«I suoni? Li immaginavo grazie alle vibrazioni»

«I suoni? Li immaginavo grazie alle vibrazioni»
Laura Parodi

«Fortunatamente non ho mai subito discriminazioni. Però da giovane soffrivo in silenzio nel vedere le altre che si dicevano i loro segreti nelle orecchie e ascoltavano le canzoni». Laura Parodi è un’educatrice professionale alla scuola primaria e secondaria. Vent’anni fa si è sottoposta a un intervento per un impianto cocleare all’orecchio sinistro che le ha permesso di distinguire i suoni, sentire al telefono, conversare senza piu sobbarcarsi delle fatiche della lettura labiale. «È stato bello per me riconoscere il pianto dei miei bambini, le loro prime parole. Ma non sono mai stata soffocata dal silenzio o meglio non dal silenzio carico di oppressione o di tristezza che a volte gli udenti sperimentano. Da ragazzina i suoni che non udivo li immaginavo aiutandomi con la percezione corporea e visiva. Mio fratello appoggiava la mia mano sulla sua chitarra per farmi sentire le vibrazioni, così come quando salivo sul pianoforte a coda riuscivo a sentire i suoni con il corpo. Io credo che una persona quando ha un deficit adotti delle strategie di compensazione, e che la mancanza di udito mi abbia dato forse qualcosa in più: sono sempre stata una profonda osservatrice». Un ruolo cruciale l’ha giocato la riabilitazione: «Grazie ai protocolli riabilitativi, a un’adeguata protesizzazione e alla rieducazione logopedica ho acquisito una buona competenza linguistica attraverso una rieducazione oralista che non si fermava solo all’acquisizione dei fonemi. Da bambina ho fatto teatro e musicoterapia che mi hanno permesso di dar voce ai miei sentimenti e ad esprimermi». «Mi sono laureata a pieni voti e con la lode, per me fu una grande soddisfazione . L’ultimo anno di università decisi di sottopormi all’impianto cocleare e per me fu una svolta. Forse senza l’impianto non potrei fare il lavoro che amo fare. Dal 2012 poi sono felicemente mamma di due gemelli udenti. La sordità che mi ha toccato così da vicino per me non è stata solo un handicap, è stata anche la situazione che mi ha permesso di affrontare alcune tematiche che ho incontrato nel corso dei miei studi come la comunicazione e il processo di integrazione con una sensibilità particolare».
L.Mos.

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