La geografia rinasce online: «Con pillole sui social proviamo a leggere la realtà»
Il progetto Sempre meno insegnata e considerata anche nelle decisioni pubbliche, la geografia però resta una disciplina centrale per capire il mondo. La pensa così Giada Rigattieri, fondatrice della pagina @geografiainpillole
Lettura 1 min.Quando Giada Rigattieri si è iscritta all’università, una parte di lei odiava la geografia, profondamente. La odiava un po’ come tutti quelli che delle lezioni di geografia a scuola ricordano i ritornelli con cui si era costretti a imparare a memoria i nomi delle montagne, dei fiumi, dei laghi, delle diverse tipologie di barbabietola da zucchero. Rigattieri però, che insieme a un gruppo di quattro studiosi tra cui la comasca Lucia Roncoroni, nel 2021 ha fondato la pagina Instagram @geografiainpillole, della geografia ha fatto la sua vita e il suo lavoro.
«Quando avevo diciotto anni ho iniziato a viaggiare - racconta - e così mi sono appassionata al mondo vivendolo». Quindi gli studi in geografia, la specialistica e un master in governo del territorio a Torino e ora il focus sulla pianificazione dei territori e il rischio idrogeologico. Nel mezzo, un progetto per raccontare la geografia sui social.
La pagina che oggi è gestita da Rigattieri , ultima rimasta dei fondatori, con collaboratori è un luogo online dove il sapere geografico viene utilizzato come lente di lettura della realtà. Sulla pagina si trovano spunti per approfondire temi molto vari - il confine tra Haiti e la Repubblica Dominicana, le favelas, le “shrinking cities”, aree urbane molto popolate che perdono costantemente abitanti, il punto di vista implicito della definizione di Medioriente - ma tutti con uno sguardo geografico, che parte cioè dalle premesse metodologiche della disciplina.
«Lo sguardo geografico è molto più importante di quanto si pensi - spiega Rigattieri - Ipotizziamo di dover pianificare lo sviluppo di una città: si contattano gli urbanisti, gli architetti, gli ingegneri... ma i geografi? Nessuno li considera, eppure sono professionisti con uno sguardo a 360 gradi sulla città». Non è una sorpresa che la pianificazione pubblica tenga poco in considerazione questi esperti, se si pensa quanto la materia stessa venga sempre più svalutata a scuola, da quindici anni a questa parte, ovvero da quando la riforma Gelmini del 2010 ha portato ad accorpare geografia e storia nel ciclo di studi delle superiori.
Ora il ministero sta provando a rilanciarla come disciplina autonoma, almeno nel biennio, ma per gli esperti c’è ancora molto da fare. «Sulla nostra pagina capitano molti docenti, in cerca di ispirazione per le lezioni di geografia, spesso si portano dietro anche gli studenti, ce ne accorgiamo quando arrivano 20 follower giovani in blocco ed è bello».
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