Cultura e Spettacoli
Giovedì 05 Febbraio 2026
Mapplethorpe, la provocazione del classico
Mostre Milano omaggia il grande fotografo newyorkese. “Le forme del desiderio” lo racconta con oltre 200 opere. L’antologica parte da collage e Polaroid. Poi ritratti iconici (da Patti Smith a Isabella Rossellini), nudi scultorei e fiori
«Uno degli obiettivi di questa mostra, oltre a rendere omaggio al grande maestro statunitense, è di liberarlo dal cliché che relega la sua pratica a una fotografia provocatoria. Mapplethorpe è molto di più e molto altro. Dentro le sue fotografie è custodito il desiderio di raggiungere un sogno fatto di quieto equilibrio. Un’armonia affine alle forme di Michelangelo, Bernini e Canova, che sono riusciti ad ammorbidire il marmo, rendendolo quasi più erotico del corpo vero».
Il curatore Denis Curti introduce così “Le forme del desiderio”, la mostra antologica dedicata da Milano al grande, raffinato e controverso artista americano, promossa dal Comune e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York, visitabile negli spazi espositivi di piazza Duomo fino al 17 maggio.
Secondo atto di una trilogia
È il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha mosso i primi passi a Venezia nel 2025 (“Le forme del classico”) e proseguirà poi a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, dal 29 maggio al 4 ottobre con “Le forme della bellezza”.
«Non è una mostra itinerante - spiega il presidente di Marsilio Arte, Emanuela Bassetti - ma in tre tappe con temi diversi. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto dell’opera di Mapplethorpe. È un’occasione unica per conoscerlo, a 43 anni dall’esposizione curata da Celant a Venezia».
La mostra milanese offre un’ampia selezione delle opere - oltre duecento - più iconiche, potenti, anticonformiste del fotografo statunitense (New York 1946-Boston 1989), arricchita da una raccolta di scatti inediti, per offrire ai visitatori l’opportunità di incontrare l’opera di uno tra i più originali artisti del XX secolo. L’esposizione rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 e «il curatore - si legge nella presentazione - accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica».
Il percorso espositivo
Accompagnano la mostra il podcast - disponibile su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - “Mapplethorpe Unframed” di Nicolas Ballario e il catalogo di Marsilio Arte, che ne indaga la vasta produzione attraverso 257 opere. La mostra antologica, descritta nel dettaglio dal curatore in sede di presentazione, parte da una sezione dedicata ai collage, il primo linguaggio artistico utilizzato da Mapplehorpe «quando ancora non conosceva la fotografia», incontrata a fine anni ’60 quando ricevette in dono la sua prima Polaroid. Episodio che segnò un punto di svolta nella sua produzione artistica, poi cristallizzata con il passaggio alla Hasselblad a metà degli anni ’70.
Nelle sezioni successive si ha modo di immergersi nelle magistrali gallerie di ritratti in bianco e nero, che restituiscono le icone delle sue muse, la cantante Patti Smith e la body builder Lisa Lyon, oltre a tanti protagonisti della scena artistica newyorkese degli anni ’70-80, da Andy Wahrol a Debbie Harry, da Richard Gere a Grace Jones, a Yoko Ono e Isabella Rossellini.
Segue la sezione di autoritratti, dai più ambigui e provocatori a quello con il volto emaciato, di congedo, poco prima della morte di Aids a soli 42 anni. E per chiudere il mix tra nudi e fiori, con corpi maschili che «diventano bronzee sculture viventi che si ergono a portatrici di una bellezza senza tempo», fotografate con un approccio non stereotipato che «celebra ed esalta la corporeità con una raffinatezza capace di riflettere le leggi di morbidezza e poetica infatuazione proprie della cultura classica». Così il tempo gli ha reso giustizia, riconsegnando all’arte il fotografo censurato e messo all’indice come un provocatore.
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