In cammino verso Santiago. Da mille anni

Il trend Entrato nella cultura popolare grazie al romanzo di Coelho, il pellegrinaggio oggi spopola sui social. Con La Provincia il primo gioco in scatola realizzato in Italia dedicato al percorso

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Ogni anno migliaia di persone percorrono il Cammino di Santiago. Alcuni partono per motivi religiosi, altri per cercare una pausa dalla frenesia quotidiana, altri ancora per ritrovare un equilibrio interiore. Dietro quei chilometri, però, si nasconde un significato molto più antico e profondo: il viaggio come metafora della conoscenza di sé. Il Cammino di Santiago, infatti, appartiene a una lunga tradizione culturale in cui il movimento nello spazio coincide con il cambiamento interiore.

Ulisse, Dante, Petrarca e Coelho

Nato nel Medioevo come uno dei principali pellegrinaggi della cristianità, il Cammino di Santiago si è trasformato progressivamente da itinerario religioso a esperienza culturale e popolare. Proprio questa evoluzione ha reso il Cammino non solo una meta di fede, ma anche simbolo universale di crescita personale. Già nell’antichità il viaggio era considerato una prova capace di modificare profondamente chi lo intraprendeva.

È il caso di Ulisse, protagonista dell’”Odissea” di Omero, il cui lungo ritorno verso Itaca non è soltanto un percorso geografico, ma un’esperienza di crescita e di consapevolezza. Dopo anni di incontri, ostacoli e tentazioni, l’eroe torna alla propria casa trasformato: il tragitto diventa il mezzo dell’uomo per conoscere sé stesso. Questa idea attraversa anche il Medioevo e raggiunge uno dei suoi vertici nella “Divina Commedia” di Dante. Il poeta apre il proprio cammino con parole diventate simbolo della ricerca interiore: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura» (Inferno, I, 1-2). La selva non è infatti soltanto un luogo fisico, ma rappresenta lo smarrimento e la necessità di intraprendere un percorso di conoscenza e salvezza personale. Il viaggio dantesco attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso diventa così un pellegrinaggio dell’anima.

Anche Petrarca, nell’episodio dell’ascesa al Monte Ventoso raccontato nella lettera “Familiares”, trasforma un’esperienza concreta in una riflessione spirituale. Durante la salita il poeta comprende che la vera elevazione non è quella del corpo, ma quella interiore. Guardando il paesaggio dall’alto, Petrarca si interroga sulla vita e sul rapporto con il mondo. Il percorso diventa dunque espediente per riflettere e interrogare l’anima.

Questa stessa concezione del viaggio come ricerca personale ritorna nel Novecento con “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho. Il romanzo, nato dall’esperienza dello stesso autore lungo il percorso verso Santiago de Compostela, contribuisce a diffondere il pellegrinaggio presso un pubblico internazionale.

Coelho racconta il Cammino come una strada simbolica in cui ogni incontro e ogni difficoltà diventano strumenti di trasformazione. Il successo del libro trasforma Santiago da meta prevalentemente religiosa a esperienza culturale condivisa, fino a renderla un fenomeno popolare.

L’interesse per il Cammino ha trovato inoltre un nuovo impulso con la diffusione dei social. Se in passato il pellegrinaggio veniva affidato a racconti scritti, memorie e testimonianze personali, oggi ogni tappa può essere documentata in tempo reale attraverso fotografie, video e post. Le immagini degli zaini, delle frecce gialle, dei paesaggi attraversati e dell’arrivo davanti alla cattedrale costruiscono un racconto immediato e collettivo.

Nell’immaginario collettivo

Il Cammino diventa così un’esperienza da vivere, ma anche da condividere con gli altri. Questa trasformazione è evidente anche nel cinema, che negli ultimi anni ha contribuito a rendere il pellegrinaggio conosciuto da un pubblico sempre più ampio. Nel film “The Way” (2010), diretto da Emilio Estevez, il Cammino mantiene la sua dimensione esistenziale: il protagonista decide di percorrerlo dopo la morte del figlio, trasformando il viaggio in un percorso di elaborazione del dolore e di rinascita. Più recente è “Buen Camino” (2025), che racconta invece il Cammino attraverso il filtro della satira.

La possibilità stessa di trasformare il pellegrinaggio in una commedia dimostra quanto Santiago sia ormai entrato nell’immaginario collettivo. L’esperienza non è più soltanto religiosa, ma un fenomeno culturale con simboli e stereotipi annessi a tal punto da poter essere oggetto di ironia condivisa.

Dal viaggio di Ulisse alla selva oscura di Dante, dalla salita di Petrarca al successo di Coelho, fino agli schermi e al cinema, il Cammino di Santiago continua a ricordare che ogni viaggio autentico non conduce soltanto verso una meta geografica, ma anche verso una nuova consapevolezza di sé. È forse questa la ragione per cui, dopo quasi mille anni, continua ancora oggi ad attrarre pellegrini e viaggiatori da tutto il mondo.

Un gioco da tavola sull’itinerario: si può acquistare con La Provincia

Si chiama “Il Cammino di Santiago – Gioca il tuo viaggio” (il gioco è in vendita con l’edizione di Como fino al 18 agosto e con quelle di Lecco e Sondrio fino al 31 agosto al prezzo di 18,30 euro + il quotidiano) il primo gioco in scatola realizzato in Italia dedicato al celebre pellegrinaggio, ideato da Dominioni Editore con l’obiettivo di trasformare il viaggio verso Santiago in un’esperienza condivisa, capace di unire cultura e divertimento.

Il percorso prende ispirazione dal Cammino francese, l’itinerario storico che conduce fino a Santiago de Compostela, e permette ai partecipanti di affrontare simbolicamente le tappe del viaggio, tra difficoltà e nuove conoscenze. Come accade nel reale pellegrinaggio, anche nel gioco il valore dell’esperienza non è rappresentato solo dal raggiungimento della meta, ma dal percorso compiuto per arrivarci.Pensato per gruppi da uno a cinque partecipanti, il gioco propone un itinerario composto da 32 tappe e arricchito da 66 eventi che riproducono situazioni e incontri capaci di modificare il cammino dei giocatori. La durata della partita è modulabile: si può scegliere di affrontare un percorso più breve oppure vivere l’esperienza completa fino alle 31 tappe del Cammino. Tra le 108 carte presenti nella scatola, una riveste un ruolo particolare: quella dedicata alla Cattedrale di Santiago, indispensabile per concludere simbolicamente il pellegrinaggio e ottenere la tradizionale “Compostela”, il documento che certifica l’arrivo alla meta.

A rendere particolare l’iniziativa è anche la volontà di raccontare il Cammino non solo come meta religiosa, ma come patrimonio culturale aperto a tutti. Un aspetto che negli ultimi anni ha contribuito alla sua diffusione attraverso libri, cinema e nuove forme di narrazione, fino a trasformarlo in un fenomeno capace di coinvolgere viaggiatori, curiosi e appassionati di tutto il mondo.

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