Violenze in ospedale, al Valduce 11 casi
al Pronto soccorso
Sicurezza Quattro gli interventi della polizia, sette quelli dei carabinieri nel corso del 2025
Lettura 1 min.Nel 2025 undici chiamate d’allarme dal Pronto soccorso del Valduce, quattro gli interventi della polizia e sette quelli dei carabinieri.
Siglato l’accordo con la Questura anche l’ospedale Valduce si è dotato al pari del Sant’Anna di un sistema di pronto intervento in caso di episodi di tensione e di potenziale violenza. I sanitari, messi alle strette, possono schiacciare il pulsante e chiamare direttamente le forze dell’ordine. Il risultato sono queste 11 chiamate, nel computo non sono calcolati i fatti gestiti internamente senza la necessità dell’intervento delle volanti. Occorre pensare che negli altri ospedali pubblici gli episodi segnalati sono stati 85 nei primi nove mesi del 2025. Una trentina a trimestre, dunque una decina di casi al mese. Non tutti sia chiaro da pulsante rosso, sono state ha specificato l’Asst Lariana 32 le aggressioni di tipo verbale, una ventina però le aggressioni fisiche, per il resto oltre alle minacce che chi ha compiuto danni a cose e beni. Detto che la sanità pubblica lariana conta ospedali a Como, Cantù, Mariano e Menaggio, oltre a una rete di ambulatori e presidi distribuiti sul territorio.
Il tema della sicurezza in ospedale, discusso in Regione, è connesso alla carenza di personale e in particolare alla mancanza di infermieri. Il sindacato, oltre che garanzie e tutele, chiede maggiori incentivi. «La Regione Lombardia può anche prevedere voucher e incentivi per attrarre infermieri – così Massimo Coppia, segretario della funzione pubblica della Uil del Lario - ma si tratta di misure tampone che difficilmente risolveranno il problema alla radice. Se si vuole intervenire in modo concreto, occorre aumentare significativamente le retribuzioni del personale sanitario, portando gli stipendi a livelli più adeguati alle responsabilità, ai carichi di lavoro e alle competenze richieste. L’obiettivo deve essere quello di garantire stipendi netti vicini ai 2.500 euro mensili per gli infermieri e per il personale sanitario e socio-sanitario. L’aspetto economico è centrale: il lungo blocco contrattuale dal 2010 al 2019 ha determinato una pesante perdita del potere d’acquisto che non è mai stata recuperata». Si parla da tempo di indennità di confine, come di formazione e possibilità di fare scatti di carriera. Oltre che appunto di sicurezza nei reparti. «Serve agire subito – dice ancora Coppia - prima che si manifestino pienamente gli effetti della cosiddetta “gobba pensionistica”, che nei prossimi anni porterà al pensionamento di una quota rilevante del personale sanitario, stimata in circa il 25% delle dotazioni organiche. Senza un piano straordinario di attrazione e valorizzazione dei professionisti, il rischio è quello di aggravare ulteriormente le carenze già oggi presenti negli ospedali e nei servizi territoriali».
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