«Persi papà all’hospice, ora suono qui»
La storia Fabio Conistabile organizza momenti musicali per dare sollievo ai pazienti ospiti al San Martino
Lettura 2 min.Il suono dell’arpa per dare sollievo ai malati.
Fabio Conistabile, in arte Fabius Constable, è un musicista e compositore comasco, cavaliere della Repubblica, che da anni si spende come volontario al San Martino, per il prezioso centro dedicato alle cure palliative offerto dall’Asst Lariana. Armato di arpa, le sue delicate e appassionate note valgono quanto una terapia, rasserenano e alleviano le sofferenze a chi è giunto alla fine della vita.
«A fine mese abbiamo festeggiato insieme a familiari e operatori la giornata del sollievo – racconta il musicista – medici e infermieri, ogni giorno instancabili in prima fila, hanno preso parte in abiti civili, senza camici bianchi, è stato bello. Oltre a me e alla mia orchestra erano presenti due cantautori, anche loro toccati da un recente lutto. Con Cristiano e Diego abbiamo suonato insieme un inno scritto e dedicato appositamente per l’hospice. E’ una canzone che ci ha regalato un paziente, poco prima di salire in cielo, qualche mese fa. Ci siamo ripromessi di mettere il componimento in musica e di proporre la canzone per i prossimi eventi».
Perso il papà al San Martino Constable regala musica ai pazienti come forma di conforto da circa sei anni. Proprio da quando ha ricevuto un premio speciale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Mi ha nominato a sorpresa cavaliere perché ho promosso la cultura italiana nel mondo – racconta l’arpista – io suono ormai da 25 anni, all’epoca ero in Cina al lavoro con la televisione nazionale. Anche se non volevo sono stato spinto a esibirmi anche in Giappone, terra della quale poi mi sono innamorato e dove ho suonato ad oltre 200 concerti e spettacoli. Là, a Hiroshima, ho portato la mia arpa anche nell’ospedale costruito subito dopo il dramma della bomba atomica. Un centro che ancora oggi cura qualche superstite, ma anche i figli e i nipoti che portano purtroppo i segni e le malformazioni di quel disastro. Ricevuta la nomina da Mattarella non ho mai capito chi abbia suggerito il mio nome al capo dello Stato. In genere qualche autorità propone una rosa di personaggi, qualche volto noto, qualche storia meritevole, io non ho mai scoperto chi abbia regalato a me questo onore».
L’impegno per la diffusione della cultura italiana nel mondo messo in campo dall’arpista non è secondo alla passione regalata alle persone che soffrono. L’arpa, la musica, possono davvero essere in qualche misura degli strumenti curativi. «Ci sono dei momenti armonici, ritmici, che hanno un influsso a livello neurologico – spiega il musicista – ed è vero, la musica può fare bene, anche se quasi sempre il pubblico non se ne accorge. Alcuni accordi possono essere pensati per rilassare, per ridurre l’ansia, per respirare meglio».
Quando un’arpa risuona in corsia, nel corpo succede qualcosa di misurabile, racconta Constabile.
Il timbro dell’arpa celtica, ricco di armoniche superiori e privo di attacchi percussivi, agisce sul sistema nervoso autonomo in modo che pochi altri strumenti possono replicare. Ritmi lenti, sotto i sessanta battiti al minuto, stimolano il nervo vago, il grande regolatore della risposta parasimpatica: la frequenza cardiaca scende, il cortisolo si abbassa, la pressione arteriosa si stabilizza. Non in ore, ma in un quarto d’ora di ascolto. Gli effetti documentati dalla ricerca clinica sono concreti e replicabili: riduzione dell’ansia pre operatoria paragonabile in alcuni studi a quella prodotta da specifici medicinali, calo del dolore percepito. In pazienti oncologici e in cure palliative, la musica lieve riduce il cortisolo salivare e, fatto forse ancora più significativo, attenua l’isolamento, aumenta la comunicazione tra i malati e le loro famiglie. Non possono fare miracoli, questo è chiaro, ma di certo queste note ancor più prodotte da uno strumento come l’arpa sono un regalo di non secondaria importanza. E quando a suonare non è solo uno strumento, ma è un ensemble composto da diversi strumentisti, questo campo sonoro diventa tridimensionale, avvolgente, fisicamente presente nello spazio della stanza. Una musica artistica e clinica. Non tutti gli strumenti sono equivalenti in un contesto clinico, l’arpa celtica ha caratteristiche fisiche e acustiche
che la rendono particolarmente adatta ad accarezzare le orecchie di persone fragili.
L’attesa, il tono dell’umore, la qualità del sonno e il dolore durante la veglia. Riuscire a rilassarsi giunti all’hospice è importante, il centro per le cure palliative garantisce un percorso umano prezioso, affatto scontato, che merita una attenzione sensibile. E che dentro al silenzioso parco del San Martino, dimenticato da buona parte della frenetica città, accanto ai pazienti dell’hospice risuoni l’eco gentile di un arpa, è un piccolo segnale donato a quelle persone che si preparano a fare un grande passo.
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