Scurati e la libertà vissuta: «Basta stregoni della paura»
Il vincitore del premio Strega 2019 in libreria con “Storie di donne e di uomini in lotta per la democrazia”. Presentazione alla LiBooks. «Pertini il mio “campione” preferito, l’ho reso protagonista di un racconto»
Lettura 3 min.Cantù.
Il nuovo libro di Antonio Scurati racconta i “Campioni” della Democrazia. E sul presente, citando Michail Bachtin, sostiene che «non ha epica, non può averne, perché la grandezza, inevitabilmente, appartiene solo al passato».
Nel tempo dello scoramento e dello smarrimento, e cioè il nostro, di tempo – un tempo astratto, indecifrabile, confuso e rimestato dalla risacca di antiche passioni – esistono tuttavia e nonostante tutto, alcuni irriducibili fari di speranza. È questo il tema del nuovo romanzo di Antonio Scurati “Storie di donne e di uomini in lotta per la democrazia”, che ieri sera, grazie alla libreria LiBooks di Cantù, ha incontrato, online e colpito dall’influenza, i lettori comaschi e non.
Scurati rivela di aver voluto «scrivere un libro su persone che ammiro, su personaggi luminosi che in qualche modo hanno lasciato il segno nella Storia, costruendo o ampliando quei valori in cui noi ci riconosciamo. E anche se molti di loro in fondo hanno perduto la loro battaglia, pagando spesso con la morte, mi piace definirli “Campioni” della democrazia».
Il ruolo dell’intellettuale
E forse non è nemmeno un dettaglio irrilevante, il fatto che pur di prestarsi alle domande dei lettori, fosse influenzato. Non c’è nulla di eroico beninteso, ma c’è un compito e un ruolo e un dovere ben preciso che una persona è chiamata a svolgere. Questo ruolo è il ruolo dello scrittore o più in generale della letteratura.
«Un tempo credevo che i miei libri dovessero essere solo una specie di forma d’arte, magari anche fine a se stessa. Invecchiando, invece, si è fatta strada in me un’idea nuova e cioè che la letteratura è indissolubilmente legata alla pedagogia. La letteratura è una cosa democratica e non deve mai rinunciare a insegnare qualcosa».
Ammette che questa sua opinione, forse a tratti persino anacronistica, è senz’altro influenzata dal suo lavoro di insegnante, che continua a fare e ad amare. «Mi piace insegnare, mi piace stare con i giovani» e dopo una breve pausa si lascia andare «e anche in merito alle vicende delle ultime settimane... i ragazzi fanno bene, hanno ragione!« e pronuncia queste parole con tono liberatorio, in maiuscolo.
«A volte, mi accorgo che quando qualcuno mi critica, dopo un primo momento di stupore e di orgoglio ferito, mi dico che in fin dei conti... fanno bene! Anche io alla loro età mi sarei mandato a quel paese!»
La natura stessa del suo mestiere la recupera anche più tardi quando parla di come ha scelto i personaggi da raccontare. «Uno scrittore è un bracconiere» afferma «entra nel territorio altrui e ruba quello che gli serve. Così come Mussolini e il ventennio, ho studiato molto anche le vicende di questi “Campioni”, che per me sono come stelle fisse nel cielo, sono come la stella polare, perché ci guidano nella notte»..E tra queste stelle fisse, quando gli viene domandato delle elezioni in Brasile, su tutti ricorda Sandro Pertini. Scurati legge queste parole che ha incorniciato nel suo studio: «Non consentiremo alla libertà di uccidere la libertà. La democrazia è un lavoro lento, faticoso. Ci vuole pazienza. I giovani in futuro impareranno meglio e più di noi a vivere nella libertà».
«Ecco» prosegue «da tempo in Brasile, e non solo, la Destra esercita la propria libertà di non accettare i risultati elettorali. Le parole di Pertini risuonano proprio in occasioni come queste».
L’intuizione, tratta da una celebre intervista di Oriana Fallaci, è per Scurati un testamento politico e filosofico. È per questo che ha deciso di affidare al primo Presidente della Repubblica socialista il compito di aprire questa raccolta di racconti.
Sovranismi di ieri e di oggi
Scurati infine chiede scusa per la sua voce un po’ accartocciata, e avverte che sua figlia lo reclama per la favola della buonanotte. C’è solo il tempo per un ultimo ragionamento.
«Oltre alla violenza, la caratteristica principale del fascismo storico, dei suoi rigurgiti e dei sovranismi odierni, è quella di fare una politica della paura. Una politica che deriva da un’intuizione originaria di Mussolini, sciagurata ma molto potente. Mussolini veniva dal Partito socialista: da giovane era stato nell’ala più radicale, rivoluzionaria. Poi, quando venne espulso dal partito, passò all’interventismo. Ecco, Il Partito socialista era il partito della speranza. Il suo simbolo internazionale era il sol dell’avvenire: prometteva alle persone che se avessero lavorato, lottato e creduto, la vita dei loro figli sarebbe stata migliore della loro e quella dei nipoti ancora migliore di quella dei figli. E invece Mussolini capì che esisteva una sola passione politica – politica, non privata – più potente della speranza: la paura. Scommise tutto sulla paura e, ahimè, vinse la scommessa».
«Oggi, come allora» conclude Scurati «l’antagonista della paura è la speranza. Le forze democratiche, le forze progressiste, devono ritrovare la capacità di accendere la speranza nella gente, di riunire il popolo attorno alla speranza, oppure vinceranno, e continueranno a vincere, gli stregoni della paura».
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