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Giovedì 05 Febbraio 2026
Il fenomeno Corona, caso annunciato: «Riempie un vuoto»
YouTube La serie “Falsissimo” conquista molti giovani presentandosi come informazione, ma senza filtri. L’esperta: «Effetto dell’ormai perduta fiducia nei media»
«Io da questo sgabello, da questo studio, da questa faccia sono diventato una voce potente». Mentre pronuncia queste parole Fabrizio Corona quasi si sbilancia dallo sgabello su cui è seduto. Sembra per un attimo che il fondo nero del video in cui compare invece che inghiottirlo stia per sputarlo fuori dallo schermo, addosso allo spettatore. È precisamente l’effetto che cerca.
Quando in “Falsissimo” – un format nato un annetto fa su YouTube, un ibrido tra reality e gossip, che ha conosciuto fortune immense dopo le ultime puntate dedicate al caso di Alfonso Signorini, conduttore Mediaset del Grande Fratello – Corona prende la parola non lo fa per sciorinare fatti, lo fa per convincere.
L’affaire Signorini
Non è un caso infatti se il primo episodio dedicato allo scandalo nato intorno a Signorini, accusato da Corona di aver abusato del proprio ruolo di conduttore del Grande Fratello per costringere gli aspiranti concorrenti ad avere rapporti sessuali con lui, abbia raggiunto in pochi giorni sei milioni di visualizzazioni.
Si tratta di numeri che si sono riproposti ancora settimana scorsa quando l’ultimo episodio dedicato al caso oltre che a una lunga serie di presentatori e personaggi pubblici, tutti legati a Mediaset, senza risparmiare nemmeno Pier Silvio Berlusconi o Gerry Scotti, accusati da Corona delle più svariate nefandezze, ha raccolto in 17 ore 2 milioni e più di 300mila visualizzazioni (nelle prime tre ore dalla pubblicazione era stato già visto da oltre un milione di persone). Un “sistema” quello di Mediaset, come viene definito nell’episodio, di cui lo stesso Corona sa, e non lo nega, di aver fatto parte. C’è compiacimento nel modo in cui definisce Silvio Berlusconi «il mio, forse, ex amico».
Quell’episodio però, dopo che intorno all’intera vicenda è nata una controversa giudiziaria, non sarebbe dovuta uscire per ingiunzione del giudice che ha vietato a Corona di pubblicare ulteriori contenuti su Signorini. E, infatti, di lì a poco è stata rimossa da YouTube e dalle piattaforme social di Meta (Instagram e Facebook) per violazione di copyright. Anche perché è stata Mediaset stessa a quel punto a intervenire con una diffida. Alla battaglia giudiziaria che triangola Signorini-Corona e Mediaset si è aggiunta anche un denuncia di violenza sessuale ed estorsione contro Signorini stesso.
Il sostegno online
Nei primi episodi della serie intitolata “Il prezzo del successo”, con una parte visibile gratuitamente e una seconda disponibile solo per gli abbonati al canale di Fabrizio Corona, venivano mostrate chat e immagini private che coinvolgevano il conduttore del Grande Fratello e un ex partecipante del programma. A descriverle, presentandole come fonti a sostegno delle proprie accuse contro Signorini, Corona: tono di voce incalzante e spesso spericolato, parole e gesti scurrili, allusioni e musichette. Eppure, convincente. Anzi, affidabile.
Lo dicono i tantissimi commenti su YouTube, ora scomparsi insieme ai video. In uno si arrivava anche a citare George Orwell: «Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E ancora: «Quello che sta facendo Fabrizio è molto più di una semplice inchiesta: è uno stimolo alle nuove generazioni. È un invito a lottare, a non restare passivi, a non accettare tutto in silenzio. Qui non si tratta solo di trash o spettacolo, c’è molto di più». Molti si dicevano «disposti a tutto» pur di far sì che i contenuti di Corona non scomparissero.
Fuori dallo schermo il tema emerge anche in un incontro della scuola di cittadinanza attiva territoriale per gli studenti erbesi (territorio in cui Corona è conosciuto per un’altra spiacevole vicenda che lo ha coinvolto, anni fa, quando ancora da paparazzo si era occupato della strage di Erba), organizzata nella sede dello Snodo, all’interno dell’ex stazione di Erba, dal titolo “No filter”. Senza filtri.
Alla domanda «Qual è l’ultima notizia che avete visto, letto o sentito?» c’è chi cita gli episodi di Corona su YouTube, classificandoli proprio così: notizia. Ovvero giornalismo. Informazione affidabile. «Questo accade perché Fabrizio Corona, ma non è il solo, risponde a una domanda inespressa in parte e in parte inascoltata di informazione» spiega Anna Sfardini, professoressa associata di Comunicazione interculturale e media e di Metodi di ricerca sulla produzione e i consumi mediali dell’Università Cattolica e responsabile dell’attività di ricerca del centro Ce.R.T.A (Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi) e direttore del master Fare Tv Management del broadcasting e dello streaming (Almed).
Per Sfardini la fiducia che gli under 35 dimostrano nei confronti dei contenuti dei creator, sempre più simili a progetti editoriali, deriva da un collegamento con contenuti e linguaggi un tempo propri dei reality show. «Solo che i reality show ora sono considerati noiosi, lenti… e infatti non sono i giovani a guardarli. Ma resta in loro il desiderio di guardare attraverso il buco della serratura».
Corona non solo promette di farlo, ma porta con sé lo spettatore grazie a capacità comunicative innegabili che giustificano, per buona parte, l’immenso seguito raccolto: Un seguito che lo ha portato anche a essere il protagonista di una serie Netflix che ripercorre la sua vita e in cui la sua figura viene presentata non solo come quella del cattivo ragazzo tenebroso, ma anche come Robin Hood dell’informazione. Ovvero colui che, come afferma spesso in “Falsissimo”, «vi racconta quello che gli altri non vi vogliono dire». È il fascino dello scoop, la sfrontatezza dello smascheramento, che ammalia e convince.
«Manca la verifica delle fonti»
Ma quanto di quello che raccontano format come “Falsissimo” è da considerare informazione affidabile e quanto invece è intrattenimento, laddove non potenziamento di un brand personale? «Il tema si è posto a partire dalla pandemia, quando la separazione tra mondo social e media mainstream ha iniziato a sfaldarsi» spiega Sfardini, sottolineando come però i media tradizionali – dai giornali, cartacei e non, fino alle televisioni – abbia continuato a strutturarsi pensando solo a una certa fascia di utenti, ovvero quella che esclude le nuove generazioni. «A questo si aggiunge una scarsa cultura condivisa di verifica delle fonti che ci porta a preferire i grandi comunicatori, lo vediamo anche nella scelta dei leader, capaci di ammaliarci, rispetto alla qualità dei contenuti». Una qualità che il giornalismo prova a garantire tramite regole e paletti deontologici che in format come “Falsissimo” saltano continuamente. Basti pensare alla presenza, in video, di un ospite che dichiara di aver subito abusi sessuali, senza alcuna tutela della propria identità. «La selezione dei contenuti, la verifica e il rimando alle fonti, su cui c’è una responsabilità editoriale fondamentale, e il rispetto della dignità che sono i pilastri del giornalismo e responsabilità dei giornalisti, però, saltano spesso anche nei media tradizionali e questo ha fatto sì che le persone abbiano perso la fiducia in loro. Va recuperata e va recuperata mantenendo quei pilastri - conclude Sfardini - Farlo è possibile se si accetta di stare lì dove c’è la richiesta di informazione: sulle piattaforme online».
Altro che filtri dell’informazione, insomma. Sono i pilastri quelli gettati via e tutti da ricostruire.
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