In un fumetto il viaggio dentro al lutto: «Disegnare come antidoto alla solitudine»

L’intervista Lorenzo Fonda, regista e disegnatore, ha perso la moglie nel 2022: da lì l’idea di “Per aspera ad astra”. Il libro racconta la storia d’amore con lei, talentuosa illustratrice, l’arrivo della malattia e il vuoto dopo la sua morte

Ci sono delle storie che non dovrebbero mai essere raccontate e non perché non lo meritino, ma per il fatto che la loro genesi deriva da qualcosa di profondamente ingiusto, perché sono partorite dal dolore. Il regista e fumettista Lorenzo Fonda e l’illustratrice Elena Xausa erano giovani, felici e innamorati; avevano la cosiddetta “vita perfetta” a New York fino a quando la donna ha scoperto di avere un male terminale, un tumore che l’ha portata via a soli 38 anni, nel novembre del 2022. Fonda ha scelto di raccontare il suo dolore nel fumetto “Per aspera ad astra”, pubblicato da Coconino press lo scorso 10 ottobre, rivivendo la storia d’amore con la moglie, talentuosa illustratrice. Un fumetto insieme tenero e straziante, un’opera che non lascia indifferenti e racchiude il dolore della perdita, il vuoto della solitudine e anche la scelta di reagire celebrando il talento di un’artista il cui talento si poteva ammirare nelle principali riviste internazionali.

Perché ha scelto il fumetto come mezzo d’espressione?

Per commemorarla avevo già organizzato diverse iniziative, la scultura e la mostra, e da sempre il fumetto è il mezzo che ho scelto per raccontare quello che mi capita, nella maniera più libera possibile. Nessuno mi dice come devo farlo. Nel cinema, che è il mio ambiente lavorativo principale, ci sono problemi di produzione, di budget. Nel fumetto apro la pagina e posso disegnare quello che voglio, è il linguaggio definitivo della libertà creativa, lo portavo avanti appena potevo. In più i fumetti non si fanno certo per soldi, chi li disegna lo fa per amore...

Questa è la sua prima opera?

In verità ho autopubblicato due fumetti: nel 2015 “Yo solve Cuba”, resoconto di un viaggio fatto coi miei genitori, e nel 2018 “The uncunny”, una storia di fiction.

Quanto le è stato utile creare “Per aspera ad astra?”

Mi è servito come sfogo terapeutico per l’elaborazione del lutto. All’inizio è stato un percorso, uno sfogo, scritto in inglese; poi ho sentito il bisogno di condividerlo, non volevo fosse un viaggio solo mio. Dopo una cinquantina di pagine ho iniziato a pensare che potesse diventare un libro e sono passato a scriverlo in italiano. Dopo un centinaio ho cominciato a cercare un editore in Italia. Alcuni erano interessati, ma segnalarono il problema che in diverse pagine il testo fosse troppo piccolo e mi dissero che avrei dovuto rifarle. Anche Coconino, con cui ho pubblicato, ha sollevato il problema ma sono stati molto più comprensivi.

Quando ha iniziato il tutto?

Un paio di mesi dopo la morte di Elena, tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. Dopo quel vortice di emozioni mi sono trovato solo con me stesso e mi son detto “perché non buttarle su carta?”. Così è iniziato. Il progetto è poi terminato nell’agosto di quest’anno, dopo quasi tre anni di lavoro.

Ha mai riletto il volume?

Dall’inizio alla fine mai, forse per me sarebbe troppo duro emotivamente rivivere tutta la storia. Mi è capitato ogni tanto di rileggerne una ventina di pagine, a volte qualche spezzone. Sono una persona molto critica, rivedendo alcuni lavori fatti in passato mi vengono i brividi, faccio fatica a farlo. Con questo libro invece ho solo belle sensazioni, sono soddisfatto di come l’ho scritto e disegnato e non sento nessun rigetto creativo. Ho avuto tanti bei feedback che mi hanno trasmesso fiducia.

C’è un nuovo fumetto in programma in futuro?

Ho qualche idea, piccoli spunti di tre righe. Mi piacerebbe iniziare un nuovo fumetto perché per me è la cosa creativamente più liberatoria che possa fare. Purtroppo coi fumetti non si fanno soldi e c’è un lato di eremitismo che da una parte mi piace, dall’altra invece mi manca la possibilità di collaborare con altri. Il mio sogno? Un film di fiction, ho dei soggetti che sto esplorando. Magari prima potrei creare il fumetto e poi presentarmi da un produttore per il film, oppure pensare a un prodotto ibrido. In realtà però con i prodotti ibridi, in genere, ottieni tante pacche sulle spalle e poco altro.

Cosa fa oggi Lorenzo Fonda?

Vivo a Woodstock, due ore a nord di New York. Con Elena stavamo proprio a Brooklyn ma, dopo la sua scomparsa, ho iniziato a fare avanti e indietro dall’Italia e ho conosciuto Hayden. Adesso siamo innamorati e viviamo letteralmente in mezzo ai boschi, una vita totalmente diversa da quella di prima. A quarantasei anni per me è un sogno che si avvera. Adesso mi sto concentrando sul preparare la cameretta di mio figlio, dovrebbe nascere a fine gennaio. Siamo entrambi elettrizzati.

Quale sarà il suo futuro lavorativo?

Penso tornerò a collaborare nel mondo dell’animazione e del cinema, non credo di tornare a lavorare in ambito pubblicitario. Mi proporrò come direttore d’animazione, magari nel campo dei documentari. In più a Marostica, quando sono tornato perché Elena stava male, ho scoperto la passione per lavorare il legno. Creo mobili, ho imparato a scolpire con la motosega. È una cosa molto differente da quello di cui mi occupo abitualmente ma mi piace fare lavori con le mani e sentire l’odore del legno: mi fa sentire vivo.

Una nuova vita, un nuovo amore... con un fumetto come quello che ha pubblicato non c’è il rischio che il fantasma di Elena resti una presenza ingombrante e costante?

Se fosse solo per me non sarebbe un grosso problema ma Hayden, durante la lavorazione di questo libro, ha sentito la presenza di Elena in maniera costante.

Ancora oggi stiamo trovando un equilibrio. Quando ho scelto di fare questo fumetto non ho pensato alla possibilità che un fantasma aleggiasse ma la necessità di mettere le mie emozioni su carta ha sovrastato qualunque proiezione futura. Io questo libro lo dovevo fare.

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