L’impotenza umana vista e raccontata dallo Spazio

Oltre la soglia Nel romanzo “Orbital” Samantha Harvey narra l’esperienza di sei astronauti sull’Iss, mentre ruotano intorno alla Terra. La loro prospettiva da lassù parla però di noi quaggiù e di quanto, spesso, ci sentiamo persi

Se doveste essere inviati nello spazio domani, dove andreste e quale sarebbe la vostra missione? Con questa domanda provocatoria e immaginifica si è aperto l’ultimo incontro del gruppo di lettura “Leggère Book Club”, che lunedì 23 marzo si è ritrovato alla libreria La Ciurma, a Como, per discutere insieme ai propri partecipanti del romanzo letto durante il mese in chiusura. Le regole del gruppo di lettura sono semplici: un libro ogni 30 giorni (o quasi), un tema annuale che unisce tutti i titoli proposti, un incontro mensile e, soprattutto, uno spazio in cui confrontarsi sulla propria esperienza di lettura, condividere opinioni e riflessioni. Ogni incontro si apre con una domanda che invita i partecipanti a entrare nei temi e nelle atmosfere del libro in prima persona. A ciascuno viene chiesto di affidare la propria risposta a un post-it, che viene raccolto e letto a fine serata, in un momento conclusivo.

La scrittura dipinge il pianeta

A marzo l’incontro mensile è stato dedicato a “Orbital”, romanzo dell’autrice britannica Samantha Harvey e terzo titolo della costellazione di letture del 2026, dedicate al tema “Mare incognitum - oltre la soglia”. Vincitore del Booker Prize 2024 (uno dei più alti riconoscimenti della letteratura internazionale), “Orbital” racconta il superamento del confine tra Terra e spazio, seguendo le sedici orbite che sei astronauti compiono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) nell’arco di una giornata terrestre. Una prima scintilla dell’interesse di Harvey per lo spazio e l’astronomia nasce nei primi anni 2000, quando l’autrice lavora all’Herschel Museum of Astronomy di Bath, il luogo in cui nel XVIII secolo fu scoperto il pianeta Urano. E questa prima esperienza ha dato vita ad un lungo ed attentissimo lavoro di ricerca, condotto in collaborazione con la Nasa e l’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea), grazie alle quali l’autrice ha approfondito i meccanismi che regolano la vita degli astronauti nello spazio. Il frutto di questo studio emerge con chiarezza nel romanzo: la quotidianità degli astronauti è narrata con una precisione tale da far venire il dubbio che non sia stata Harvey stessa ad essere lanciata sull’Iss. Ma in questo percorso di studio e costruzione del romanzo, una scelta appare quasi paradossale: quella di evitare qualsiasi contatto con gli astronauti che sull’Iss sono stati davvero. In realtà, questa decisione è giustificata dalla volontà di non voler ispirare i personaggi del suo romanzo ad un “modello” già presente, ma di avere la libertà creativa di costruirli da zero.

Pubblicato alla fine del 2023 nel Regno Unito ed approdato in Italia nel 2025 grazie alla casa editrice milanese NN Editore, il romanzo è stato definito dall’autrice stessa una «pastorale spaziale»: una narrazione quindi contemplativa, diluita nel tempo e ricca di descrizioni. Harvey, con la sua scrittura poetica, dipinge il nostro pianeta una pennellata dopo l’altra: dal rosa dei laghi inquinati in Bangladesh, al color cuoio delle pianure brulle del New Mexico, la Terra appare come un dipinto tridimensionale in continua evoluzione, in grado di mostrare sempre facce e sfaccettature diverse, complice la luce del Sole. “Orbital” riesce a trovare un punto di incontro tra la quotidianità della vita sull’Iss, fatta di forchette attaccate col velcro alle pareti e letti fluttuanti in assenza di gravità, e la meraviglia – profonda e poetica – nel sentirsi così piccoli di fronte al nostro pianeta. L’obiettivo del romanzo è proprio quello di raccontare, comunicare, trasmettere lo stato emotivo che si può provare nell’assistere a tanta bellezza: è un inno d’amore alla Terra.

Nella testa dei cosmonauti

Con la stessa ciclicità con cui propone descrizioni liriche di ciò che si offre allo sguardo dall’oblò della Iss, il romanzo intreccia pensieri e ricordi dell’equipaggio. Si tratta di astronauti e cosmonauti formati attraverso anni di addestramenti rigorosi e faticosissimi, necessari per garantirne la sopravvivenza in un ambiente tanto estremo e fragile. Il loro è un percorso che risponde a una vocazione profonda, capace di sostenere una disciplina totalizzante e una distanza prolungata da ogni forma di quotidianità terrestre. Una volta raggiunto lo spazio, tuttavia, le prospettive cambiano in modo radicale.

Il tempo si dilata, le distanze si ridefiniscono, i legami si trasformano, e soprattutto si impone una dicotomia emotiva che oscilla tra potenza e impotenza. Da un lato la percezione di aver raggiunto un obiettivo straordinario e un luogo precluso alla maggior parte degli altri esseri umani, di poter vedere insomma ciò che pochi vedono; dall’altro, questa stessa condizione è racchiusa entro i limiti di una capsula dalla quale non è possibile uscire. L’equipaggio osserva fenomeni di portata immensa, come il formarsi di un tifone sulle Filippine, riceve la notizia della morte della madre di una di loro, tutto nella consapevolezza di non poter intervenire. In questa tensione si riflette una condizione che appartiene anche alla contemporaneità, segnata da una crescente esposizione alle notizie che giungono dal mondo, dalla crisi climatica ai conflitti, fino alle trasformazioni sociali, senza che a questa conoscenza corrisponda una reale capacità di incidere. Il romanzo, tuttavia, non assume mai toni drammatici. La scrittura resta attraversata da un senso di profonda infatuazione nei confronti della Terra, l’unica casa possibile per l’umanità. Non a caso, l’unica linea narrativa che presenta una progressione riconoscibile, con un inizio, uno sviluppo e una conclusione, si svolge proprio sulla Terra e introduce una possibilità di compimento che riequilibra la sospensione dominante.

Luoghi inaccessibili con Armfield

La sensazione di impotenza e l’esplorazione di luoghi inaccessibili trovano un riscontro in “Le nostre mogli negli abissi”, romanzo della scrittrice inglese Julia Armfield. Anche in questo caso la prospettiva si struttura attorno a un “lassù” e un “laggiù”, intesi non solo come coordinate spaziali ma come forme dello sguardo. In “Orbital” la Terra è osservata dall’alto, insieme vicina e irraggiungibile; nel romanzo di Armfield, il fondale marino assume i tratti di uno spazio altro, quasi alieno pur restando terrestre. Chi attraversa questi ambienti è consapevole che l’esperienza comporta una trasformazione profonda, che investe il corpo, la mente e la percezione. Ne deriva una tensione tra prossimità e alterità, fra ambizione e possibilità, fra conoscenza e azione. Lo spazio e gli abissi diventano così luoghi di osservazione e insieme di perdita di controllo, in cui comprendere non implica poter intervenire, ma porta a misurarsi con il limite della propria azione.

Resta, in filigrana, una domanda che attraversa tanto il romanzo di Harvey quanto quello di Armfield: cosa significa, per chi le attraversa, fare i conti con esperienze che cambiano in modo definitivo la percezione di sé e del mondo? Che si tratti dello spazio o del fondo dell’oceano, ciò che emerge non è tanto una risposta, ma la ridefinizione dei limiti entro cui la risposta può essere cercata.

La rubrica mensile: una bussola tra libri e temi contemporanei

Una volta al mese, a partire da oggi, Josette Elisa Bonomi e Gaia Clerici, fondatrici di Leggère Book Club, proporranno novità editoriali e romanzi dimenticati, interviste con scrittrici e scrittori e percorsi tematici che si intrecciano a questioni contemporanee. Le loro incursioni letterarie saranno una piccola guida tra le numerose proposte del panorama editoriale italiano e internazionale, e vi accompagneranno in luoghi letterari inattesi, per interrogare le storie che scegliamo di abitare.

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