Orticolario, foto e video del venerdì. Premiati Luigi Serafini e “Rosa velata”. Mantero:«Il giardino è il luogo della fantasia»
Cernobbio Il premio “Per un giardinaggio evoluto” va all’autore del Codex Seraphinianus. «Ha dedicato alla natura uno spazio speciale, con forme che appartengono sia alla realtà che all’immaginazione»
Lettura 2 min.«Un giardinaggio evoluto non è soltanto quello di chi conosce, coltiva e progetta la natura. È quello di chi sa immaginare». Forse è proprio per questo che, l’ospite d’onore della sedicesima edizione di Orticolario, non poteva che essere Luigi Serafini, artista, architetto, autore. Una persona che è diventata famosa in tutto il mondo per aver inventato piante che non esistono, raccolte nelle centinaia di pagine del suo Codex Seraphinianus.
Fin dal titolo “en rêverie” e dall’invito a sognare, questa edizione di Orticolario pare cucita sullo spirito con cui Serafini guarda al mondo. Accolto ai piedi della Villa Antica, nel tragitto verso la darsena ha raccolto una castagna: un piccolo souvenir botanico, che fa pendant con il premio “Per un giardinaggio evoluto” a lui assegnato. Si tratta di un manufatto dalle linee esili, che gira su sè stesso in modo perpetuo grazie allo spostamento - anche minimo - dell’aria circostante. Lo ha realizzato Kimiyasu Kato, architetto giapponese che da anni vive a Blevio.
Moritz Mantero, fondatore e presidente di Orticolario, stamattina ha spiegato che è stato premiato proprio Serafini «per la sua genialità, per la sua visione libera e anarchica, per la caparbietà con cui nel corso della sua straordinaria carriera ha scelto di non seguire le regole ma di inventarne di nuove, per aver dedicato alla natura uno spazio speciale e profondo nella sua ricerca artistica, restituendo le forme, creature, linguaggi e possibilità che appartengono tanto al mondo reale quanto a quello dell’immaginazione».
Il caso vuole che il primo lavoro di Serafini, quando era solo 11enne, fosse proprio un soggetto vegetale. Nessuno poteva prevedere che il mondo lo avrebbe conosciuto proprio grazie a un’opera - il Codex - che si ispira in larga parte alla natura. Enciclopedia del possibile e dell’impossibile, è un’opera di fatto universale, perchè scritta in un alfabeto asemico e sconosciuto. Completa di illustrazioni che raccontano di simbiosi, piante ispirate ad altre piante, chimere, alberi che nuotano o che si sviluppano verso il basso. Tra una pagina e l’altra, la domanda che le lega sembra essere: “perchè no?”. Insomma, nella mente dell'essere umano, tutto può esistere, ma «l’umano senza piante non potrebbe esserci, e questo ce lo dovremmo ricordare» ha detto Serafini al centro del padiglione centrale, che quest’anno sotto la guida di Mario Mariani e Matteo Boccardo si è trasformato in una galassia dell’immaginazione, dove 16 paesaggi attraversano metamorfosi sotto luci altrettanto mutevoli.
Orticolario, Lau Cabantous e Lucia Papponi presentano “Les Imaginaires” nell’atrio di Villa Erba
Mentre Serafini ha affidato alla carta il suo atto immaginifico, c’è chi, con la macchina fotografica in mano, ha in effetti assemblato e impresso su lente delle creature vegetali fantastiche. Si tratta di Lau Cabantous, visual artist francese che nei giorni di Orticolario abita l’atrio di Villa Erba con Les Imaginaires e la collega Lucia Papponi. «Esploro la manipolazione dell’uomo sulla natura. Inizio a raccogliere delle piante in Indonesia, dove vivo, catalogo tutto per colori e, quasi come un chirurgo, inizio a disseccare, innestare, taglio, assemblo, cucio. Tutto questo per fare delle nuove piante, che fotografo » racconta Cabantous, che per fotografare queste sculture botaniche le posiziona in delle lightbox nere. Ne esce un cabinet de curiositès, in cui i visitatori di Orticolario possono trovarsi faccia a faccia con creature fantastiche.
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Oggi è stato conferito anche il premio del Concorso Internazionale Spazi Creativi. A vincerlo Jesus Sanz-Castro e Daniela Giraudo, progettisti di “Rosa velata”. Questo grande fiore, in cui perdersi come insetti, è solo uno dei sette giardini in cui, fino a domenica, i visitatori potranno immergersi, alla ricerca di quell’antica sensazione di rêverie.
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