Raphael Tobia Vogel: «Le storie d’amore? Questione di fisica»

Teatro Regista dello spettacolo “Costellazioni”, in scena per il programma Prosa off del Sociale di Como

La Prosa off torna in scena, stasera, giovedì 11 gennaio, alle 20.30, al Teatro Sociale di Como. Il programma della Stagione Notte prevede lo spettacolo “Costellazioni”, un lavoro tratto dal testo del drammaturgo britannico Nick Payne, diretto da Raphael Tobia Vogel.

Proprio con il giovane regista, che dopo aver esordito nel mondo del cinema, sta facendosi strada anche sulle scene (è alla sua sesta regia teatrale), esploriamo questo nuovo spettacolo, perfettamente in tema con la stagione “spaziale” del Sociale, dal titolo “Gleam -X. Lo spazio sconosciuto” ma soprattutto basato su una drammaturgia davvero insolita che mescola una storia d’amore addirittura con le leggi della Fisica quantistica.

I biglietti per lo spettacolo, che costano 20 euro più prevendita, sono in vendita online su www.teatrosocialecomo.it e alla biglietteria del Teatro. Info sul sito e allo 031/270170.

Si ricorda anche che la serata è inserita anche all’interno dell’abbonamento Under30 e sarà preceduta da un evento dell’associazione Arcigay Como.

Vogel, per questa sua nuova esperienza teatrale (che segue altre messinscene come Per Strada, Buon anno, ragazzi, Marjorie Prime, Mutuo Soccorso), ha scelto il dramma di Payne, costruito in modo molto particolare…

Sì. Va in scena la storia d’amore di Elena, una cosmologa e di Pietro, agricoltore. L’elemento interessante è che, obbedendo alle leggi della Fisica quantistica, immaginiamo che esistano, simultaneamente, tanti mondi paralleli, in cui la storia dei due protagonisti si svolge contemporaneamente, ma in tanti modi diversi. Lo spettatore, attraverso lo svolgersi del racconto, può cogliere segmenti di tante “diverse storie” di Elena e Pietro. Ad ogni interruzione di pagina, vi è un cambio di universo. Per ogni scelta ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in maniera diversa. Tutto è possibile e si cerca di rappresentarlo nello spazio e nel tempo di una rappresentazione teatrale.

Una vera sfida.

Registicamente è davvero una prova molto interessante perché si crea un meccanismo in cui le scene devono incasellarsi perfettamente anche grazie all’uso sapiente della parola. Senza rivelare troppo di quanto vedrete in scena, posso dire che la vicenda si sviluppa in questa frammentazione attraverso i diversi “mondi possibili” e anche lungo due linee narrative che procedono in modo opposto, raggiungendo un punto statico che culmina nell’evento fondamentale della storia.

Sicuramente una struttura curiosa che sa di puzzle da risolvere. Come reagisce il pubblico?

Ho visto reazioni molto diverse anche perché la stessa esperienza di chi guarda può essere molto diversa da spettatore a spettatore. Al Sociale lo spettacolo sarà proposto frontalmente, ma abbiamo anche la possibilità di utilizzare una piattaforma intorno alla quale il pubblico si dispone circolarmente da diversi punti di vista che modificano anche la fruizione.

Questa idea di molteplici mondi e del moltiplicarsi delle nostre vite crea un’impressione di straniamento?

Ci sono diverse possibili chiavi di lettura. Lo stesso autore della drammaturgia ce le palesa. Da una parte, potremmo vedere messa in crisi l’esistenza del libero arbitrio, visto che in ognuno dei mondi possibili, la storia ha comunque la stessa durata. D’altra parte, però, i più romantici vedono il proprio destino come unico. In conclusione possiamo però dire che, come i personaggi di questa storia teatrale, ognuno di noi, ogni giorno, mette in gioco se stesso, la propria vita, la propria identità.

In scena vedremo due soli attori, Elena Lietti e Pietro Micci, che hanno ottenuto recensioni lusinghiere…

Sì, abbiamo lavorato molto bene insieme (Lietti ha anche ottenuto il Premio Nazionale Franco Enriquez 2022 come Miglior attrice per questo spettacolo ndr). La scelta di volere due soli personaggi sulla scena ci permette di creare un’atmosfera molto intima in cui il pubblico risulta coinvolto fin dalle prime battute. A questo contribuisce anche la scelta di una scenografia essenziale con un ruolo importante giocato dalle luci, grazie al lavoro di Nicolas Bovey e Paolo Casati.

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