L’addio alla Società Lariana: i battelli allo Stato
Storia Nel dopoguerra l’azienda che curava la navigazione si trovò in crisi per i danni subiti. Subentrò la gestione governativa. Rinnovata la flotta con le motonavi Volta e Manzoni
Lettura 3 min.Alla fine della seconda guerra mondiale, la “Società Lariana” ha in servizio 18 battelli piuttosto vecchi ed in mediocri condizioni. Parte della flotta è stata distrutta dagli eventi bellici che hanno colpito il lago, mentre l’azienda vive una grave crisi economica. Nel 1947 vengono demoliti i gloriosi piroscafi “Lombardia” e “Volta”, ridotti in rottami dai bombardamenti aerei al Pian di Spagna, mentre il “Lariano” ed il “Baradello” vengono recuperati nonostante le pessime condizioni dovute ai mitragliamenti. Nonostante la drammatica situazione economica, la “Lariana” compie ogni sforzo possibile per riportare in efficienza la flotta: ai piroscafi “Patria” e “Concordia” vengono installate nuove caldaie a nafta pesante in luogo delle vecchie a carbone, il piroscafo Baradello viene completamente rimesso a nuovo e dotato di un potente motore diesel in luogo della motrice a vapore, mentre i vecchi piroscafi “Lariano” e “Italia” vengono rimessi in esercizio.
La gestione commissariale
Negli anni del dopoguerra, il servizio di navigazione riprende con vigore: i passeggeri sono in aumento, ma la flotta rimane vecchia e lenta. Il problema del mancato rinnovamento della flotta diviene gradualmente irrisolvibile: la “Lariana” presenta al Ministero diversi piani straordinari per risanare la flotta, ma questi vengono ritenuti insufficienti. Nel 1950 si inizia a parlare dell’ipotesi di una gestione commissariale, prendendo esempio dai laghi Maggiore e di Garda, dove l’intervento dello Stato arriva già un anno prima. Il 31 dicembre dello stesso anno scade la concessione della “Lariana”, ma la società continua ad effettuare servizio, vedendosi i permessi rinnovati solo per pochi mesi. Felice Baragiola, presidente della “Società Lariana”, difende il proprio operato e quello dell’azienda dalle critiche del territorio e propone un nuovo piano di ammodernamento al Ministero che viene nuovamente bocciato. Dopo un periodo piuttosto travagliato, il 21 agosto 1952 il servizio della “Lariana” viene sospeso e subentra la “Gestione Commissariale Governativa”, guidata dall’ingegnere Ettore Parducci. Baragiola tenta di opporsi, invano. La maggior parte della flotta viene assorbita dallo Stato, che straordinariamente dimostra una vivacità degna della più attiva azienda privata.
Il 2 settembre 1952, dopo sole due settimane dall’insediamento della “Gestione Commissariale”, giunge a Como il “Varese” (poi ribattezzato “Verbano”), uno dei nuovi battelli destinati alla navigazione sul Lario. Tra il 1952 e il 1954 fanno seguito altre due motonavi da 190 passeggeri, gemelle della prima (“Lario” e “Benaco”), sei motoscafi da 115 passeggeri ognuno (“Alcione”, “Gabbiano”, “Falco”, “Rondine”, “Aquila”, “Nibbio”) e cinque motonavi da 360 passeggeri (“Narciso”, “Giglio”, “Dalia”, “Iris”, “Ninfea”). Le motonavi delle serie “Laghi”, “Uccelli” e “Fiori” vengono assemblate e varate a Como dopo essere trasportate via strada da Viareggio e Venezia ed entrano subito in servizio. Nel 1955 viene assemblata la motonave traghetto “Stelvio”, prima di tre unità che andranno ad effettuare servizio traghetto in centro lago, mentre nel 1956 vengono costruite a Dervio le motonavi gemelle “A. Manzoni” e “A. Volta”, così rapide, eleganti e confortevoli da essere soprannominate “Settebello del Lario”. In soli quattro anni, grazie all’intervento statale, la flotta della navigazione Lago di Como cambia completamente volto: con le nuove motonavi il servizio diviene sempre più efficiente, veloce e capillare.
Per dare i servizi di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como un assetto definitivo, alla “Gestione Commissariale”, avente carattere provvisorio, dal 18 luglio 1957 si sostituisce la “Gestione Governativa Navigazione Laghi”, che tutt’oggi gestisce il servizio di navigazione sui tre laghi maggiori italiani e che compirà 70 anni di vita nel 2027. Il rinnovamento della flotta continua negli anni seguenti grazie all’entrata in servizio delle due motonavi traghetto Spluga e Ghisello, mentre gradualmente i vecchi piroscafi a vapore vengono accantonati, venduti o demoliti. Il “Plinio”, il piroscafo più veloce della flotta, è uno di questi: dismesso nel 1963 e successivamente venduto, dopo diverse peripezie affonderà sul lago di Novate Mezzola nel 2010. Fortunatamente, i gemelli “Patria e “Concordia” vengono invece preservati e mantenuti in servizio.
L’impronta dello Stato
Con il piano di rinnovamento della flotta della “Gestione Commissariale”, divenuta poi “Gestione Governativa”, negli anni ‘60 la navigazione torna finalmente al passo con i tempi, a fianco del territorio e delle sue esigenze. Complice lo sviluppo della rete viaria e del diffondersi del trasporto su gomma, il trasporto merci su acqua (un tempo cruciale) sparisce gradualmente, così come i mezzi che lo avevano consentito fino ad allora. Il servizio di navigazione diventa sempre più turistico, con crociere e servizi di ristorazione dedicati a bordo delle motonavi “Volta”, “Manzoni” e dei piroscafi “Patria” e “Concordia”, mentre gli autoservizi rivieraschi minano la competitività per il trasporto pubblico sulle tratte più lunghe, a causa della lentezza dei battelli, che per quanto moderni non possono competere con i nuovi autobus. Solo nel 1964 ci sarà una svolta decisiva grazie all’avvento del “battello con le ali” che, grazie alla sua velocità, sarà in grado di offrire un’alternativa concreta al trasporto su gomma. Ma quello dell’aliscafo è tutto un altro capitolo.
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