Il mondo salvato dai ragazzini: perché il Salone del Libro di Torino si intitola così?

L’evento Il riferimento è a un libro di Elsa Morante ed è anche un invito, come ha detto durante la lezione inaugurale Zadie Smith, a continuare a riporre speranza per il futuro nei giovani, partendo dai libri e dalle persone

Lettura 4 min.

Torino

“Il mondo salvato dai ragazzini” è una raccolta di poesie di Elsa Morante pubblicata nel 1968 ma è anche il titolo della XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino, la fiera dell’editoria più importante in Italia, che quest’anno è iniziata ieri, giovedì 14 maggio, e si concluderà martedì 18.

- Qui il programma del Salone del Libro

«”Il mondo salvato dai ragazzini” è un libro fondamentale di Elsa Morante: un libro che ne contiene molti, e che attraversa forme diverse dell’arte e della parola. È un manifesto e una poesia, una festa e un’invettiva, un romanzo e una chiave magica. Apre tutte le porte - ha detto Annalena Benini, direttrice editoriale del Salone - Tante definizioni, perché sfugge a ogni definizione: non è classificabile, come non lo è il mondo dei ragazzini, dei ragazzi e delle ragazze, a cui da sempre il Salone si rivolge. “Il mondo salvato dai ragazzini” è un titolo in movimento ed è, prima di tutto, un messaggio di speranza. È il mondo che il Salone del Libro si prefigge, auspica, prova a costruire ogni giorno con inventiva e dedizione».

Le contestazioni giovanili e Morante

L’anno di pubblicazione del libro di Elsa Morante destinato a diventare, prendendo in prestito le parole di Alberto Moravia, che fu anche suo marito, “un mito”, è appunto il 1968. E anche se nel corso delle poesie Morante non fa riferimenti espliciti ai fatti che stavano animando la generazione dei ventenni in tutto l’Occidente, dagli Stati Uniti all’Europa, quell’aura di ribellione e quel desiderio di costruire un nuovo mondo che accendeva i giovani è lo stesso che si percepisce tra i versi della scrittrice.

Una delle poesie si intitola “La canzone degli F.P. e degli I. M.” e a un certo punto recita così:

«Ve lo ripeto, o Signori I.M., non c’è verso: / con i F(elici) P(ochi) non ce la potrete mai spuntare. / Quelli conoscono il volo da prima assai dell’aviazione conoscono / la medicina che guarisce tutti i mali da prima assai / della penicillina quelli sanno la resurrezione / dai morti! / Non illudetevi di poterli eliminare. / Magari vi credete d’averli mangiati quando invece sul più bello del vostro banchetto /rieccoli che tornano a zompare / sui vostri piatti. / Quelli sono incredibili inconcepibili inammissibili sono tutti matti. / E non cullatevi nella speranza di poterli r i e d u c a r e / indi paternamente legittimare».

Gli F. P., i “Felici Pochi” - in contrapposizione agli I.M. , gli “Infelici Molti” - sembrano proprio quei giovani che scendevano in piazza a protestare per il diritto di voto agli afroamericani, negli Usa, ma anche contro la guerra in Vietnam e la coscrizione militare obbligatoria, e in Europa per diffondere idee sulla non-violenza, la parità tra i generi, la libertà sessuale e anche il rispetto dell’ambiente, tutto questo negli anni in cui Morante stava lavorando a questa poesia pubblicata prima nel 1967 sul numero di luglio-dicembre della rivista letteraria “Nuovi argomenti” e poi di nuovo il 4 maggio 1968 questa volta in un libro, “Il mondo salvato dai ragazzini” appunto, di cui apre la terza parte

Un libro unico tra quelli di Morante

In “Le chiavi magiche. Indagine di una lettrice su Elsa Morante e i suoi romanzi”, pubblicato lo scorso autunno, Ludovica Lugli racconta che Elsa Morante, intervistata da Costanzo Costantini sul “Messaggero di Roma” de “Il mondo salvato dai ragazzini” disse: «Forse è il solo libro bello che abbia mai scritto». Il grandissimo successo di altri suoi romanzi, come “La storia” o “L’isola di Arturo”, all’epoca in cui furono pubblicati ma anche ora (Elsa Morante è una delle pochissime scrittrici italiane segnalate nei manuali scolastici di letteratura) racconta un’altra storia che poco sembra avere a che fare con questa raccolta di poesie che, oggi, è poco conosciuta dai lettori.

Lugli però ne suggerisce la lettura perché si tratta di un libro «unico nell’opera della scrittrice, e anche se non c’entra nulla con le sperimentazioni della neoavanguardia è comunque del tutto originale, e quasi caleidoscopico per la gran quantità di rimandi e citazioni di altri testi letterari, filosofici e religiosi. Lo hai capito, è molto legato all’anno in cui uscì, ma sarebbe sbagliato leggerlo solo come un documento di quel periodo, perché lo spirito di ribellione di cui parla vale per tutti i tempi ed è universale. Credo che anche oggi sia un libro perfetto da tenere sempre sul comodino, da risfogliare ogni tanto, una sera che si va a dormire da sole, oppure viceversa da cui leggere qualche pagina ad alta voce alla persona che dorme con noi».

La speranza? Le persone e i libri

Il titolo del Salone del Libro di Torino quest’anno sembra quindi un augurio ai lettori che ne varcano le porte: siate quanto più spesso possibile (e se possibile sempre) degli F.P., come diceva Elsa Morante, dei Felici Pochi. È un invito richiamato anche nel manifesto del Salone, realizzato da Gabriela Giandelli, in cui un gruppo di ragazzini si nasconde dietro un variopinto muro vegetale e da lì spia l’osservatore, con sguardo curioso e a tratti irriverente. Un manifesto centratissimo, perché sono ancora una volta i ragazzi e le ragazze, ma in questo caso quelli di oggi, le persone a cui tocca, in un mondo di I.M., essere F.P. e cambiare le cose.

Ed è un invito che ieri, giovedì 14 maggio, ha rivolto ai visitatori anche Zadie Smith, una delle autrici britanniche più celebrate dei nostri tempi, durante la lezione inaugurale parlando a tutti ma, soprattutto, alle ragazze e ai ragazzi cui già 58 anni fa Elsa Morante assegnava il compito di cambiare il mondo.

Ha detto Zadie Smith: « A volte mi chiedo: oggi cosa farebbe la me adolescente con la sua infelicità? Dove può andarsene oggigiorno una ragazzina del Ventunesimo secolo, se vuole ritirarsi dalla realtà? (Se vi viene in mente la risposta “su internet”, direi che avete più di cinquant’anni, o per qualche altro motivo siete ancora in grado di concepire internet come separato dalla “realtà”). Temo che le vie di fuga si siano ristrette. Fra tutte le cose che pensavo riguardo al tempo, ad esempio, l’unica a cui non dovevo pensare era se ce ne sarebbe stato o no abbastanza, esistenzialmente parlando. Ma ormai la fine stessa del tempo – l’apocalisse – è diventata, per l’adolescente medio, un’idea del tutto familiare e addomesticata. [...] E’ davvero troppo facile, oggi, per gli adulti, piombare in un abisso adolescenziale di disperazione osservando l’attuale esistenza degli adolescenti, però cerco di ricordarmi che nonostante tutte le evidenti trasformazioni, due delle mie forme preferite, intime, di autoterapia continuano a essere a portata di mano: le persone e i libri. Stare con le persone. Leggere libri».

© RIPRODUZIONE RISERVATA