Cultura e Spettacoli
Giovedì 22 Gennaio 2026
Nell’arte di Escher, c’è la geometria di uno spazio senza fine
La mostra Al Mudec un viaggio nello stile straniante ed evocativo di un artista che ragionava sulle forme del mondo. Dal dialogo con i matematici fino all’incontro con l’iconografica islamica, sempre interessato all’imperscrutabile
Mancano pochi giorni alla chiusura dell’esposizione dedicata all’incisore olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1972) ospitata a Milano al Museo delle Culture (Mudec). Tra le molte mostre interessanti promosse dal Comune meneghino negli ultimi anni, questa è in particolar modo speciale perché ha il potere di trascinare lo spettatore in un mondo straniante, fortemente evocativo e conturbante, grazie ad un segno impeccabile, il cui stile, una volta incontrato, non si dimentica più.
Pensiero razionale
È una ricerca costante, la sua, che inizia dagli anni della formazione (circa 1920-1922), sotto la guida di S. Jessurun de Mesquita, docente alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem, e che prosegue via via con sempre maggiore consapevolezza e sistematicità, fino alle opere della maturità, come, ad esempio, la serie delle xilografie, “Limiti del cerchio I, II, III e IV (1958- 1959)”, le cosiddette “tassellazioni del limite” che ben riflettono le sue meditazioni sul concetto di infinito e di eternità.
Perché di questo si tratta: esplorare lo spazio -non finito, appunto- attraverso rappresentazioni teoricamente illimitate all’interno di un piano che ha confini precisi. Sono sequenze iperboliche dove le figure si rimpiccioliscono e si moltiplicano via via che si avvicinano al perimetro esterno della pagina, pur mantenendo invariate le loro proporzioni metriche, come viene spiegato nel capitolo introduttivo dello splendido catalogo, “M. C. Escher, una vita tra arte e scienza”, di F. Giudiceandrea.
Non sono illusioni ottiche, ma -seppure all’interno di una visione esoterica, intuitiva e molto meditata- si tratta di rappresentazioni di concetti astratti che Escher riesce a formulare anche grazie al dialogo con i matematici, in particolare con lo scienziato H. Coxeter, con il quale, scopre di avere molte cose in comune. Oltre a un metodo di lavoro fondato sulla sperimentazione accanto a riflessioni teoretiche, il tutto trattato con un rigore estetico straordinario, è “il modo di pensare matematico” dell’artista olandese che affascina Coxeter, noto nel mondo accademico per la sua visione della geometria legata all’intuizione e alla capacità di visualizzazione spaziale.
Si conobbero nel 1954. Ad Amsterdam si stava svolgendo il Convegno internazionale dei matematici e in contemporanea, voluto espressamente dagli organizzatori, era aperta nel prestigioso museo nazionale, lo Stedelijk Museum, un’esposizione di Escher.
Mistero che affascina
«Lo spazio è un mistero. Non lo vediamo, non lo sentiamo, non lo tocchiamo… Ci stiamo in mezzo, ne siamo parte, ma non ne sappiamo niente», scriveva Escher (1963). Una fascinazione che trova nel saggio “Divisione regolare di un piano” del 1958 una testimonianza letteraria: un’ampia riflessione e spiegazione del suo lavoro.
Inizia con queste parole: «L’artista grafico ha, dentro di sé, qualcosa del trovatore: ripete in ogni stampa la stessa canzone, che provenga dal blocco di legno, dalla lastra di rame o dalla pietra litografica (…..). Il grafico comunque, è come il merlo che canta sulla cima dell’albero. Ripete più volte la sua canzone, tutta intera a ogni esecuzione».
Poche parole che hanno già in nuce i temi centrali del suo pensiero, come alcune pagine dopo, egli stesso menzionerà: «Ripetizione e moltiplicazione». Due concetti che prendono forma definitiva dopo il viaggio a Granada dove si era recato con la famiglia prima di rientrare in Olanda nel 1936. Per quattordici anni, dal 1922 al 1936, Escher aveva vissuto a Roma, una città che aveva molto amato, incidendo vedute di borghi arroccati sulle colline e di paesaggi in prevalenza montani del sud Italia dove già si poteva percepire il suo interesse per il processo costruttivo della forma. Mai realistica, seppure precisa. Più luoghi della mente che spazi vissuti.
A Granada l’assenza di vuoto
Ma è l’incontro con l’arte islamica, con la civiltà andalusa del XIV e del XV secolo, ben rappresentata nelle decorazioni murali dell’Alhambra di Granada che lo colpisce nel profondo. Un’arte, di cui in mostra sono presentati esemplari di particolare bellezza (piastrelle, ciotole, piatti, mattonelle), dove non esiste il vuoto e i cui motivi decorativi geometrici e floreali, mai zoomorfi o antropomorfi, si rincorrono all’infinito. Una sequenza di poligoni astratti, dalle forme stilizzate e dai colori accesi che creano un pattern visivo sostanzialmente ininterrotto. È dopo questo breve soggiorno che si accentua il suo interesse per la suddivisione o per il riempimento del piano con figure che si incastrano perfettamente le une con le altre, secondo precisi criteri simmetrici, senza lasciare alcuno spazio intermedio. Sono le cosiddette tassellazioni, un modo tutto suo per indagare le regole dello spazio.
Non quindi semplici decorazioni, ma strumenti d’interpretazione del mondo che ci circonda. Una grammatica visiva fondata su un universo grafico di eccezionale raffinatezza per capire lo spazio “imperscrutabile”.
Come e quando visitare la mostra
La mostra “M.C. Escher Tra Arte e Scienza” è realizzata con il coordinamento di F. Giudiceandrea, a cura di C. Bartocci, P. Branca, C. Salsi, con S. Balbiani, in collaborazione con Kunstmuseum Den Haag, Mudec Museo delle Culture Milano. Dopo l’apertura il 25 settembre 2025, sarà possibile visitarla fino all’8 febbraio 2026. Catalogo 24 Ore Cultura.
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