capogiro, ma la vera battaglia non è (solo) sui numeri. Mentre Palazzo Cernezzi cerca un nuovo inquilino per Villa Margherita, anche detta Villa Geno, capace di sborsare oltre 376mila euro l’anno, si riaccende il faro sulla gestione delle aree pubbliche. A dare l’allarme è Elisabetta Patelli, ex consigliera comunale e co-portavoce regionale di Europa Verde, che l’importanza di difendere la fruibilità cittadina di uno dei siti più panoramici di Como.

Il cuore della preoccupazione di Patelli risiede in quella “striscia” di terra che abbraccia il lago: la fontana e il viale d’accesso. «È un aspetto sul quale vigilo personalmente da più di vent’anni. Si tratta di aree demaniali, ad uso pubblico, non cedibili in concessione e, a quanto pare, non incluse nel bando attuale. Quindi devono restare accessibili a cittadini e turisti».

Il timore nasce dal passato , un film già visto che l’ambientalista non vuole rivedere. «L’esperienza mi ha insegnato che i concessionari, in barba al regolamento e con la compiacenza dell’Amministrazione, spesso usavano sbarrare il cancello. Lo facevano per riservare ai loro ospiti l’uso esclusivo della punta, con tanto di tavolini apparecchiati attorno alla fontana, occupando a costo zero uno degli angoli più suggestivi della città».

Per Patelli, il nuovo bando è troppo vago su questo punto cruciale. «Non vedo garanzie sull’accesso. Il regolamento deve normare orari mattutini e serali e il funzionamento della fontana. Questo onere spetta al concessionario, ma nelle carte del Comune non ne vedo traccia, se non una generica richiesta di tenere pulito». Un dettaglio che non basta: «Tenere pulito è già nell’interesse del gestore. Le cose non dette e non scritte sono sempre pericolose. Non permetterò che il pubblico venga ancora una volta sfrattato per far spazio al lusso privato».

Patelli, inoltre, commenta la visione politica dietro l’appalto. «Ci sono spazi pubblici che offrirebbero grandi opportunità, non solo occasioni per fare cassa. Villa Geno è una location di pregio, perfetta per l’hospitality. Ci sarebbe stato il margine per sperimentare qualcosa di più importante, ad esempio un ristorante-albergo solidale che desse lavoro anche a persone in difficoltà. Una struttura capace di coniugare la remunerazione economica con un’opera di promozione sociale».

Invece, secondo Patelli, la scelta della Giunta è stata quella di massimizzare il profitto restringendo il campo a pochissimi eletti. «Si è optato per fare cassa, quindi il canone non può che essere sostanzioso, alla sola portata di società molto facoltose... tipo il Calcio Como?», punge con una provocazione che circola da tempo nei corridoi della politica cittadina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA