Leggere gli horror per “fregare” l’estate

Social La moda del “Summerween” si diffonde e sempre più lettori scelgono storie in stile Halloween nei mesi caldi. Per molti si tratta di una risposta all’afa e all’inquietudine generata dagli eventi atmosferici estremi in tutto il mondo

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Il 4 settembre (ma anche il 4 luglio o il 4 agosto) Halloween è ancora lontano, eppure per una fetta sempre più ampia di lettori è già tempo di fantasmi, case infestate e storie dell’orrore. Si tratta di Summerween, l’usanza di celebrare Halloween in anticipo, tra atmosfere gotiche e letture inquietanti da fare quando fuori ci sono trenta gradi.

Il termine venne introdotto per la prima volta nel 2012 come titolo di un episodio dell’amatissima serie animata “Gravity Falls”, nel quale gli abitanti della cittadina decidevano di festeggiare Halloween in piena estate. È stato però solo a partire dagli anni Venti del Duemila che questo fenomeno è stato adottato da fan di tutto il mondo divenendo così mainstream.

Incendi, siccità e altri incubi

Oggi Summerween è diventato un fenomeno di BookTok, tra liste di lettura, maratone e challenge dedicate a horror, thriller, mystery e storie di fantasmi. Il suo successo è anche il riflesso di un rinnovato interesse per il genere, che sta raggiungendo un pubblico sempre più eterogeneo. Lettori che fino a pochi anni fa non si sarebbero avvicinati alla narrativa di genere leggono ora Julia Armfield, Mariana Enriquez o Grady Hendrix, mentre le case editrici hanno iniziato a presentare questi libri anche al di fuori dei tradizionali confini del genere, contribuendo a erodere almeno in parte il pregiudizio che per decenni ha considerato questa una letteratura minore rispetto alla fiction.

Ma perché sempre più persone leggono horror? E perché proprio durante l’estate? Da una parte c’è chi odia questa stagione e trova nel brivido della paura una forma di sollievo dal caldo. Dall’altra c’è un elemento meno immediato ma altrettanto rilevante ossia che il nostro rapporto con questa stagione sta cambiando.

Da sempre, la luce accecante e lo svuotarsi delle città alimentano un immaginario della bella stagione più inquietante, tanto quanto l’idea di libertà, il richiamo di amori effimeri, le giornate che si allungano ne alimentano uno più felice. Oggi, in molte parti del mondo, il caldo estremo rende sempre più difficile svolgere qualunque attività: stare all’aperto, muoversi, lavorare e persino abitare le ore centrali della giornata. Ci si rifugia in casa, davanti a un condizionatore acceso, per chi può permetterselo, mentre eventi metereologici fuori scala, incendi e siccità mettono a repentaglio la salute del nostro pianeta e la nostra – fisica e psicologica. L’estate, insomma, non è più il momento in cui si esce di più, sempre più spesso è quello in cui si cerca riparo dal mondo esterno.

Non è così strano, dunque, che proprio l’estate sia diventata terreno fertile in cui coltivare l’inquietudine. In questo senso le possibilità che il gotico e l’horror offrono di raccontare il presente, prendendone allo stesso tempo le distanze, sono una delle ragioni della loro fortuna.

Combattere le paure capendole

Questo genere di racconti ci permette di rendere concreto ciò che nella realtà è percepito come un pericolo intangibile e sul quale non abbiamo potere. La paura si trasforma così in una forma di conoscenza, di anticipazione di quello che potrebbe succedere. Abbiamo infatti sempre più familiarità con l’idea che qualcosa possa andare storto, ma sempre meno capacità di immaginare che quel qualcosa possa finire. Guerre, crisi economiche, cambiamento climatico e trasformazioni tecnologiche hanno reso l’avvenire qualcosa da osservare più con preoccupazione che con fiducia. L’horror, da questo punto di vista, è il genere che meglio sa raccontare l’attesa di una minaccia, quella sensazione che qualcosa stia per accadere e che non sia possibile tornare davvero alla normalità. Ci permette di osservarci da vicino, restando al sicuro. Ci aiuta anche a fare le prove generali, a tenerci sull’attenti, a sentirci preparati alla precarietà del presente. Leggiamo questi libri sapendo che possiamo sempre chiuderli e confinarvi dentro il mostro.

E così Summerween diventa qualcosa di più di un Halloween anticipato o di un’estetica da social network. È il piccolo segnale di un rapporto con la paura che sta cambiando perché non aspettiamo più necessariamente che arrivi ottobre per cercarla. Stiamo imparando che la paura non è soltanto qualcosa da cui difenderci, a volte è anche qualcosa che abbiamo bisogno di attraversare e farlo con un libro fra le mani è sicuramente meglio.

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