“Minuto mantenimento”, workshop artistico in carcere con i detenuti aperto al pubblico: «Così si crea comunità»
Il progetto al Bassone Dopo un percorso sul tema del lavoro costituito da un incontro alla settimana per un anno con uomini e donne detenuti, a settembre l’invito si apre anche alla cittadinanza in due date il 19 e 26 settembre
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Como
Con “Minuto Mantenimento” la cultura torna nel carcere del Bassone. Il progetto, un laboratorio ideato dall’artista Marzia Migliora e dalla filosofa Elisa Fulco e promosso da Fondazione Como Arte Ets, con la collaborazione di Soroptimist e il supporto della Fondazione provinciale della Comunità comasca e del Comune di Como, si è svolto dall’autunno scorso e fino a quest’estate, con incontri settimanali. Il progetto di Como Arte Ets varca le porte del Bassone per il terzo anno consecutivo, tra le novità di questa edizione - presentata da Roberta Galati, direttrice della casa circondariale di Como, Chiara Anzani per Como Arte e Francesco Pizzagalli presidente di Comunità Comasca - c’è la partecipazione agli incontri del workshop di un gruppo misto di detenuti, provenienti da tutte e tre le sezioni del carcere (donne, uomini e transgender).
Per partecipare al workshop al Bassone il 19 e 26 settembre scrivere a [email protected]
Quindici in tutto le persone coinvolte quest’anno che in due date, il 19 e il 26 settembre, accompagneranno i cittadini che vorranno prendere parte attivamente al workshop per “costruire” la propria “tuta del mestiere di vivere” (con registrazione obbligatoria e invio del proprio documento per l’accesso all’istituto; info e richiesta di accesso all’Istituto scrivendo [email protected])
Riscoprirsi grazie al lavoro
Al centro del progetto infatti, tra letture, approfondimenti e riflessioni guidate, c’è il tema del lavoro. «Iniziative come queste - ha detto la direttrice del Bassone Galati presentando il progetto - consentono ai detenuti una seconda chance e un reale reinserimento nella società, portando il carcere a essere una parte integrante della comunità. Invito enti pubblici e privati e tutti i cittadini ad aiutarci ad aiutare i detenuti a costruire percorsi di cambiamento insieme: così si abbattono i pregiudizi su chi è in carcere e soprattutto si evita la recidiva, che purtroppo ha una percentuale alta, soprattutto quando non c’è appartenenza a una comunità». E l’arte può fare molto in questo senso, come dimostrano alcune storie: «Questo è il nostro terzo anno di collaborazione con il carcere - ha spiegato Anzani - e proprio nei giorni scorsi una detenuta che ha partecipato ai nostri progetti ha iniziato a lavorare all’interno di un percorso in collaborazione con il Comune. Come Como Arte crediamo che la cultura possa produrre un cambiamento e che sia un diritto di tutti, oltre che una pratica di cittadinanza attiva anche in carcere, che di fatto altro non è che un quartiere della città e anche piuttosto popoloso».
Il supporto nella quotidianità
«Servono lavatrici, altrimenti si devono usare le docce. Le acquisteremo con l’aiuto della Comunità Comasca»
Gli incontri settimanali con il gruppo di detenuti si sono svolti consecutivamente per un intero anno fino a luglio. Fondamentale in questo lungo periodo di tempo il sostegno delle volontarie di Soroptimist e della Comunità Comasca, tramite il progetto WeCare, che sostiene economicamente progetti artistici all’interno della casa circondariale ma offre supporto anche nell’acquisto di beni necessari a rendere più umana la vita all’interno del Bassone. «Per esempio, grazie a questo progetto acquisteremo undici lavatrici, collocate in spazi appositi adibiti a lavanderia in ciascuna delle sei sezioni, che permetteranno ai detenuti di lavare i propri indumenti - ha spiegato Galati - Ad oggi solo chi ha permessi premio o lavora all’esterno può farlo, gli altri usano le docce. Sono cose quotidiane che a noi sembrano piccole, ma che per i detenuti sono grandi e non sempre facili da realizzare. A questo serve il rapporto con la comunità, che si costruisce proprio con progetti come questo: conoscersi e capire più profondamente i reali bisogni».
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