Tra Brianza e Highlands, la lingua delle fate è ovunque la stessa
L’anteprima Approda in Italia una raccolta britannica di inquietanti storie sulle creature magiche del folklore. Miti rurali e ambigui, presenti anche nelle nostre zone
Dal folklore lombardo ai miti celtici, fino alle pagine rare della British Library: “Fearsome Fairies - inquietanti storie di fate” raccoglie racconti di Machen, James, Riddell e Carter, dove il Piccolo Popolo non è mai innocuo e la natura diventa teatro di mistero e incanto.
Un filo invisibile
C’è un filo invisibile che unisce le foreste brumose della Brianza ai pascoli nebbiosi d’Irlanda o alle brughiere scozzesi: quello delle storie che parlano di creature che stanno proprio oltre il confine del visibile.
Per i contadini lombardi, fino a un secolo fa, boschi, ruscelli e prati non erano semplici elementi del paesaggio agricolo, ma luoghi in cui il mistero poteva manifestarsi sotto forma di presenze imprevedibili e sovrannaturali. Queste credenze, spesso nate dall’esperienza quotidiana a contatto con la natura e con i cicli stagionali, risuonano sorprendentemente nelle antiche tradizioni popolari di Irlanda e Scozia, dove le fate e gli spiriti del “Piccolo Popolo” popolano ancora leggende, ballate e racconti tramandati da generazioni.
In Lombardia la primavera è stata tradizionalmente un periodo ricchissimo di riti popolari agricoli, feste stagionali e usanze propiziatorie legate alla fertilità dei campi, alla fine dell’inverno e al ritorno della luce. Molte di queste tradizioni hanno radici molto antiche, talvolta pre-cristiane, legate ai tre elementi chiave dei riti primaverili: il fuoco per scacciare l’inverno e purificare la terra, l’acqua per la fertilità e la protezione dei raccolti, i boschi e le colline come punti liminali tra mondo umano e soprannaturale, dove spiriti e fate agivano secondo le credenze popolari. Molti di questi riti ricordano direttamente celebrazioni celtiche come quella di Beltane - il giorno che segna l’inizio della stagione estiva e il passaggio alla metà luminosa dell’anno - ma reinterpretate secondo il contesto cristiano e contadino lombardo.
Fino a pochi decenni fa le popolazioni rurali avevano un calendario scandito da riti primaverili, falò rituali, processioni nei campi e antichi detti sul tempo e sui raccolti. Ogni gesto contava: la rugiada del primo maggio era salutata come una benedizione, le streghe e i folletti domestici - i baghin o sciurì - dovevano essere rispettati per non attirare sventure, e le acque dei laghi prealpini erano considerate dimore di spiriti femminili che potevano sedurre o punire i pescatori. Nel folklore brianzolo compaiono figure di omini selvatici, spiriti dei boschi o creature montane che vivono lontano dagli uomini (si pensi al fascino esercitato da un luogo come il Monte Barro), nelle tradizioni celtiche esistono spiriti naturali e creature selvatiche simili, come i Brownie o i Púca, esseri che abitano foreste, colline o grotte.
Se ci si sposta in Irlanda o in Scozia, il quadro non cambia poi così tanto. Qui, tra brughiere e vallate brumose, le comunità rurali celebravano Beltane con fuochi che purificavano i campi, cantavano canti propiziatori e temevano gli spiriti delle acque e delle foreste, gli Aos Sí o le Bean Nighe, figure femminili che regolavano la sorte degli uomini. Tra laghi e ruscelli, tra boschi e torri abbandonate, le storie di folletti, fate e spiriti sembrano sussurrare un linguaggio antico comune, fatto di superstizione, natura e magia, dove il confine tra realtà e sovrannaturale è sempre sottile. Considerate forze ambivalenti in molte culture contadine le fate potevano benedire i raccolti o trascinare un pastore nei boschi, così come negli antichi racconti lombardi gli spiriti d’acqua potevano rapire viandanti o proteggere chi mostrava loro rispetto.
Protagoniste di racconti gotici
Esseri dalla natura ambigua, quindi, capaci di aiutare o punire, di incantare e di terrorizzare, specchiando nei loro comportamenti le antiche paure e speranze dei popoli rurali. Questo doppio aspetto trova un perfetto corrispondente nelle storie raccolte nel volume “Fearsome Fairies – Inquietanti storie di fate”, in uscita a fine marzo 2026 per Giunti Editore all’interno della nuova collana intitolata “Gilded Nightmares”.
Originariamente pubblicata nel Regno Unito dalla British Library la collana è composta da una serie di eleganti volumi cartonati dedicati a racconti gotici, weird e soprannaturali, spesso recuperati da periodici o autori classici poco ristampati. “Fearsome Fairies – Inquietanti storie di fate” è uno dei primi titoli tradotti per il mercato italiano. La raccolta, curata da Elizabeth Dearnley e tradotta da Tiziana Lo Porto, riunisce dodici racconti inediti o raramente antologizzati, accompagnati anche da una preziosa appendice dedicata alle celebri fotografie delle fate di Cottingley raccolte da Arthur Conan Doyle.
Quello che emerge fin dalle prime pagine è come gli scrittori qui presenti - figure fondamentali del fantastico e del genere Weird - abbiano saputo trasformare la tradizione orale e popolare del “Piccolo Popolo” in narrazioni capaci di far riaffiorare timori, desideri e ambiguità ancestrali. Tra i grandi nomi presenti ci sono Arthur Machen e M.R. James, due maestri nel far emergere l’ignoto dal quotidiano. Machen, celebre per la sua capacità di insinuare inquietudine nelle pieghe del paesaggio e della leggenda, interpreta le creature fatate non come esseri giocosi, ma come presenze altre, antiche e potenzialmente pericolose. James, da parte sua, è noto per le sue ghost story che intrecciano folklore, superstizione e misticismo con una grazia sottile ma disturbante - rendendo perfetto il suo approccio al tema del sovrannaturale folk.
Accanto a loro troviamo Charlotte Riddell, autrice vittoriana le cui storie spesso giocano sul contrasto tra la vita quotidiana e il perturbante, e Angela Carter, celebre per aver riscritto e decostruito le tradizioni fiabesche per rivelarne la radicale ambiguità e la forza simbolica. Questi autori, anche se di epoche diverse, condividono un tratto: sanno dare voce alla parte più oscura e inquietante delle creature fatate, traducendo in parole ciò che nelle storie popolari era solo sussurrato attorno ai falò primaverili o nei campi dopo il tramonto.
Una memoria collettiva europea
Leggendo le pagine di “Fearsome Fairies”, il lettore percepisce come quelle storie popolari di fate e spiriti, vissute un tempo nelle campagne e nei boschi europei, siano state trasformate in letteratura. È come se l’antica saggezza contadina – che vedeva negli alberi, nei ruscelli e nei cerchi di funghi punti di attraversamento tra il mondo umano e quello invisibile - trovasse finalmente una forma narrativa capace di restituire tutta la sua potenza evocativa. Ribadendo ancora una volta l’idea del folklore come ponte tra mondi diversi.
Nel confrontare le tradizioni rurali lombarde con quelle irlandesi e scozzesi, emerge una continuità sorprendente: le fate non sono solo figure da fiaba, ma simboli di un rapporto antico tra uomo e natura, tra razionalità e incanto, tra paura e meraviglia. Così, “Fearsome Fairies” non offre solo dodici racconti affascinanti, ma anche uno specchio letterario in cui si riflette una memoria collettiva dell’Europa rurale, fatta di miti, leggende e presenze che non smettono di parlare al nostro immaginario.
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