«Vogliamo il medico di quartiere»: si moltiplicano le iniziative per il ripristino di un’assistenza più vicina al territorio

Salute Da Sagnino ad Albate raccolte firme, progetti e appelli. L’ostacolo? Una coperta corta, servirebbero 40 dottori e 500 infermieri in più

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La sanità si allontana, pazienti e famiglie chiedono medici e infermieri nei quartieri.

A proposito della carenza di professionisti della sanità, tra medici di famiglia e infermieri di comunità, negli ultimi mesi a Como si sono moltiplicate le iniziative tentate da residenti e comitati per avvicinare i servizi sanitari a casa. Proposte che non sempre sono andate a buon fine, ma che in parte restano in sospeso e che hanno trovato forte sostegno a proposito di raccolte firme e petizioni.

Sagnino

A Sagnino il comitato Obiettivo Salute ha proposto l’uso degli ex ambulatori comunali per uno sportello in accordo con l’Asst Lariana per orientare i pazienti e fornire piccoli servizi di base, 500 le firme allegate alla progetto. Dopo un sopralluogo l’ex azienda ospedaliera si è impegnata a valutare la fattibilità del servizio. «I cittadini, lecitamente, domandano – spiega Vittorio Bosio, portavoce del comitato ed ex direttore sanitario del Sant’Anna – prenotare una visita o un esame oggi per molti anziani non è semplice. Le agende chiuse, il posto libero solo a Gravedona o a Varese, al telefono non si riesce a parlare. Servono servizi di orientamento. E’ chiaro che la difficoltà è la carenza di personale, ma dobbiamo cercare di attrezzarci per non essere troppo distanti».

Ponte Chiasso

A Ponte Chiasso tramite la parrocchia un infermiere ha dato disponibilità al sacerdote per eseguire prelievi a domicilio, appoggiandosi poi all’ambulatorio dell’Asst di Maslianico. «La possibilità esiste – dice uno dei volontari, Ettore Zanotti – da settembre proveremo a dare nuovamente i riferimenti telefonici agli anziani del quartiere». In via Carso un gruppo di cittadini di Como Borghi hanno chiesto l’attivazione sostegni analoghi negli ex ambulatori della guardia medica. «Domanderemo di nuovo a settembre – così uno dei referenti Enzo Cresta – la gente ha bisogno di riferimenti vicini». Ma anche i medici di famiglia ormai non si trovano sotto casa. I posti sono in centro, tanti quartieri sono sguarniti.

Albate

Ad Albate, pensionati due medici prima dell’estate, è partita una raccolta firme ancora in corso per chiedere un nuovo medico nei dintorni. Una identica iniziativa era già stata intrapresa a Rebbio dove resta un solo medico operante. A servizio degli ospiti accolti dalla parrocchia proprio a Rebbio opera una infermiera, nei mesi scorsi una operatrice pensionata aveva dato disponibilità per svolgere piccoli interventi e medicazioni, ma serve un ambulatorio attrezzato. In via Italia Libera la Croce Rossa e l’associazione Palma hanno organizzato uno sportello con tutti i crismi per i codici minori e in parallelo consulenze offerte da specialisti alle persone con difficoltà di tipo sociale, tramite gli enti caritatevoli che suggeriscono bisogni e persone.

Tutti segnali che tendono ad avvicinare l’accesso alle cure, in tempi in cui la coperta è corta, al nostro territorio tra pubblico e privato accreditato mancano circa 500 infermieri, quanto ai medici di famiglia per assistere a livelli sostenibili tutti i pazienti ne servirebbero oltre cinquanta in più, quando oggi ne restano attivi meno di 300.

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