(Foto di By Dick Thomas Johnson from Tokyo, Japan - Kabukicho Cinecity Square, CC BY 2.0)
Il libro In “Buddha sulla riva” Durian Sukegawa racconta un Paese lontanissimo dall’idea che si ha del Giappone. Nella periferia di Shinjuku, tra le più turistiche della città, chi nel terremoto del 2011 ha perso tutto vive per strada
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Durian Sukegawa è lo pseudonimo dello scrittore giapponese Tetsuya Sukegawa, nato a Tōkyō nel 1962. In Italia è noto per gli ottimi romanzi “Le ricette della signora Tokue” e “I gatti di Shinjuku” usciti rispettivamente nel 2018 e nel 2023 presso l’editore Einaudi.
Nel romanzo “Buddha sulla riva”, ora in libreria tradotto come gli altri da Laura Testaverde e sempre per Einaudi, Durian Sukegawa ritorna a Shinjuku, il molto animato quartiere di ristoranti, alberghi, bar, sale per karaoke della Tōkyō Anni 2000 e affronta lo spinoso problema dei senzatetto. È un romanzo pregnante per i temi affrontati, impegnato per quanto riguarda il recupero di chi è finito ai margini della società, avvincente per la narrazione intensa e scorrevole. È ambientato prima e dopo il terribile terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011.
Da qualche tempo nella zona periferica di Shinjuku, sul greto del fiume Tamagawa e accanto ai piloni che sostengono il cavalcavia dell’autostrada, si è insediata una comunità di senza fissa dimora: baracche in compensato, rifugi di cartone, giacigli coperti da teli di plastica azzurra per proteggersi dalla pioggia.
La comunità è in continuo aumento, in specie dopo il terremoto e lo tsunami. Chi arriva ha una esperienza drammatica da rimuovere o una responsabilità a cui rispondere: il senzatetto Tate ha perso un figlio, morto a causa di un cancro, e Yoshi ha perso la moglie in un incidente. I due prostrati sono finiti sul greto. Poca accoglienza per entrambi e ciascuno sta a debita distanza.
In una vecchia baracca vive Bun, un settantenne ex imprenditore fallito, dai capelli lunghi fino alle spalle. Bun ha soluzioni sempre positive. Al bisogno è pronto a intervenire. Dà consigli a chi è in difficoltà. È il Buddha del fiume,rispettato e amato nella comunità.
Da poco meno di un anno sul greto è arrivato Bōta, un quarantenne dal passato burrascoso. A causa di piccoli furti mai risolti, aveva litigato con il suo vicino di casa Tajima. La lite era degenerata in un violento scontro fisico e Tajima era finito a terra senza vita. Ora Tajima gli appare spesso durante gli incubi noturni.Bōta ha passato sei anni in carcere. Ha divorziato. Ha abbandonato la figlia Eri in tenera età. Soprattutto si rimprovera di non essere degno di vivere per aver distrutto due famiglie. Si sente “un uomo ferito” e “un albero morto”. Pensa alla figlia Eri e pronuncia spesso il suo nome invocando: “Perdonami!”. Non riesce a piangere e ha deciso di farla finita. Si immerge nel fiume e si lascia trascinare dalla corrente.
Ma Yoshi, lo salva al ponte vicino ai piloni. C’è chi gli presta una tuta da lavoro e chi gli porta del cibo ogni giorno. Per sopravvivere raccoglie lattine vuote e rifiuti riciclabili (per 70 lattine, 100 yen). Si è posizionato su un giaciglio accanto alla baracca di Bun e gli parla spesso della figlia Eri.
Non lontano c’è il “Giardino dell’Agnello”, dove la maestra Nakata Reiko, una quarantenne dagli amori travagliati che ha conosciuto Bōta, si occupa di bambini maltrattati. Per i bambini, Bun e Bōta intagliano piccoli animali in legno: pinguini, rane, giraffe… Con nostalgia e tenerezza Bōta ricorda le passeggiate con Eri da piccola. Eri aggrappata alla schiena del papà in uscita a vedere i pavoni: “il calore” e “la gioia stessa della vita”.
Ora Eri è prossima al ventesimo compleanno e, per l’occasione, Bōta intaglia nel legno per lei un pavone con la coda spiegata. Eri ha lavorato part time in un locale equivoco intrattenendo, in minigonna, giovani e meno giovani che allungavano le mani. È stata licenziata per scarso rendimento. Sola per anni, ha avuto relazioni sentimentali per niente felici: è stata violentata dallo studente Ryō e con l’ultimo compagno Takeo è un continuo litigio. È incinta e deve decidere da sola, perché, alla notizia, Takeo è sparito senza lasciare tracce.
Da lontano Bōta è riuscito a venire in possesso dell’indirizzo e del numero di cellulare di Eri. Spesso si aggira nel quartiere dove lei ha l’appartamento che madre e patrigno, con i quali ha scarsi rapporti, le hanno procurato. Ma come può un padre, che continua a ripetere “Io sono un assassino”, incontrare la figlia a cuor leggero?
Di rinvio in rinvio, una sera di pioggia Bōta è nei pressi della casa in cui lei abita e vede dietro la finestra una figura femminile: è Eri che guarda cadere la pioggia. Nel frattempo la maestra Reiko ha assunto Eri come collaboratrice a tempo determinato nel “Giardino dell’Agnello”. Reiko sa che Eri è la figlia di Bōta e decide di fare da tramite tra i due. A entrambi propone la data del compleanno di Eri come occasione per ritrovarsi. Eri è felicissima, mentre Bōta col pavone giocattolo quasi pronto è dibattuto.
Riusciranno padre e figlia a incontrarsi? È tutto da scoprire in questo bel romanzo dal finale inatteso.
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