Turandot, un successo la prima al Sociale: applausi a scena aperta e pubblico entusiasta

Opera lirica Sul palco un allestimento tetro dominato solo dal pallore lunare. Apprezzatissima questa interpretazione del melodramma lasciato incompiuto da Puccini e in particolare il tenore Roberto Aronica

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Como

La Pechino “dei tempi delle favole” trasformata, secondo una scelta registica coerente, in un luogo spettrale, dominato dalla pallida luce della luna. Un luogo dove la morte imperversa e il lieto fine non è previsto. È questa l’atmosfera cupa e onirica che ha caratterizzato, in gran parte, la messinscena di “Turandot” l’opera di Puccini proposta, ieri sera, in un Teatro Sociale di Como parato a festa, in occasione della Prima della Stagione “Volt” 2026/2027.

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Coristi come morti viventi

Sfruttando come opportunità la richiesta di rappresentare il melodramma nella sua forma incompleta, senza il finale, aggiunto dopo la morte di Puccini, il regista, scenografo e costumista Nadir Dal Grande ha rinunciato alle sovrastrutture esotiche e favolose della tradizione.

In più, data l’interruzione al terzo atto, dopo il funerale di Liù, proprio questo personaggio, già molto amato, ha ottenuto un risalto particolare, figura pura, portatrice di speranza nel buio di un mondo raggelato dal potere, dove lo stesso coro avanza sul palco e intorno ai protagonisti in vesti stracciate e con movimenti scattosi tanto da far sembrare i coristi qualcosa a metà tra fantasmi e morti viventi.

Dal Grande e il suo team under 35, in cui figura la brava light designer Jenny Cappelloni, ha portato risalto e originalità anche ad altri personaggi come i tre ministri Ping, Pang e Pong (Paolo Ingrasciotta, Giulio Putrino e Giacomo Leone), che emergono dalla scena in ruoli per nulla stereotipati. Su tutto e tutti domina un volto bianco che getta sulla scena una luce iridescente e inquietante, nel cui chiaroscuro prendono corpo le voci della fiaba tragica.

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Il potere e le sue storture

Lo spettacolo, che andrà in scena anche domani, alle 20 (info e bigliettisul sito teatrosocialecomo.it), ha convinto anche dal punto di vista musicale. La direzione elegante del Maestro Alessandro D’Agostini ha guidato senza incertezze l’orchestra I pomeriggi musicali e il valido cast vocale. Per quanto riguarda le voci, Caterina Meldolesi era l’implacabile Turandot dal cuore di ghiaccio. Calaf era Roberto Aronica (che ieri sera sulle note del “Nessun dorma” ha strappato al pubblico un applauso entusiasta e a scena aperta), mentre Liù è Songha Lee.

Da non dimenticare la prova del Coro OperaLombardia, diretto da Riccardo Bianchi e il Coro delle voci bianche del Teatro Sociale, diretto da Davide Dell’Oca. Il ricco cast ha offerto una bella prova, applaudita dal pubblico colpito dalla riflessione sul potere e le sue storture, oltre che dalla vicenda d’ amore.

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