Fotografie e storie dalle regioni artiche del Nord Europa: «Ho i confini nel sangue e per questo li racconto»
L’intervista Valentina Tamborra, fotoreporter, a “Il bello dell’Orrido” per parlare dell’Artico e delle sfide che lo attraversano. Figlia di una friulana, si è occupata molto dei Sami popolo europeo diviso dalle frontiere di quattro Stati
La rassegna “Il bello dell’Orrido”, propone sabato 28 marzo alle ore 18, al Cinema di Bellano, un incontro con la fotoreporter Valentina Tamborra. Dialogherà con il giornalista Armando Besio su un tema oggi di stringente attualità: “Sfida tra i ghiacci. Come cambia l’Artico”. Fotografa e giornalista, quello con Valentina Tamborra sarà un viaggio tra immagini e racconto, con la proiezione di fotografie scattate nel corso delle sue permanenze oltre il circolo polare artico. Al centro, ci sarà l’esperienza maturata dall’autrice con il popolo dei Sami, comunità che da millenni abita le regioni artiche del Nord Europa. Valentina Tamborra collabora con alcune fra le principali Ong e con Enti nazionali e internazionali come Amref, Medici Senza Frontiere, Albero della vita, Emergenza Sorrisi e Croce Rossa Italiana. Ha pubblicato su testate nazionali tra cui il Corriere della Sera, La Stampa e Repubblica; i suoi progetti sono stati oggetto di mostre a Milano, Venezia, Roma e Napoli. Docente di fotografia all’Istituto italiano di fotografia, a Milano, Tamborra ha realizzato e realizza workshop e conferenze in prestigiosi istituti italiani quali la Nuova Accademia di Belle Arti, Milano e l’Istituto Europeo di Design e ha progetti con enti del turismo e ambasciate.
Cosa l’ha portata ad occuparsi dei confini del mondo e delle popolazioni che con questi confini devono fare i conti?
Sono una fotoreporter, quindi gli strumenti con cui mi esprimo sono la fotografia e la scrittura. Poi sono sempre stata una persona molto curiosa e molto interessata alle storie umane. Agli esordi mi occupavo di ritrattistica, ma non mi bastava, volevo indagare oltre quei ritratti e cercare di dare voce a tutto ciò a cui non si dava il giusto peso. Tutto è cominciato così.
In tutto questo c’è anche una componente biografica, legata alla sua famiglia e a sua madre in particolare. Ce ne vuole parlare?
Vengo io stessa da un confine e quindi ho imparato presto cosa significhi essere ai margini. Mia madre è friulana, di un paese al confine con la Slovenia, dunque, ho vissuto personalmente la dimensione del confine, delle differenze culturali che io ho sempre vissute come la possibilità di un incontro, per poi accorgermi che non è esattamente così. Ho dovuto constatare che le differenze spesso fanno paura, l’ingrediente essenziale per la costruzione dei muri. Da qui nasce il mio desiderio di indagare i confini e le persone che ne sperimentano la dimensione per capirla meglio.
Ha scritto il libro “I nascosti” (Minimum fax) sulla popolazione dei sami, una storia complessa caratterizzata dai tentativi di assimilazione dei popoli scandinavi. Come è arrivata ad incontrare i sami e farsi portavoce della loro identità spesso messa in discussione?
Ai sami sono arrivata dopo un percorso partito con l’Artico. Avevo iniziato un viaggio alla scoperta dei pescatori dei mari del Nord, quando ho incontrato un fotografo militare che era un sami. Ci siamo parlati ed abbiamo scoperto di avere molte cose in comune come, ad esempio, il rapporto con la lingua. Mia nonna parlava in sloveno con mia madre, ma lei non fece altrettanto con me. So, dunque, cosa significhi avere delle radici, ma non poterle vivere in pienezza. Nei quattro anni e mezzo di lavoro con i sami ho scoperto cose interessantissime sul loro mondo. I sami sono lo specchio di un mondo che sta cambiando anche dal punto di vista climatico.
Qual è il rapporto tra i confini e sami?
I sami sono oggi poco più di 80 mila, sono nomadi, allevano renne e vivono divisi in quattro paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Un tempo vivevano spostandosi liberamente tra questi stati, in un’area da loro chiamata Sápmi, che si estende dalla penisola di Kola fino alla Norvegia centrale includendo anche le regioni più settentrionali della Finlandia e Svezia, nella regione della Lapponia. Oggi invece sono “costretti” a vivere dentro i confini di ciascuna nazione. Attualmente, poi, anche i sami, come chiunque viva oltre il circolo polare artico, sono al centro di giochi mondiali complessi e delle tensioni internazionali che riguardano questi territori: dallo scioglimento dei ghiacci, alla crescente attenzione geopolitica di grandi potenze verso queste terre. In mezzo a tutto questo i sami continuano orgogliosamente a lottare per difendere la loro identità.
Nel volume “Incontri al confine” (Mar dei Sargassi edizioni) racconta storie intense di chi è, anche metaforicamente, ai confini del mondo. Come sono nati questi incontri?
Questo è un libro molto diverso da quello sui sami. Qui l’apparato fotografico poteva anche non esserci. È un libro di narrazione che propone aneddoti che toccano vari mondi. È un volume che mi è stato chiesto di realizzare. All’inizio ero perplessa, poi ho capito che era necessario. L’ho scritto per tutte quelle persone che hanno raccontato la loro storia.
C’è qualcuna di queste testimonianze che vuole ricordare?
Sono tutte storie molto significative. Volendo citarne qualcuna non posso dimenticare quella di Kalid, un infermiere che ho incontrato in Iraq. Peraltro, in quel viaggio per la prima volta ho pensato che non sarei riuscita a tornare a casa. Kalid invece mi ha fatto capire perché faccio questo lavoro. Lui è un eroe del quotidiano, non compie grandi azioni, ma fa l’infermiere ed ogni giorno salva delle vite. Vive una situazione tragica, ma sa accoglierti sempre col sorriso. Oppure, ancora, mi piace citare Paolina Biagio e sua figlia, protagoniste durante il terremoto delle Marche. Non era ancora arrivata la protezione civile e loro avevano messo a disposizione di centinaia di persone che avevano perso le loro abitazioni, la loro casa di legno che aveva resistito al sisma. Paolina aprì la sua casa, diede da mangiare a centinaia di persone, fece loro capire che non erano sole. Terminata la prima urgenza, dopo tanto prodigarsi, Paolina ebbe un infarto, a cui per fortuna è sopravvissuta. Aveva dato tutta se stessa per gli altri. In questo libro le storie sono tante, tutte vissute profondamente dai loro protagonisti.
Elegia per un ghiacciao: il dialogo e la mostra
L’incontro con Valentina Tamborra rientra nella rassegna “Il bello dell’Orrido”, curata da Armando Besio e inserita nel progetto BAC Bellano Arte Cultura, con il sostegno del Comune di Bellano. Le tematiche di questa conversazione sono in dialogo la mostra “Elegia per un ghiacciaio” di Marco Cordero, a cura di Chiara Gatti, attualmente in corso nello spazio San Nicolao Arte Contemporanea e al Museo Giancarlo Vitali. L’appuntamento al cinema sarà preceduto, alle ore 15.30, dal percorso accompagnato a cura dei Custodi del Patrimonio di Bellano alla scoperta dell’itinerario BAC: Orrido di Bellano, San Nicolao Arte Contemporanea, Museo Giancarlo Vitali, Chiesa di Santa Marta, Chiesa dei Santi Nazaro e Celso. Il ritrovo sarà a San Nicolao Arte Contemporanea. La prenotazione è obbligatoria a [email protected].
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