La torre, la chiesa e i dipinti nascosti
Prosegue la serie dedicata ai tesori celati nelle strade delle centro di Como. Via Rodari è una delle più brevi, ma allo stesso tempo più ricche di edifici storici
La via è dedicata ai Rodari, architetti e scultori ticinesi di Maroggia e in particolare a Tommaso, che ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’architettura e della scultura rinascimentale del Duomo di Como. La via ha inizio nella strettoia dopo piazza Verdi e si dilata gradualmente verso piazza Roma, che un tempo raggiungeva la zona portuale del vescovo e del governatore. Sul fianco del palazzo neoclassico di via Pretorio, composto da portico con mezzanino e due piani superiori è posta la targa con la semplice scritta “Via Rodari”. Il fatto che non vi sia esplicitato chi siano stati i Rodari crea un equivoco nella toponomastica perché poco dopo si incrocia la via trasversale, dedicata allo scrittore Gianni Rodari del Novecento.
Grandi famiglie
All’inizio di via Rodari spicca Torre Pantera, interamente costruita in pietra, che è stato edificio di difesa delle potenti famiglie comasche; la base apparteneva alla famiglia Rusconi ed in via Rodari vi è il portale di ingresso romanico ad arco in conci di pietra, successivamente tamponato. Pochi secoli dopo la torre è stata ristrutturata ed alzata dalla famiglia Pantera a difesa dell’adiacente palazzo di residenza. La torre è leggermente più alta del loggiato ad arcate ribassate, che è stato aggiunto ad est con funzione distributiva ai vari piani dell’edificio. A seguito dello scoperchiamento del tetto, provocato nel 2010 dal forte vento (Tivano) è stato eseguito il restauro statico della torre, che ha acquisito stabilità, ma che all’interno è vuota in attesa di una destinazione appropriata, tramontata l’ipotesi di collocarvi il museo della Cattedrale che è in allestimento in via Maestri Comacini.
Adiacente alla torre vi è il prestigioso Palazzo Pantera, restaurato nella prima metà degli anni ’70 con la consulenza dell’architetto Gianfranco Caniggia. A piano terra sono emerse tracce di aperture delle botteghe commerciali, al primo piano le antiche finestre ad arco e sul fianco le due eleganti bifore contornate da muratura bicroma in pietre bianche e nere. Il sopralzo settecentesco è stato evidenziato mediante l’ intonacatura neutra, che lo distingue dal resto della facciata rimasta in pietra a vista. L’edificio ha inglobato preesistenti case a corte del XIII secolo e ha assunto la forma compiuta di palazzo dopo un secolo con la realizzazione del pregevole portale bicromo di via Rodari, del secondo portale sul fianco e delle aperture rinascimentali. Nella parte alta dell’androne si ammirano, separati dalla trave di legno, due cicli di affreschi tardo-settecenteschi. Sono dipinti paesaggi, intervallati da grappoli d’uva e foglie; sul lato verso il lago vi sono paesaggi lacuali con torre e fortificazione a recinto, sul lato verso il Duomo vi sono paesaggi urbani con castelli, di cui uno ricorda il visconteo Castello della Torre Rotonda all’epoca ancora esistente, poi demolito per costruire il Teatro Sociale.
Sull’altro lato della via vi è l’alto edificio di colore rosso, che ha uniformato le case preesistenti sotto le regolari partiture ottocentesche della facciata. In continuità si ammira il lungo edificio di colore giallo, che ha accorpato le antiche case a corte ed ora ospita l’elegante Ristorante Sociale, che all’interno ha un salone affrescato e un imponente camino rinascimentale. Entrando nei due portoni dell’edificio (n. 4 e n. 6), previa autorizzazione, si ha la notevole sorpresa di vedere l’abside romanica della lunga chiesa di San Giacomo, che ci è pervenuta solo per metà. L’abside semicircolare ha una loggia ad arcate sorrette da colonnine, che è percorribile come quella della basilica di San Fedele; sotto la gronda non vi sono però i soliti archetti pensili, ma vi è una graziosa loggetta composta da una ghiera di nicchie in continuità, di forte valenza plastica. Di fronte al Ristorante Sociale, al n. 1 di via Rodari, vi è il Palazzo Valli-Bruni che presenta l’elegante facciata. Il palazzo è frutto dell’accorpamento di case medievali, che avevano botteghe a piano terra e residenze ai piani superiori; nel Settecento è passato alla Curia che ha ricavato abitazioni per il clero. Nel 1820 l’architetto Melchiorre Nosetti ha progettato l’attuale assetto del palazzo con l’ampio cortile, che ha due porticati fronteggianti con colonne binate, arcate a serliana e pavimentazione a selciato di ciottoli colorati. La facciata neoclassica è a tre piani e presenta a piano terra il bugnato, al primo piano aperture sormontate da timpani alternati triangolari e tondi, al secondo piano finestre dalle sobrie cornici. Il palazzo è sede dell’Accademia Giuditta Pasta.
Di fronte al Palazzo Valli-Bruni al n. 2 di via Rodari inizia il complesso monumentale Odescalchi-Pedraglio che si prolunga sino a piazza Roma. Nel recente restauro sono emersi due portali medievali; nella chiave di volta del primo è scolpito lo stemma della famiglia, che è stato purtroppo in parte cancellato. Il Palazzo Odescalchi-Pedraglio testimonia l’evoluzione della città nel tempo; sono infatti rinvenute alla luce le ampie arcate, un tempo aperte su strada in quanto connesse con l’ubicazione dell’edificio verso la zona portuale. La fase medievale del complesso è antecedente all’innalzamento del livello del lago, dovuto alla realizzazione (1335-1338) del Ponte Visconteo di Lecco che ha ridotto notevolmente la portata dell’Adda; ciò si evince dall’altezza ridotta delle arcate. Nelle facciate del palazzo sono evidenziate le antiche aperture per leggere la complessità dell’organismo, ma non è compromessa l’unitarietà dell’immagine che il palazzo ha assunto nel Seicento. Nei saloni e nelle stanze interne vi sono affreschi contornati da stucchi decorativi e alcuni soffitti a cassettoni lignei dipinti.
Tra Palazzo Valli-Bruni e piazza Roma si apre lo stretto sagrato della chiesa di San Provino o Probino (secondo vescovo di Como dopo Felice), che è di origine altomedievale in epoca longobarda. La chiesa all’origine aveva una semplice navata; poi è stata ampliata con l’aggiunta di una navatella sul lato verso il lago. Nel Medioevo la chiesa è stata per secoli soggetta al “giurispatronato” dell’illustre famiglia De Orchi, dalla quale è derivato il toponimo di “piazza dei Liocchi” e successivamente di “piazza delle Oche” assegnato all’attuale piazza Roma. Nel sagrato di San Provino si ammira il campanile in pietra di Moltrasio, tipico dell’architettura romanica; dal basso verso l’alto la larghezza delle aperture si amplia gradualmente: in basso vi è la semplice fessura verticale, a metà la monofora a tutto sesto e sopra la caratteristica bifora; la cella campanaria è stata aggiunta successivamente in epoca barocca. La chiesa di San Provino è stata parrocchiale dal XII secolo sino alla fine del XVIII secolo quando è stata inglobata nella parrocchia del Duomo.
Il matrimonio di Alessandro Volta
La celebrazione più importante è avvenuta il 22 settembre 1794 quando la chiesa ha fatto da cornice alle nozze tra la parrocchiana contessa Teresa Peregrini e lo scienziato Alessandro Volta della parrocchia di San Donnino. La chiesa, essendo vicina al Duomo e poco frequentata, è da poco stata assegnata alla parrocchia ortodossa romena, dedicata a San Gerarca Gregorio Palamas ed è dotata di iconostasi. È necessario concordare l’entrata nei tempi compatibili con le esigenze del culto, perché l’interno è notevole e merita una visita guidata. Nella navatella verso lago in epoca tardo-gotica sono state ricavate quattro cappelle, decorate agli inizi del Seicento con pregevoli affreschi della scuola del pittore Pierfrancesco Mazzucchelli detto il Morazzone. Nel Settecento la cappella dedicata a Santa Marta è stata chiusa e trasformata in sagrestia, ma negli anni Settanta è stata riaperta ripristinando la continuità delle cappelle. La bottega di Tommaso Rodari, a cui è dedicata la via, ha realizzato nella cappella di San Rocco (seconda sul lato nord) il pregevole rilievo marmoreo che rappresenta un episodio della vita del Santo con il cane, che nell’iconografia lo accompagna come simbolo di fedeltà. La brevissima via Rodari è davvero singolare perché inizia con Torre Pantera, simbolo dell’importanza militare della zona presso l’antico porto, lascia intravedere la celata abside romanica di San Giacomo e termina, a confine con piazza Roma, nel sagrato della chiesa di San Provino, luogo di ininterrotta devozione nei secoli: dal culto cattolico altomedievale all’attuale culto ortodosso romeno.
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