Archeologia a fumetti: «Troia cambiò tutto»
Graphic novel La storia scritta da Barletta e illustrata da Raimondi ricostruisce l’ossessione di Schliemann per la città. L’autore: «Distrugge tutto ciò che cerca. Così qualcosa trovi sempre ma non sempre è quello che avresti voluto»
Il mondo del fumetto sta cambiando progressivamente negli ultimi anni; nato come puro mezzo di divertimento, questo linguaggio si sta evolvendo sempre più, passando dalle semplici strisce di avventura senza pretese di realismo storico ad approfondite graphic novel in cui si possono apprendere storie utili anche a livello didattico, magari raccontate con quel pizzico di creatività e fantasia tipico di questo linguaggio, in grado stuzzicare anche i lettori più giovani.
Un passo verso l’immortalità
Emiliano Barletta è uno sceneggiatore oltre che un archeologo e, riunendo le sue due passioni, ha dato vita a un fumetto interessante, “La scoperta di Troia”, pubblicato da Becco Giallo Editore. «L’idea mi è venuta proprio collegando le mie due passioni - dichiara - Ho fatto diversi interventi in convegni portando la divulgazione nel campo del fumetto, prima come teoria e ora con la realizzazione del mio ultimo albo insieme a Becco Giallo Editore. La storia della scoperta di Troia per mano di Heinrich Schliemann è nota, molti si sono ispirati alle sue imprese per la sua figura di archeologo e avventuriero e la scoperta che fece resta qualcosa di affascinante».
L’opera scritta da Barletta, magistralmente disegnata da Chiara Raimondi - la stessa fumettista che diede vita al graphic novel su Rigoni Stern - approfondisce la vita dell’avventuroso tedesco e la sua ossessione per il ritrovamento della città di Troia come passo per guadagnarsi un posto nell’immortalità, come riscatto di una vita intera.
Schliemann non si ferma di fronte a nulla e la figura descritta dallo sceneggiatore romano mette in luce pregi e difetti di un uomo ossessionato. Il lavoro dell’archeologo tedesco ha alzato l’asticella rispetto alle scoperte fatte negli anni precedenti. «In realtà lui era un dilettante, ma grandissimo divulgatore - prosegue Barletta - Era capace di incuriosire le persone, possiamo dire che il “personaggio Schliemann” era più importante delle sue stesse scoperte, perché non era uno scienziato nel senso vero del termine».
Quinto di nove figli del pastore protestate Ernst Schliemann, il protagonista di questa storia nasce dalla parte sbagliata del mondo, in ristrettezze economiche e orfano di madre in tenera età. Abbandonati ben presto gli studi, inizia una carriera da commerciante che, anche grazie al buon matrimonio con la benestante Caterina Petrovna Lyschinla, gli permetterà di dedicare la seconda parte della sua vita all’inseguimento dell’immortalità, inventandosi una carriera di archeologo dilettante. L’arrivo presso la collina turca di Hissarlik gli diede la possibilità di iniziare la ricerca delle mura di Troia, con la collaborazione di Frank Calvert, proprietario di una parte del terreno.
I dogmi del mestiere
Lo Schliemann raccontato da Barletta è un personaggio piuttosto spregiudicato, energico e inarrestabile, disposto anche a mentire e rubare per poter dimostrare a tutti di aver ragione, dimostrare che Troia esisteva veramente ed era proprio dove lui l’aveva localizzata. «Da archeologo, il mio pensiero sul lavoro di Schliemann non può che essere negativo, lui fondamentalmente distrugge tutto ciò che cerca. Il tema del fumetto è proprio questo: alla fine, quando cerchi, qualcosa trovi sempre ma non sempre è quello che avresti voluto trovare. Lui è vissuto in quel periodo storico in cui si stava passando da spericolati cercatori di tesori alla figura dell’archeologo accademico; possiamo considerare l’avventuriero tedesco come l’ultimo grande superstite della prima categoria».
L’altro personaggio importante del volume è quello di Frank Calvert, diplomatico inglese che indicò a Schliemann la possibilità che Troia si trovasse proprio nella collinetta di sua proprietà. «La sua figura ne esce ingigantita, lui è stato uno scienziato e un innovatore. Possiamo considerarlo un archeologo moderno, anche se non fu un vero accademico. Lui capì prima degli altri che “per datare qualcosa di storico, è più importante il reperto più recente, non quello più antico”. Questo concetto, che non era così scontato all’epoca in cui visse lui e non lo fu neanche nei successivi cinquant’anni, oggi è sostanzialmente diventato un dogma dell’archeologia».Al termine della lettura resta la sensazione di un’opera interessante nel suo viaggio, tra storia e fiction, nei rapporti difficili di uomini che hanno messo davanti a tutto il sogno di una gloria effimera, coronata poi dal successo. La figura di Schliemann suscita ammirazione, a volte astio, per la cocciuta caparbietà con cui ha sacrificato tutto, in nome di un sogno.
Ma al centro c’è la scoperta
«Il motore della storia non è lui, ma l’elemento archeologico - conclude Barletta - La scoperta che cambiò la storia dell’archeolgia, più che la storia dell’uomo che la fece. La figura di Schliemann ci ricorda comunque che non sempre la verità è quella che passa alla storia, perché non tutto è basato su dati reali. Come spesso è ricordato, la storia la raccontano i vincitori, e questo credo sia un tema molto attuale per un fumetto che ho pensato per ragazzi, ma considero adatto anche agli adulti».
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