Yacht Club, tempo scaduto: il Comune revoca la concessione
Palazzo Cernezzi ha inviato la comunicazione ufficiale. Ma il presidente Favara: «Non ce ne andiamo, faremo ricorso al Tar e se servirà al Consiglio di Stato. Passeranno due anni e intanto ci sarà un nuovo sindaco»
Como
«Tempo scaduto», secondo palazzo Cernezzi. «Come minimo resteremo qui altri due anni, poi vedremo» ribatte lo Yacht Club Como.
C’è una nuova puntata del lungo scontro che sta opponendo l’amministrazione cittadina al sodalizio di viale Puecher. Nelle scorse settimane, infatti, il Comune aveva avviato l’iter amministrativo per la revoca della concessione di utilizzo dell’edificio (concessa con un contratto firmato nel 2000). Il documento descriveva una situazione grave evidenziando, in particolare, la profonda differenza tra ciò che lo Yacht Club dovrebbe essere (un’associazione sportiva senza scopo di lucro) e quanto sarebbe diventato nei fatti, secondo il Comune, ossia un’attività commerciale.
Passo in avanti
Nello scorso fine settimana, l’ulteriore passo in avanti: l’amministrazione comunale ha inviato un documento ufficiale di revoca della concessione (che scadrebbe nel 2029). Secondo palazzo Cernezzi, infatti, sono venuti meno i presupposti alla base dell’affidamento dell’edificio: di conseguenza - ha comunicato il Comune - lo Yacht Club Como deve lasciare subito la propria sede. Uno sfratto in piena regola.
Ma naturalmente il direttivo del club, guidato dal presidente Gioacchino Favara, è di tutt’altro avviso: «Non abbiamo nessuna intenzione di cedere - spiega Favara -: siamo una società sportiva con 97 anni di storia alle spalle, avremmo voluto evitare la guerra ma non abbiamo scelto noi questa strada. Ora - prosegue - faremo un altro ricorso al Tar ed abbiamo già pronto un eventuale ricorso al Consiglio di Stato: passeranno almeno due anni e, nel frattempo, ci auguriamo che ci sia un altro inquilino, più ragionevole, a palazzo Cernezzi».
I vertici del sodalizio spiegano come, dopo la prima comunicazione dell’amministrazione, abbiano provato a più riprese ad avviare un confronto per trovare una soluzione condivisa: «Abbiamo tentato tutte le strade - prosegue Favara - ed abbiamo fatto capire che eravamo disposti a pagare qualunque cifra, se fosse risultato necessario, per ripianare eventuali nostre mancanze dimostrate: ma il vero obiettivo non era questo; lo Yacht Club fa gola a molti, è al centro di tanti interessi e vogliono farci fuori». Ecco perché, secondo Favara, il sindaco Alessandro Rapinese e la sua giunta si sono sottratti al confronto, preferendo intraprendere una battaglia legale dall’esito incerto e lontano nel tempo.
Documenti
«I documenti - dice ancora il presidente - provano che abbiamo sempre pagato regolarmente quanto ci è stato chiesto dal Comune; abbiamo 230 iscritti alle federazioni sportive, una scuola di vela ed una di motonautica; ci contestano inoltre l’utilizzo di un pontile che ci è stato affidato 52 anni fa: se era abusivo, il problema è loro».
Come associazione sportiva senza scopo di lucro, il club gode di uno sconto significativo sull’affitto. Ma, secondo il Comune, solo nel 2023 lo Yacht Club ha incassato poco meno di due milioni grazie al commercio di carburante. Inoltre, le entrate che derivano da attività puramente commerciali, come l’affitto del bar e del ristorante, le sponsorizzazioni e il parcheggio delle barche per i non soci, superano di oltre 500mila euro tutti gli incassi legati alle attività istituzionali dello sport. Secondo palazzo Cernezzi, quindi, i presupposti per la concessione e la fiducia sono venuti meno. Il caso sarà così discusso in tribunale.
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