Diogene / Como città
Mercoledì 21 Gennaio 2026
Esercizi di umanità al Bassone
Carcere Nata in India negli anni ’50, la disciplina dello yoga della risata è arrivata anche tra i detenuti. Non servono nè attrezzi nè tappetini: «Giocando e ridendo, si crea uno spazio di libertà e di non-giudizio»
Anche in carcere si può ridere. Anzi, ogni martedì alle 14, nella sala polifunzionale del Bassone, ridere è un vero e proprio compito. Lo si fa durante i momenti di gioco e di relazione che rientrano nella disciplina dello “yoga della risata”.
«Siamo noi che scegliamo di ridere, ed è questo che ci rende liberi»
Nata nel 1955 in India, questa pratica è entrata dai cancelli del Bassone grazie a Viviana Alberti, health coach e volontaria: «Lo yoga della risata (ydr) è basato sul movimento del corpo e sulle dinamiche di gioco, che promuovono la risata e ci permettono di creare un ambiente senza giudizio – spiega la coach -. Bastano 10 minuti di risata per produrre effetti positivi a livello biochimico». Ma soprattutto, «il cervello non sa distinguere una risata spontanea da una risata auto-indotta».
In ogni sessione di yoga della risata ci si mette in cerchio, perché «guardandosi negli occhi si attivano i neuroni a specchio». Si inizia sempre dando un feedback della settimana appena passata. Due pollici in su? Molto bene. Pollici orizzontali? Così così. Poi, si sciolgono i muscoli del viso e parte il “clapping”, ossia il battito delle mani, combinato con delle sequenze di “ho ho ha ha ha”.
Giochi e sfide in cerchio per creare un ambiente senza giudizi o etichette
Mentre Viviana conduce la sessione, racconta che «le prime volte si è più timidi e rigidi nei movimenti. Ma poi ci si scioglie». Tra i giochi proposti, c’è una specie di passaparola laterale, una morra cinese di gruppo e una “patata bollente” che si fa battendo le mani sul ritmo di una canzoncina. Impossibile non ridere, normalissimo competere, anche perché ci vogliono ritmo e coordinazione per vincere.
Visto da dentro, il cerchio del martedì pomeriggio è fatto di persone con le età e le storie più diverse, tutte accomunate dalla stessa quotidianità: lunghi corridoi, odore di sigaretta, “domandine” da compilare e “concellini” con cui condividere spazi e frustrazioni. Non tutti sono del Comasco, anzi: chi è stato trasferito da altri istituti racconta che di Como ha visto solo il carcere. Si chiede come sia lo stadio, o il lungolago, perché dalle finestre del Bassone si vedono solo gli alberi delle colline circostanti. Al di là della routine sonno-cibo-percorso trattamentale, ogni attività ricreativa come lo ydr è un’occasione per rafforzare ciò che Viviana chiama «interconnessione». «La risata unisce in tutti i contesti – continua -, ma in carcere è ancora più preziosa, perché siamo noi che scegliamo di ridere, e questo ci rende liberi».
Insomma, al Bassone, la risata è a modo suo un’evasione spirituale. Non a caso, alla fine della sessione, la coach chiede a ciascuno di scegliere una parola. E si sente: serenità, libertà, riflessione, spensieratezza. «Nei momenti in cui non c’è il progetto – continua Viviana – si riportano in cella quei piccoli meccanismi imparati qui».
Per qualcuno, lo yoga della risata è uno spazio di decompressione da tutti i pensieri che si sono impilati durante la settimana. Forse, ancor di più, quell’oretta passata insieme è un momento per guardare a se stessi come semplici uomini (o ragazzi), e non come un elenco di reati. Viviana non l’ha mai nascosto: «L’etichetta più pesante ce la diamo noi. Qui però mostriamo che si può fare un passo diverso, scegliere di abbandonare alcuni comportamenti e decidere di essere qualcun altro». Sulla soglia di questo 2026, i partecipanti chiudono la sessione augurandosi un anno migliore. Per alcuni di loro, questo sarà l’anno del ritorno a casa. Per altri, saranno 365 giornate di cammino, non sempre facile, ma con uno strumento in più.
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