Il giramondo a servizio dei grandi eventi

La storia Un comasco dentro alla macchina dei volontari che fanno funzionare le Olimpiadi, l’Expo e la Fifa

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I grandi eventi globali , che si tratti di gare sportive o di fiere, sono enormi macchine organizzative dietro le quali ogni persona coinvolta mette in pratica competenze iper specifiche ed essenziali. Dalla gestione dei flussi di pubblico alla gestione dei trasporti, dall’urbanistica alla sicurezza, dalla logistica al marketng: pezzi di un puzzle che in più di dieci anni di esperienza Sydney Isahia Lukee, giovane comasco di 3 anni appassionato di queste multiformi e giganti macchine organizzative, ha sperimentato da volontario.

La possibilità di vivere tante vite

I grandi eventi internazionali gli hanno permesso di vivere decine di vite diverse: elettricista, educatore nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e esperto di logistica. Tutto per lui inizia nel 2012, alle Olimpiadi di Londra. Sydney viene a conoscenza del mondo dietro quello che viene mostrato sui giornali e in televisione grazie ad alcuni parenti coinvolti nell’organizzazione. I loro racconti lo intrigano, ma le candidature per diventare volontario sono chiuse: occorre aspettare.

Poi l’occasione si ripresenta nel 2014: Sydney si candida volontario per i Giochi Olimpici invernali e parte alla volta di Sochi, nella Russia meridionale e sulle rive del Mar Nero. «Ho un ricordo bellissimo di quella prima esperienza - racconta - Ho stretto legami che mi hanno permesso negli ultimi anni di capire più cose: ho visto amicizie spaccarsi dopo la guerra contro l’Ucraina, famiglie distrutte, persone che scelgono di tenersi lontane dai notiziari per non litigare».

Dal 2014 non si ferma più e nel 2015 è la volta di andare in Canada, per seguire i Giochi Panamericani (la terza manifestazione sportiva al mondo per numero di nazioni partecipanti, dopo le Olimpiadi e i Giochi Asiatici) grazie al contatto di alcune persone conosciute l’anno prima in Russia. Ma il 2015 è anche l’anno dell’Expo a Milano e della candidatura per le Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro. Sono anni di aerei presi e di lunghi viaggi che aprono a possibilità di vita prima sconosciute. L’esperienza da volontario cambia anche il suo approccio al turismo: «Quando uno viaggia si accorge che può rientrare in una di due scatole: il turista circondato da altri turisti e l’esploratore che viaggia da solo. Io però muovendomi per queste esperienze da volontario non mi sentivo a mio agio in nessuna delle due scatole: volevo scoprire da solo, sì, ma volevo farlo in modo sostenibile, immergendomi nella vita delle persone». Le Olimpiadi di Rio soddisfano questa richiesta e lo costringono a capire come muoversi ogni giorno dall’appartamento dove gli viene permesso di risiedere e il suo luogo di lavoro: per un mese Sydney vive insieme alle persone del posto e ne assorbe punti di vista e quotidianità.

Un sogno che prende forma

Intanto una lampadina si accende in lui: capisce che di questi grandi eventi internazionali non gli piace solo l’incontro con l’altro, ma che è la macchina organizzativa stessa a interessarlo. Nasce un sogno. Nel 2017 rifà le valige: ora tocca di nuovo all’Expo, questa volta in Kazakistan. «In tutto questo tempo io studiavo ingegneria elettrica al Politecnico di Milano - continua Sydney - Stavo capendo sempre meglio cosa avrei voluto fare nella mia vita e anche le mie candidature da volontario si sono fatte più specifiche: dal primo ruolo di gestione del villaggio olimpico in Russia, mi sono spostato verso la gestione dei flussi di persone, quindi all’organizzazione della mobilità di scolaresche e gruppi più grandi, a Rio invece ho gestito gli accrediti in aeroporto, dovevo parlare più lingue, inglese, spagnolo, portoghese e italiano e incontravo tantissime personalità delle istituzioni. Ho tenuto tra le mani il passaporto di Justin Bieber, per esempio». Poi nel 2018, quando torna in Russia per il campionato mondiale di calcio, Sydney inizia a occuparsi anche di informatica e di sostegno ai media, giornalisti e fotografi. Un’esperienza che gli permette di stare a bordo campo e dentro alle sale stampa.

I ruoli legati agli aspetti informatici della macchina organizzativa diventano i suoi preferiti e si accordano anche alla carriera intrapresa nel frattempo, una volta finiti gli studi. Poi il Covid, una pausa nel mondo che costringe anche lui a mettere da parte per un po’ il passaporto. Non la valigia però: è il momento di riscoprire luoghi più vicini. Nel 2023 l’E-Prix di Roma e poi a Maribor, in Slovenia, il festival olimpico estivo della gioventù europea. Poi il passaporto torna utile: Sydney parte per Santiago per i Giochi Panamericani, dove segue il team di anti-doping. La candidatura per le Olimpiadi di Parigi invece fallisce ma nel 2024 da semplice volontario diventa team leader per l’E-prix di Milano e da lì alle Olimpiadi di Milano Cortina di quest’anno si interpongono giusto i giochi universitari invernali di Torino e e poi quelli dell’area Reno-Rhur. «L’ultimo evento a cui ho partecipato, quest’estate, sono stati i Giochi del Mediterraneo: ormai la mia valigia di esperienze sul campo è bella piena e il sogno ha preso forma: finora ho frequentato questi eventi globali in ferie, da volontario, ma spero presto di poter lavorare nel management di occasioni come queste, che dal 2012 a oggi non hanno mai smesso di affascinarmi. Non vedo l’ora di fare di questa passione il mio lavoro».

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