Il valore del riserbo: a lezione dalle anguille

Il libro Studiare gli animali ci fa sentire più connessi alla nostra matrice primordiale. Soprattutto se siamo spaesati. Lo sostiene il saggio “L’istinto della felicità” che indaga le attitudini e l’etica di varie specie per ispirare gli umani

Molti dei problemi che oggi ci affliggono dipendono dall’aver perso il legame con il mondo naturale, soprattutto con quello animale. Lo sostengono Michael e Thomas Morelli nel libro “L’istinto della felicità. Lezioni dagli animali per ritrovare equilibrio e armonia” (Mondatori, 2025), dove spiegano come sia possibile riattivare quel rapporto per risvegliare forze e poteri insondati. Gli animali, infatti, si rivelano grandi maestri in questo senso, in quanto depositari di processi inconsci, arcaici e simbolici che ne guidano, anche inconsapevolmente, l’esistenza.

Fin dall’antichità

I popoli antichi consideravano e onoravano il mondo naturale come sacro e gli animali erano ritenuti presenze divine tanto che gli dei stessi erano rappresentati nella loro forma: nell’antica Grecia e nell’antica Roma, mitologia e religione erano ricche di simboli zoomorfi e, in alcune antiche tradizioni, l’animale guida o l’animale totem era concepito come un vero e proprio protettore personale. La fauna non popolava solo boschi, monti e praterie, ma anche i territori dell’anima divenendone parte. Oggi, gli esseri umani sono così presi dalla programmazione, dalla razionalità e dai processi logici da dimenticare o lasciare sullo sfondo dell’esistenza gli aspetti della psiche più vitali e istintivi, proprio quelli che consentono agli animali di non disorientarsi, salvandosi da difficoltà e pericoli.

Per questa ragione, anche solo immaginare gli animali o evocarli a livello sottile può regalarci un immediato stato di benessere e guidarci verso la piena fioritura della nostra natura più profonda e misteriosa. Questo legame è forte e ancestrale e riconnettersi a esso significa scoprire nuove forze e veri tesori nascosti. La via è quella delle immagini: visualizzare un gatto richiama subito indipendenza, astuzia e languida seduzione, mentre un’aquila porta una visione chiara, ampia e distaccata, ma anche api, elefanti, castori e molti altri colpiscono per le sorprendenti caratteristiche che possono ispirarci e trasformarci.

Gli autori spiegano, infatti, come gli animali siano connessi alla nostra matrice primordiale e come possano venire in nostro aiuto quando ci sentiamo spaesati perché troppo identificati con il mondo reale, facendoci ritrovare equilibrio e felicità. Ma come fare? Basta immaginare, percepire e farsi ispirare dalle loro straordinarie attitudini.

Per recuperare la sfuggevolezza

Se, per esempio, vogliamo portare un pizzico di mistero e di sfuggevolezza nella nostra vita, l’anguilla fa al caso nostro, poiché la sua intera esistenza si fonda sul segreto e sul trasformismo. La sua modalità riproduttiva, infatti, è stata per lungo tempo un vero e proprio rebus per gli scienziati e molto resta ancora da indagare.

All’inizio del Novecento, grazie agli studi e alle osservazioni di un giovane biologo danese, si è compreso che le anguille subiscono numerose trasformazioni nel corso della loro vita e che, ancora “adolescenti”, partono dai fiumi per spingersi verso il Mar dei Sargassi dove, finalmente, raggiungono la maturità sessuale e sono in grado di riprodursi per poi morire sfinite dal lungo viaggio. Saranno le larve appena nate a ripercorrere la rotta al contrario, verso i fiumi di tutto il mondo, per poi tornare nelle profondità più remote dell’Oceano Atlantico e riprendere il ciclo riproduttivo. In un mondo dove vita personale e dimensione interiore sono, troppo spesso, svelate, mostrate e urlate, le anguille insegnano l’arte di vivere nella tutela del proprio eros e nel mistero.

L’esempio dei corvi

Se, invece, abbiamo bisogno di aprirci all’empatia e alla comprensione dei nostri simili, ci viene in aiuto il corvo, ma solo dopo esserci liberati dal pregiudizio che lo associa al malaugurio. Infatti, le osservazioni scientifiche hanno constatato quanto questo uccello, sacro per diverse culture antiche, sia dotato di grande sensibilità e di raffinatissima intelligenza.

È, infatti, in grado di gestire e manipolare oggetti per raggiungere un obiettivo, oppure di far svolgere a altri compiti considerati troppo laboriosi: per esempio, posiziona le noci lungo l’autostrada, affinché le ruote delle macchine schiaccino i gusci al suo posto. Ma ciò che ha davvero colpito i ricercatori è la sua eccezionale empatia e la capacità di immedesimarsi nell’altro per soddisfarne i desideri. Prima dell’accoppiamento, per esempio, il lungo corteggiamento prevede una serie di gesti affettuosi e generosi doni di cibi prelibati.

Inoltre, essendo monogamo, quando un partner muore, l’altro osserva una sorta di periodo di vedovanza, durante il quale non mancano vicinanza, supporto e consolazione da parte degli altri corvi, in funzione del suo status sociale: un atteggiamento molto vicino a quello umano che ne conferma l’atavica relazione.

La loro capacità di intrecciare legami profondi e basati sulla fiducia testimonia come l’empatia non appartenga solo all’essere umano e come la vicinanza e l’osservazione di questi volatili costituisca un prezioso specchio esistenziale, un’occasione speciale per conoscere meglio noi stessi.

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