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Sabato 24 Gennaio 2026
«Scrivo true crime e fiabe, ma non è una contraddizione»
L’intervista Giancarlo De Cataldo è scrittore ed ex magistrato. A Como per il nuovo romanzo “Una storia sbagliata” e per parlare del libretto dell’opera per bambini “Piccolo orso e la montagna di ghiaccio”, che ha scritto
Giancarlo De Cataldo, una delle penne più note del crime italiano, sarà nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, oggi, alle 18, per presentare, il suo più recente libro: il romanzo “Una storia sbagliata” edito da Einaudi per la collana Stile libero. L’evento costituirà la primissima e ghiotta anteprima di Parolario 2026, che si intitola “Chi è stato? Scrittura, deduzione, algoritmi: da Agatha Christie all’Intelligenza Artificiale”. L’incontro è ad ingresso libero e sarà moderato da Sabrina Sigon.
La presenza dello scrittore, sceneggiatore, drammaturgo ed ex magistrato, conferma la collaborazione tra la massima sala comasca e Parolario. Del resto, De Cataldo è coinvolto come librettista nel progetto dell’opera civica per bambini “Piccolo Orso e la montagna di ghiaccio”, con le musiche di Giovanni Sollima, prodotta da AsLiCo.
De Cataldo, oggi al Sociale il pubblico potrà incontrarla nelle vesti di scrittore di polizieschi e di autore di fiabe...
Due ambiti più diversi si fa fatica ad immaginarli (ride). Molti mi chiedono il perché di questi interessi tanto lontani e io rispondo “perché no?”. Sono mondi differenti che mi attraggono ugualmente.
Il romanzo è ambientato negli anni ’70 che lei ha esplorato in tante storie.
“Una storia sbagliata” è ambientato a Roma tra il 1975 e il 1978. Il protagonista è un poliziotto coraggioso che indaga sul dilagare dell’eroina nella Capitale. Arriva a comprendere che non si tratta solo di un fenomeno legato alla criminalità, ma di un progetto più subdolo con il quale si vuole “spegnere” una generazione con tutte le sue rivendicazioni sociali e politiche.
Dicevamo gli anni Settanta...
L’epoca dei miei vent’anni, prima di tutto. Io ho vissuto quella stagione e posso parlarne per esperienza. In questo caso, ho studiato molto, proprio per indagare il fenomeno della epidemia di eroina che si diffuse sul finire del decennio. Nello scrivere, mi sono ricollegato ad un mio romanzo precedente che si intitola “L’agente del caos”. Anche in quel caso, la vicenda ruotava sulla strumentalizzazione delle droghe come strumento di contrasto alle trasformazioni sociali in atto.
Una prospettiva interessante ed inquietante, visto che oggi sembra proprio che quel “caos” profetizzato, sia in atto. Che ne pensa?
Il caos prova sempre ad affermarsi. Sta a noi, con le nostre conquiste di civiltà, lottare per fermarlo e ridimensionarlo. Certo è che, nella Storia, ogni qualvolta, come nei Settanta, si affermano stagioni di progresso e cambiamento, la violenza si manifesta, ogni volta, come per una reazione.
Da autore noto e affermato, come spiega il successo del genere crime in Italia?
Esiste, ormai da trent’anni, almeno, una scuola italiana del crime, di grande valore, con una prevalenza per il cosiddetto “cozy crime”, genere leggero e di minore crudezza. Vorrei però fare un’ulteriore distinzione.
C’è crime e crime?
Sì. Mi inserisco nel genere del “true crime” che indaga, attraverso la cronaca, la storia sociale e politica del nostro Paese. Poi c’è, purtroppo, quello che definirei “morbo crime”, la narrazione di programmi tv che alimentano, anche con scopi politici, paura e risentimento, nei confronti di alcune categorie, tra cui la magistratura.
Andiamo all’opera per bambini di cui si è innamorato già ai tempi di Acquaprofonda (il primo libretto di De Cataldo e prima opera civica di Opera Education Aslico, coprodotta con l’Opera di Roma e vincitrice del Premio Filippo Siebaneck ndr).
Il fiabesco mi ha sempre affascinato. Prima di scrivere libretti, inventavo storie per mio figlio, quando era bambino. Non mi aspettavo di caderci con tutti i piedi! Tutto merito di Sollima cui mi lega una collaborazione di poche parole e molti fatti.
Il tema è, ancora, quello ecologico...
Passiamo dal mare alla montagna. Lanciamo un messaggio di rispetto per la natura che deve essere tutelata e valorizzata. Questo non significa che l’uomo non possa viverla, ma senza superare il limite invalicabile.
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