Gibellina capitale dell’arte che l’ha salvata

Dodici mesi di mostre Il riconoscimento nel segno del contemporaneo a sessant’anni dal terremoto del Belice. Il tema è “Portami il futuro”. Da non perdere il Cretto di Burri e le esposizioni al Mac e alla Fondazione Orestiadi

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«C’è una Sicilia che non trovi sulle cartoline. È quella di Gibellina, città dell’arte contemporanea in provincia di Trapani, rinata dalle rovine del terremoto nel Belìce (proprio così, con l’accento sulla “i” e non sulla “e”, come da ormai antica storpiatura, ndr). Una realtà che ha saputo rinascere dalle sue ceneri, salvata proprio dall’arte».

Solo un siciliano autentico può raccontarti cos’è la Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026, un luogo unico che rappresenta il mondo alla fine del mondo, dove l’arte ha saputo ricostruire la vita dopo il terremoto. Una comunità che ha conosciuto il dolore, la distruzione e la morte nel gennaio 1968, ma ha scelto di rispondere a tutto ciò con la bellezza e guarda con fiducia al domani, interpretando perfettamente il tema di quest’anno speciale: “Portami il futuro”.

Ricostruita a 11 chilometri

Oggi Gibellina - ricostruita a 11 chilometri dal sito originario - si è vista riconoscere per la prima volta il titolo di Capitale dell’Arte contemporanea. È un museo a cielo aperto dove architettura, scultura e memoria dialogano tra loro. Ha vinto il bando del Ministero della Cultura - istituito per valorizzare l’arte contemporanea come strumento di rigenerazione culturale e territoriale - davanti a Carrara, Pescara e Todi e cederà il testimone ad Alba nel 2027. Ma non è un caso: Gibellina è un luogo che racconta la forza di un popolo e il potere rigenerativo dell’arte. Ed è simbolo della rinascita siciliana e dell’arte contemporanea. Tra mostre, performance, musica e pensiero critico, la manifestazione valorizza identità e memoria dei luoghi, coinvolge per un intero anno lo spazio pubblico, mescola tradizione e contemporaneità con l’obiettivo di produrre un’eredità duratura.

Il Cretto, dove «il silenzio diventa linguaggio visivo», è il cuore di Gibellina. L’artista Alberto Burri ne ha conservato la pianta originaria, trasformandola in un monumento di memoria e pace, stendendo una gigantesca colata di cemento bianco (oltre 80mila metri quadrati) sulle rovine del vecchio paese.

«Camminarci sopra - questa la bellissima definizione letta su Sicilia da scoprire.it - è un’esperienza che non si dimentica: ogni crepa, ogni blocco, ogni ombra racconta la resilienza della Sicilia e la capacità dell’uomo di creare bellezza dal dolore».

Oggi Gibellina è un laboratorio d’arte contemporanea unico in Europa, fatto di sculture monumentali, installazioni, architetture visionarie: più di 60 artisti hanno lasciato qui la loro firma. Tra le opere più note ricordiamo la “Porta del Belìce” di Pietro Consagra, “Meeting” di Arnaldo Pomodoro, il “Sistema delle piazze” di Franco Purini e Laura Thermes, il Teatro di Consagra, icona del «dialogo tra arte e vita quotidiana».

Il Museo Mac e la Fondazione

Nel cuore di Gibellina sorge il Mac – Museo d’Arte Contemporanea intitolato al sindaco Ludovico Corrao, ispiratore e promotore della rinascita - con oltre duemila opere che raccontano 50 anni di ricerca. Qui, oltre alla collezione permanente è possibile visitare la mostra “Domestic Displacement”, curata da Giulia Ingarao e Antonio Leone, che mette a confronto 15 artisti internazionali sul tema dello spostamento geografico, identitario e politico. Da segnalare, sempre al Mac, il progetto “Under two sun” dedicato dall’artista kosovaro Sislej Xhafa agli abitanti di Gibellina: sagome di ferro che tracciano i profili delle ombre dei residenti raccontandone presenza e memoria.

L’altro polo è rappresentato dalla Fondazione Orestiadi, che si accende d’estate con il Festival dell’identità mediterranea, offrendo teatro, musica, danza e installazioni storiche come “Trenta cavalli neri e una montagna di sale” di Mimmo Paladino o la recentissima “Qui la vita non è altrove” dello stesso Paladino con Roberto Andò. Anche qui l’arte - tra mostre e collezioni permanenti come il Museo delle Trame Mediterranee - diventa linguaggio comune tra le culture del Mare Nostrum. E regala suggestioni davvero uniche.

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