«La sfida del Conservatorio oggi è uscire verso la città e farla entrare qui dentro»

Intervista Alberto Dubini, presidente dell’istituzione musicale: «Non solo una scuola di musica: qui c’è tanto altro e vogliamo raccontarlo»

Da quattro mesi si è insediato alla presidenza del Conservatorio di Como, succedendo ad Anna Veronelli, e dagli uffici di via Cadorna si trova ad affrontare le nuove sfide di un istituzione importantissima, forse non ancora abbastanza conosciuta e capita dall’esterno. Per Alberto Dubini si tratta, peraltro, di un ritorno con un nuovo e più importante ruolo: era già stato membro del Cda, nominato dal ministero, negli anni precedenti l’emergenza sanitaria.

Milanese, avvocato, non è un musicista: «In realtà il lavoro del presidente non ha nulla a che fare con la componente musicale, ma si svolge su due fronti: quello interno, cercare di mantenere l’armonia operativa tra le componenti, e poi quello esterno, i rapporti con il Ministero, che è il punto di riferimento. Il mio ruolo è anche quello di collegamento con il territorio».

Quanto è cambiato il Conservatorio in questi anni?

È cresciuto molto in termini di capacità di compiere le sue due missioni, quindi oltre a quella principale, che è, naturalmente, la docenza, riuscire a sviluppare la ricerca e la produzione. Ora è orientato a progetti sfociati nel recupero e nella messa in scena di “Turanda”, l’opera lirica perduta di Antonio Bazzini. Senz’altro un Conservatorio che si è evoluto sotto l’attenta direzione del maestro Vittorio Zago e di chi mi ha preceduto.

Ci sono anche delle criticità?

Ci sono punti che si possono migliorare. Penso, soprattutto, alla proiezione del Conservatorio verso l’esterno, verso il territorio: nonostante il grande successo di “Turanda” e delle produzioni precedenti, in questi mesi non ho registrato la stessa affezione e lo stesso coinvolgimento da parte della città.

Quindi senz’altro lì bisogna lavorare per riuscire, contemporaneamente, a far uscire il Conservatorio dai suoi spazi, ma anche a portare il pubblico al suo interno.

C’è ancora l’idea di un’istituzione un po’ polverosa, che si frequenta per dilettarsi con uno strumento?

Purtroppo. Sta a noi far capire che il Conservatorio è un’università, non è più una scuola di musica che rilasciava un diploma e promuoveva dei talenti esclusivamente votati alla produzione musicale e alla performance: oggi ci sono nuovissime professionalità e anche altri tipi di musica. Si pensa sempre alla classica, ma abbiamo un dipartimento jazz, uno di musica elettronica e oltre ai corsi di livello universitario esistono anche i dottorati, che abbiamo lanciato da poco.

Se c’è un argomento per cui il Conservatorio è, attualmente, conosciuto a Como, anzi, è spesso sulla bocca di tutti, e per la questione dell’assegnazione dei nuovi spazi e il contenzioso che ne è nato.

Il successo del Conservatorio ha portato alla necessità di nuovi spazi che, come è noto, abbiamo ricevuto in concessione dal Comune. Nell’ambito di tutta questa vicenda, in questo momento siamo concentrati a focalizzarci su quelle che sono le attività propedeutiche alla piena capacità di utilizzare quegli spazi e quindi l’aggiornamento dei costi di ristrutturazione, il consolidamento dei finanziamenti deliberati a favore del Conservatorio da parte del Ministero e di enti privati che ci sostengono oltre a una parte importante che dovremo, invece, finanziare in modo autonomo. Di conseguenza stiamo aggiornando i costi di quelli che dovrebbe essere l’attività di ristrutturazione per arrivare ad un capitolato sulla base del quale poi lanciare dei bandi, sia per la ristrutturazione che per il finanziamento della quota ulteriore. Queste sono tutte attività che fortunatamente riusciamo a svolgere in parallelo alla definizione di procedimenti che non ci riguardano e non riteniamo che debbano riguardarci.

Insomma, siete in vigile attesa.

Seguiamo la concessione che abbiamo ricevuto e, di conseguenza, ci muoviamo per cercare di ottimizzare i tempi e far fruttare anche questo periodo che trascorre senza che noi riusciamo effettivamente a usufruire pienamente di quegli spazi.

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