Nostalgia al centro: un Sanremo in velocità che ricorda il passato

Pronti,via Mentre lo spettro di Baudo aleggia sul palco. Conti manda avanti gli artisti in rapidissima successione. Il primo tormentone è (ma dai) di Elettra Lamborghini

“Balorda nostalgia” non è solo la canzone di Olly che ha vinto l’anno scorso (lo ricordavate?), ma potrebbe essere il leit motiv della 76a edizione del Festival di Sanremo che parte con la voce di Pippo Baudo, mattatore di undici edizioni, scomparso il giorno dopo l’ultimo ferragosto.

È lo spettro che si aggira sull’Ariston che vede, per la prima volta, Laura Pausini intenta non a cantare, ma a co – condurre con Carlo Conti. Da qualche anno, la prima serata è sempre la più dura, con la scelta di proporre subito tutte le canzoni, che quest’anno sono ben trenta, un’infinità. Conti sceglie di allungare immediatamente il brodo, immettendo una bella dose di melassa riproponendo Olly. Anche l’ingresso di Laura Pausini è stato affidato a un video di Super Pippo.

Rompe il ghiaccio “Che fastidio!”

A Ditonellapiaga il compito di rompere il giaccio con una canzone velocissima, “Che fastidio!”. Dopo di lei sfilano Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei e Dargen D’Amico, prima che il teatro renda omaggio a un altro suo vecchio amico: Peppe Vessicchio ci ha lasciato qualche mese dopo Pippo. È stato uno dei più riconoscibili e simpatici direttori d’orchestra della manifestazione, si è prestato a mille scherzi e a tante operazioni benefiche, la sua è sicuramente un’assenza che pesa.

Ma anche questa celebrazione è un po’ frettolosa: il festival per Carlo Conti è tutto un susseguirsi di cose veloci, che non ammette ritardi o distrazioni. Solo gli ospiti hanno un po’ di agio: Can Yaman insegna un brano turco alla Pausini in uno di quei siparietti che oggi verranno ripresi da tutti i tg della Rai. “Kuzu kuzu” è un successo di Tarkan, ma il punto è che ci sono tante Z e Laura, da buona romagnola, fatica a pronunziare quella lettera senza renderla sibilante. Ci sono degli autori pagati, probabilmente non troppo profumatamente, per uscirsene con queste gag da avanspettacolo. Forzatamente iconico il confronto tra le due tigri: il Sandokan attuale e quello storico, Kabir Bedi che, a 80 anni compiuti da poco, non ha perso un briciolo del carisma ostentato a suo tempo nello sceneggiato (non si diceva ancora fiction) che lo ha lanciato mezzo secolo fa.

ON o NO?

Quando è nato lui, nel 1946, la signora Gianna Pratesi, oggi splendida centocinquenne, andava a votare per la prima volta al referendum del 2 giugno 1946, quello che sancì la nascita della Repubblica italiana. Meno male che in quell’occasione non c’era da scegliere tra sì e no, perché altrimenti ora si discuterebbe all’infinito dell’ingerenza del Festival sull’imminente consultazione che tremare Roma fa (Carlo Conti evita accuratamente di nominare la parola “referendum”, un po’ come quando ricorda “i nostri nonni e le nostre nonne che hanno dato anche la vita per la nostra libertà” non menziona la Resistenza). Ma la signora, quando le viene chiesto di rivelare per chi aveva votato, dice «Noi eravamo sicuri, in famiglia, tutti di sinistra. Non sopportavamo i fascisti». Chissà cosa avrebbe pensato Pucci. Giorgia, in quel momento, avrà cambiato canale.

C’è da dire, in questo senso, anche di Luché che è apparso con una scritta sulla mano che, a seconda del verso in cui si guarda, può essere un innocuo “ON” o uno schieratissimo “NO”. Ma nessuno sembra accorgersene sul palco, anzi, c’è anche un saluto per Sergio Mattarella.

Il primo grande tormentone di questo Sanremo arriva grazie a Elettra Lamborghini che inneggia “Viva viva viva la Carrà”: sicuramente nelle radio sbancherà. Tiziano Ferro non ha voluto partecipare e arriva, quindi, come super ospite. La scusa è festeggiare i venticinque anni di “Xdono” (di nuovo la balorda nostalgia) e lanciare il nuovo singolo “Sono un grande”. “Sei un mito”, “Nella notte” e “La regina del Celebrità” sono le tre canzoni scelte da Max Pezzali per il primo dei medley che proporrà in playback ogni sera, implacabilmente, dalla nave crociera dello sponsor. La fine giunge attorno alle 2 del mattino e non poteva essere altrimenti: la signora Pratesi stava dormendo già da un bel pezzo o, almeno, glielo auguriamo.

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