«Reinventarsi a 60 anni, l’età per scelte audaci»
Il libro. Csaba Dalla Zorza, conduttrice di “Cortesie per gli ospiti”. Oggi presenta alla Ubik il nuovo romanzo “Io sono Adele” edito da Marsilio
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Un’ospite molto amata, Csaba dalla Zorza, arriverà oggi pomeriggio, alle 18, a Como, per la rassegna “Storie in piazza”, organizzata dalla Libreria Ubik, in piazza San Fedele. In caso di maltempo, l’incontro si terrà all’interno della libreria. L’ingresso è libero fino all’esaurimento dei posti disponibili. L’autrice, volto popolarissimo, conosciuta, in particolare, per il programma “Cortesie per gli ospiti”, presenta, in un dialogo con Rachele Bianchi Porro, “Io sono Adele”, il suo secondo romanzo, edito da Marsilio.
Signora Dalla Zorza, dopo il grande successo di “La governante”, ecco una nuova prova narrativa. Si aspettava il calore che ha accolto il primo romanzo?
Sapevo di avere un pubblico affezionato da tempo, avendo pubblicato 23 libri precedentemente. Tuttavia, scrivere libri di cucina è molto diverso. Non avevo aspettative, avevo semplicemente paura. L’affetto che i lettori mi hanno dimostrato, unito a quello dei librai che mi hanno sostenuto, mi ha dato il coraggio di continuare con il secondo romanzo. È stata una bellissima sorpresa.
La nuova storia è il seguito naturale di “La governante”, pur avendo una sua autonomia. Senza rivelare troppo, quali i fili che collegano i due romanzi?
Il filo che collega il secondo romanzo al primo è semplicemente la protagonista, che è la stessa donna. “La governante” termina consegnandola alla sua nuova vita, quella che sceglie per sé il giorno del suo sessantesimo compleanno. “Io sono Adele” ci accompagna dentro quelle nuove giornate francesi, dando a chi legge anche la versione privata della storia, raccontata dalla protagonista (il primo romanzo è uno sguardo su di lei attraverso gli occhi della famiglia).
Adele riesce a reinventarsi a sessant’anni, nel momento che spesso viene considerato l’uscita di scena, soprattutto per le donne. Un messaggio di speranza? Un’esortazione alle donne (e non solo)?
Il mio messaggio vuole essere rivolto soprattutto alle donne, è vero, forse perché per noi la terza età è sempre stata vista come un punto di svantaggio. Invece sono convinta che oggi non sia affatto così. A 60 anni siamo ancora nel pieno di tutte le nostre capacità, anche della bellezza e dei desideri, in più abbiamo cresciuto i figli e si libera uno spazio sia fisico che mentale. Oggi è il momento di osare. Sessant’anni può essere l’età giusta per fare ciò che prima non abbiamo avuto il tempo (o il coraggio) di fare.
La Provenza e la Francia, in generale, è “casa” per Csaba dalla Zorza. Non una cornice ma un luogo dell’anima?
Ho vissuto nel Sud della Francia per sette anni e studiato cucina classica a Parigi. Sicuramente per me è la seconda patria. Non una cornice, ma un posto dove mi sento a casa, a mio agio. Il luogo dell’anima, per me, è la mia famiglia.
I suoi libri raccontano il concetto di “cura”, per sé e per gli altri. Una medicina per i momenti difficili e in questi tempi difficilissimi?
Credo che prendersi cura degli altri sia un modo per fare del bene a noi stessi. L’ho imparato (indirettamente) da Madre Teresa di Calcutta. La sua vita mi ha sempre affascinato, sin da ragazza. Aiutare ci aiuta, chi lo fa, lo sa. Questi tempi non sono solo difficili, sono permeati da una crescente assenza di tempo per le relazioni. Prendersi cura degli altri significa dare valore alla relazione.
La protagonista, pur emancipata e privilegiata, sceglie volontariamente quello che a molti apparirebbe un “passo indietro”. L’emancipazione vera sta solo nella ricerca della propria idea di felicità?
L’emancipazione di Adele passa innanzitutto per i punti fermi del femminismo: il suo battersi per la parità di genere a casa e sul lavoro; voler essere indipendente a livello economico sia dalla famiglia di origine che dal marito; scegliere con la propria testa, senza farsi influenzare; superare gli stereotipi di genere. Adele è una femminista convinta. La sua felicità viene alla fine.
In Adele troviamo moltissimo di Csaba. Si nota soprattutto il bisogno di “regole” della protagonista che ricorda la maestra di galateo, severa ma giusta, di “Cortesie per gli ospiti”. Che ne dice?
Credo che il titolo del romanzo spieghi tutto. Lei è me e io sono lei, anche se le storie delle nostre vite sono diverse. Ma le nostre anime sono affini.
Allargando un po’ l’obiettivo, il cibo ricopre, nella sua storia, personale e professionale, grande importanza. Cosa significa cucinare?
Questa è una domanda che merita molto spazio. Ho scritto 20 volumi su questo tema. Per me cucinare significa prendermi cura di me stessa e della mia famiglia, sia dal punto di vista della salute che della felicità. Proprio come fa Adele. Poi c’è il piacere, il convivio, il divertimento... Per me è una passione, ma anche parte del mio lavoro, da 25 anni.
Qual è la peggiore infrazione alle buone maniere cui le sia mai capitato di assistere?
Ricorre spesso: le persone che invadono lo spazio altrui e prevaricano. Chi salta la coda, chi si avvicina troppo quando ti parla, chi ti bacia sulla guancia anche se non ti conosce, chi usa le parolacce senza pensare che a qualcuno danno fastidio (per non dire altro) chi parla solo lui o lei e non lascia spazio. Chi manda whatsapp a tutte le ore. Chi grida nel telefono, nei luoghi pubblici, come il treno. La gente entra nelle vite altrui senza permesso. E senza neanche farci caso. Lo trovo imbarazzante.
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